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Xiaomi al contrattacco, causa agli USA per annullare il divieto agli investimenti

Tra gli ultimi atti della presidenza di Trump troviamo la decisione di inserire Xiaomi in una blacklist che bolla l’azienda come vicina all’esercito cinese. Questo accostamento, negato con forza dal produttore di smartphone ed elettronica di consumo, impone agli investitori statunitensi di cedere le partecipazioni nella società cinese entro l’11 novembre.

Questa mossa, di carattere differente rispetto a quella che ha portato gli smartphone Huawei a perdere i servizi Google, rappresenta comunque un problema per Xiaomi, sia d’immagine che di business. Ed è per questi motivi che Xiaomi ha depositato una denuncia contro i dipartimenti della Difesa e del Tesoro statunitensi per uscire dalla blacklist. Secondo l’azienda la decisione è “illegale e incostituzionale“.

Xiaomi ribadisce con forza di non avere legami con le forze armate cinesi e afferma che il blocco degli investimenti potrebbe portare “danni immediati e irreparabili” sul fronte economico, dato che un numero sostanziale di azionisti è statunitense – tre dei suoi azionisti più importanti sono i gruppi di investimento statunitensi BlackRock, Vanguard Group e State Street, senza dimenticare una partecipazione da parte di Qualcomm.

Inoltre, si puntualizza come il 75% dei diritti di voto nel consiglio di amministrazione appartenga ai cofondatori Lin Bin e Lei Jun, e non ci siano persone o realtà legate all’esercito nella struttura societaria. Se la nuova amministrazione non interverrà per sovvertire la decisione, le restrizioni contro Xiaomi entreranno in vigore il 15 marzo. Al momento la presidenza Biden non sembra intenzionata a cambiare l’atteggiamento degli States nei confronti della Cina o delle sue aziende, anche se va detto che al momento le preoccupazioni del nuovo Presidente sono tutte legate alla pandemia e all’economia.