Twitch ha introdotto una nuova voce nelle impostazioni di sicurezza degli account, ma la notizia sta già facendo discutere l’intera community di streamer. La piattaforma di live streaming, di proprietà di Amazon, userà i contenuti caricati dagli utenti per addestrare i modelli di intelligenza artificiale generativa del gruppo di Seattle. Lo farà con l’opzione attivata di default: chi non vuole partecipare deve disattivarla di persona.

Dirette, video on demand, clip, cronologie delle chat, immagini e testi pubblicati sul canale: tutto può finire nel calderone dell’addestramento. Twitch lo scrive nero su bianco nella pagina di supporto aggiornata, spiegando che i dati serviranno a migliorare modelli capaci di generare testo, audio, immagini o video, con ricadute che vanno oltre la piattaforma stessa. Un esempio citato dall’azienda riguarda l’audio delle dirette, utile per affinare i sistemi di trascrizione vocale e, di riflesso, i sottotitoli automatici su tutti i prodotti Amazon.
Il nervo scoperto riguarda soprattutto chi trasmette per decine di ore alla settimana: microfono sempre acceso, volto in webcam, reazioni spontanee in diretta. Materiale che per Amazon vale oro, perché offre migliaia di ore di audio e video già ricche di reazioni reali, difficili da replicare con dataset sintetici.
La rabbia della community e le domande senza risposta
Per tirarsi fuori serve entrare nelle impostazioni di sicurezza e privacy dell’account (non nella dashboard creator) e disattivare la voce “Training for Generative AI”, in fondo alla pagina. Una procedura tutt’altro che immediata, che ha alimentato i sospetti di chi accusa Twitch di aver nascosto volutamente l’opzione.
L’annuncio ha scatenato una reazione compatta sui canali della piattaforma. In una diretta ufficiale seguita da quasi 3.000 spettatori, il capo prodotto Mike Minton e la responsabile community Mary Kish hanno provato a spiegare la scelta davanti a una chat in rivolta. Twitch conosce bene gli umori della sua community, storicamente ostile ai modelli generativi allenati senza consenso su libri, immagini e video prelevati dal web.
Alla domanda più ricorrente, perché non chiedere il consenso esplicito invece di imporre l’opt-out, Minton ha risposto senza troppi giri di parole:
“Se fosse stato opt-in, non avrebbe aderito nessuno. È onestamente questa la risposta”.
Interpellato su un punto più delicato, se i video di un singolo utente fossero già stati usati per l’addestramento, avrebbe ammesso di non saperlo: la gestione dei dati, ha spiegato, resta in capo ad Amazon, non a Twitch.

Il dettaglio che pesa di più, però, è un altro: Amazon userebbe i contenuti di Twitch per l’addestramento già da tempo. Nel 2024, durante un evento organizzato da una testata specializzata, l’allora responsabile monetizzazione della piattaforma aveva confermato la pratica con un laconico “Sì, certo”. La nuova impostazione riguarda solo l’addestramento futuro, e Twitch non ha chiarito se e come sia possibile far escludere retroattivamente i materiali già utilizzati.
Il precedente più vicino è quello di Meta, che attinge ai contenuti pubblici di Facebook e Instagram per allenare i propri modelli: un’opzione di rifiuto esiste solo per gli utenti nel Regno Unito, mentre altrove l’unica difesa resta impostare il profilo su privato, soluzione poco praticabile per chi vive di monetizzazione online. Per gli streamer di Twitch la sostanza cambia poco: la piattaforma continuerà comunque a usare l’IA per sottotitoli, raccomandazioni, strumenti di sponsorizzazione e moderazione automatica, anche per chi disattiva l’addestramento generativo.