Il lancio del 2 aprile (ora italiana) è stato solo l’inizio di una grande avventura che sta preparando l’umanità a tornare sulla Luna per restare (sia con il programma spaziale a guida statunitense, ma anche con quello cinese e di altre nazioni e agenzie). Dopo poco meno di 10 giorni nello Spazio, la capsula Orion Integrity della missione Artemis II ha concluso con successo il suo viaggio attorno alla Luna, ammarando alle 02:07 di oggi (ora italiana) nell’Oceano Pacifico, al largo di San Diego, California. L’equipaggio composto dagli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch (della NASA) e Jeremy Hansen (della CSA) ha così completato la propria missione, riportando degli esseri umani oltre l’orbita bassa terrestre e vicino al nostro satellite naturale dopo oltre cinquant’anni, dalla fine del programma Apollo.
Artemis II: rientrata la capsula Orion Integrity con gli astronauti
La traiettoria di rientro della navicella spaziale è stata modificata rispetto a quanto fatto con Artemis I, così da ridurre i problemi allo scudo termico realizzato in AVCOAT, dove parte del materiale è stato asportato in maniera “anomala” a causa della formazione di bolle di gas. Le operazioni di rientro sono iniziate intorno all’1:33, quando è avvenuta la separazione tra il modulo di servizio europeo (ESM) che ha fornito propulsione ed energia durante la missione Artemis II e la capsula con l’equipaggio. La manovra ha permesso di esporre lo scudo termico di Orion, progettato per resistere a temperature di circa 1650°C.
Artemis II doesn’t reverse direction.
Far out, its motion is mostly radial (toward Earth), so its small eastward speed is slower than Earth’s rotation, so it appears to drift west.
Closer in, tangential speed grows and overtakes Earth’s rotation, so it moves east. pic.twitter.com/KeyrHuXYQk
— Tony Dunn (@tony873004) April 10, 2026
L’astronauta statunitense (comandante della missione) Reid Wiseman aveva dichiarato poco prima “volevamo ringraziare di cuore il team Airbus dell’ESA, i nostri amici nei Paesi Bassi e in Germania, e il Glenn Research Center. Questo veicolo [ndr. l’ESM] ci ha fornito l’energia necessaria per andare dalla Terra alla Luna e tornare indietro con estrema precisione, e siamo entusiasti di far parte del vostro team”. La precisione del lancio con NASA SLS e le accensioni dei motori del modulo di servizio hanno permesso di evitare alcune correzioni di traiettoria funzionando meglio di quanto preventivato.
Pochi minuti dopo (intorno all’1:37), la navicella Orion Integrity ha eseguito una manovra (della durata di 18″) che ha innalzato la traiettoria così da avere un angolo di ingresso corretto. Alcuni minuti prima delle 2:00 di notte (ora italiana) la navicella spaziale ha toccato una quota di 121 km, viaggiando a circa 12 mila m/s. L’ingresso negli strati superiori dell’atmosfera ha generato un intenso strato di plasma attorno alla capsula, causando un blackout radio di sei minuti (previsto). Il video completo della fase di rientro, compresi i minuti senza collegamento dovrebbero essere resi pubblici tra alcuni giorni, come accaduto per la precedente missione.
Orion’s crew and service module have separated. The crew module continues on its path towards Earth while the service module will harmlessly burn up in Earth’s atmosphere over the Pacific Ocean. The Artemis II return trajectory is designed to ensure any remaining debris does not… pic.twitter.com/k3v1CsFjuZ
— NASA Artemis (@NASAArtemis) April 10, 2026
Alle 2:00 la NASA ha ristabilito il contatto radio con l’equipaggio. Intorno alle 02:03, quando la navicella della missione Artemis II si trovava a circa 6,7 km di altitudine, si sono aperti i parafreno, rallentando e stabilizzando la capsula. A un minuto di distanza, quando la quota si era già ridotta a 1800 m, i parafreno sono stati poi rilasciati e si sono dispiegati i tre paracadute principali, riducendo la velocità a meno di 60 m/s. La fase finale dell’ammaraggio è avvenuta alle 2:07, quando la capsula Orion Integrity della missione Artemis II ha toccato l’acqua dell’oceano a circa 9 m/s riportando gli astronauti a casa.

Come da procedura della NASA, in meno di due ore dall’ammaraggio le squadre di recupero dell’agenzia, insieme a quelle della Marina statunitense, devono raggiungere la capsula, con i sommozzatori che stabilizzano Orion e permettono l’uscita dell’equipaggio dal portello, trasferendoli su un gommone.

Gli astronauti saranno quindi portati in elicottero sulla USS John P. Murtha per le prime valutazioni mediche proseguendo poi con un trasferimento verso la terraferma. A quel punto un aeroplano della NASA li trasporterà al Johnson Space Center di Houston così da effettuare ulteriori controlli.

Si conclude così la missione Artemis II, la prima con equipaggio umano a bordo del nuovo programma spaziale. Come sappiamo, la NASA ha deciso di modificare le missioni successive e non sarà più con Artemis III che ci sarà l’allunaggio, ma a partire da Artemis IV (all’inizio del 2028). La terza missione prevederà l’utilizzo di Orion in orbita bassa terrestre per effettuare le operazioni di docking con uno o due lander lunari (uno di SpaceX e l’altro di Blue Origin) e un possibile test delle tute spaziali AxEMU con un’attività extraveicolare, una prova che potrebbe avvenire a bordo della ISS. In questi giorni si vocifera che la NASA starebbe iniziando a scegliere l’equipaggio della prossima missione e i nomi saranno resi noti nei prossimi mesi.