Si è conclusa la lunga storia produttiva dello stabilimento Beko di Siena, con la chiusura ufficiale del sito in viale Toselli. La dismissione era prevista all’interno dell’accordo siglato ad aprile tra Beko, Governo e organizzazioni sindacali per evitare licenziamenti di massa durante la ristrutturazione del gruppo in Italia. Dopo 58 anni di attività, l’impianto si avvia ora verso un processo di reindustrializzazione che dovrebbe garantire continuità occupazionale ai quasi 300 lavoratori, attualmente in cassa integrazione.
“Si chiude un capitolo storico, ma abbiamo posto le basi affinché si apra un’altra pagina per i lavoratori e per il futuro di Siena”, ha dichiarato la sindaca Nicoletta Fabio.

“Sapevamo di dover arrivare a questa giornata“, prosegue, “questa è una chiusura che arriva purtroppo da lontano, e rinnovo tutta la mia vicinanza ai lavoratori e alle famiglie coinvolte: fin dall’inizio del mandato, come amministrazione comunale ci siamo spesi in prima linea su questa vicenda. Si conclude un percorso, ma siamo fiduciosi affinché se ne apra immediatamente un altro“.
Il Comune ha investito 1,7 milioni di euro per sostenere la transizione, entrando ufficialmente nella nuova società “Sviluppo Industriale Siena Srl“, creata insieme a Invitalia per coordinare la ricerca di soggetti industriali interessati al rilancio del sito.
Il percorso istituzionale si inserisce nel quadro degli impegni presi da Beko Europe con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Durante l’ultima riunione a Palazzo Piacentini, presieduta dal sottosegretario Fausta Bergamotto, l’azienda ha confermato l’avanzamento del Piano Italia 2025-2027, che prevede investimenti per 300 milioni di euro su tutti gli stabilimenti nazionali. A oggi, Beko stima di raggiungere i 49 milioni di euro di investimenti entro fine 2025 per ammodernamento, introduzione di nuovi prodotti e razionalizzazione dei processi.
Per quanto riguarda Siena, la fase di scouting industriale è già attiva: undici soggetti hanno firmato un accordo di riservatezza e tre hanno presentato una manifestazione di interesse formale. Nel frattempo, l’impianto verrà rinnovato per consentire una ripartenza produttiva non appena sarà identificato il nuovo operatore. La tempistica della reindustrializzazione non è ancora definita, ma le istituzioni affermano che il lavoro è “incessante e coordinato” per tutelare i livelli occupazionali.
Il vicesindaco Michele Capitani ha precisato che l’obiettivo è mantenere, e possibilmente aumentare, l’attuale forza lavoro grazie all’insediamento di una nuova attività industriale ad alto valore aggiunto. La chiusura, ha ribadito, rappresenta “un passaggio non definitivo, seppur doloroso, che segna l’avvio del processo verso la reindustrializzazione”.