Nella nomenclatura di Samsung la parola “micro” è un termine a cui prestare attenzione: il televisore Micro RGB R95H non è un MicroLED a emissione diretta come i pannelli modulari The Wall, ma un LCD con retroilluminazione a LED rossi, verdi e blu pilotati separatamente, la stessa classe di prodotto che sul mercato si trova anche sotto altre denominazioni commerciali. Samsung ha portato la tecnologia sul mercato nel 2025 con un unico modello da 115 pollici dal prezzo poco accessibile, e con la gamma 2026, presentata al CES, l’ha declinata sulle diagonali da soggiorno, più alla portata del portafoglio.
In Italia la linea si articola su due serie. La R85H copre i tagli dal 55 al 100 pollici e fa da porta d’ingresso, mentre la R95H è la serie di punta ed è disponibile in 65″, 75″ e 85″. Rispetto alla sorella minore sale da 144 a 165 Hz in VRR e porta le versioni Pro dell’elaborazione: Micro RGB AI Engine Pro al posto del Micro RGB AI Engine, Micro RGB HDR Pro invece di Micro RGB HDR+, e le varianti Pro di Ultimate Micro Dimming, 4K AI Upscaling e Auto HDR Remastering. La copertura cromatica dichiarata, invece, è la stessa per entrambe le serie. Noi abbiamo provato il taglio più piccolo, il modello che corrisponde al codice MRE65R95HATXZT, il cui listino è di 2.799 euro e che sullo store ufficiale Samsung viene proposto a 2.749 euro.

Samsung Micro RGB R95H: il supporto Infinity Air e la dotazione
Samsung chiama il design di questa serie Infinity Air. Il pannello è senza cornice sui quattro lati, con un bordo nero sottile, e lo spessore dichiarato senza base è di 29,6 mm. Le misure complete sono di 1.437,1 x 826 mm senza base e 1.437,1 x 890 x 302 mm con il piedistallo montato. Il peso è di 22,4 kg senza base e di 23,8 kg con la base. Per il montaggio a parete l’attacco è VESA 400 x 300, e Samsung dichiara la compatibilità con la staffa Slim Fit, con la Full Motion Slim Wall Mount Y22 e con lo stand da pavimento Y20 Studio.

Il piedistallo è centrale e appoggia su una base rettangolare piatta, con finitura lucida sulla superficie superiore e un montante a lama con finitura a specchio. L’impronta dichiarata è di 355,5 x 302 mm, quindi il televisore sta anche su un mobile stretto, ma vuole un piano profondo almeno 30 centimetri. Dalle quote dichiarate si ricava anche lo spazio libero sotto lo schermo: gli 890 mm di altezza complessiva con la base, meno gli 826 mm del pannello, lasciano circa 6,4 cm, quanto basta per una soundbar non troppo pronunciata. Sotto il bordo, nell’angolo destro, c’è l’unico logo Samsung a vista, ricavato su una piccola targhetta che sporge appena.


La connettività è piuttosto completa: le quattro HDMI 2.1 accettano tutte segnali 4K fino a 165 Hz, quindi non c’è da scegliere quale ingresso destinare alla console o al PC. Il canale di ritorno audio in versione eARC è sulla terza, quella da riservare alla soundbar o al sintoamplificatore. Completano la dotazione due USB-A, la porta Ethernet, l’uscita audio ottica, l’ingresso antenna per il digitale terrestre, i due ingressi satellitari del doppio sintonizzatore DVB-T2/C/S2 e lo slot CI+. Per la connettività senza fili ci sono il Wi-Fi 6E e il Bluetooth 5.3, e il televisore integra un modulo Zigbee/Thread che gli permette di fare da hub SmartThings e Matter per la domotica di casa.
Tutte le connessioni sono raccolte in un vano incassato sul lato destro del retro, con i connettori rivolti di lato e le sigle stampate su una fascia verticale ben leggibile. Il resto della scocca è percorso da canaline per l’instradamento dei cavi, che li porta verso il basso e li tiene fuori dalla vista: una soluzione utile soprattutto nel montaggio a parete.


Il telecomando è presente in versione SolarCell, con il pannello fotovoltaico sul retro e la ricarica via USB-C quando la luce non basta. Ha il microfono integrato per i comandi vocali: il televisore supporta Bixby e Alexa integrata, oltre a Google Assistant tramite altoparlante esterno. Nella confezione Samsung mette anche il telecomando tradizionale, con tastierino numerico e tasti diretti per i servizi di streaming, che resta la scelta più comoda per chi guarda molta televisione generalista.

Samsung Micro RGB R95H: come funziona e cosa promette
Al funzionamento della retroilluminazione RGB di Samsung abbiamo dedicato un articolo di approfondimento, a cui rimandiamo per il dettaglio. In sintesi, invece di una luce bianca ottenuta da LED blu e fosfori, che il filtro colore deve poi “ritagliare”, il pannello riceve luce già rossa, verde o blu, con picchi spettrali più stretti e quindi colori primari più saturi. Samsung dichiara per i suoi diodi una dimensione inferiore a 100 micrometri e raggruppa per ciascuna zona tre LED rossi, tre verdi e tre blu. Il numero di zone del 65 pollici non compare nella scheda tecnica ufficiale, e lo abbiamo contato a schermo: la griglia è di 48 colonne per 28 righe, per un totale di 1.344 zone. Il pannello che i diodi illuminano è un LCD di tipo VA, come conferma il comportamento fuori asse che descriviamo più avanti.
Sul colore Samsung si spinge molto in là: la scheda parla di copertura del 100% dello spazio BT.2020, con una certificazione VDE denominata Micro RGB Precision Color, e il pannello è anche PANTONE Validated. A gestire il tutto c’è il Micro RGB AI Engine Pro, che controlla il local dimming (Ultimate Micro Dimming Pro), la mappatura dei toni HDR, l’upscaling con 128 reti neurali e le funzioni di elaborazione del colore e del movimento. Di cosa facciano davvero queste reti neurali, e di come l’elaborazione arrivi a pilotare la retroilluminazione, abbiamo scritto in un secondo approfondimento dedicato. La frequenza nativa del pannello è di 100 Hz, portata a 165 Hz in VRR con i segnali PC e fino a 240 Hz a risoluzione 2K in Modalità Gioco.
Sul fronte HDR il televisore supporta HDR10, HLG e HDR10+, nelle varianti Adattivo, Gaming e Avanzato, ma non il Dolby Vision. È una scelta che Samsung porta avanti da anni, coerente con la sua adesione all’HDR10+: i titoli masterizzati in Dolby Vision vengono riprodotti in HDR10, mentre la parte di cataloghi che adotta l’HDR10+ sfrutta i metadati dinamici, anche nella variante Avanzata.
Il trattamento Glare Free è certificato da UL Solutions sulla base della metrica Unified Glare Rating, con valori di abbagliamento riflesso dichiarati non superiori a 10. Nelle nostre prove il trattamento elimina il riflesso speculare: una lampada alle spalle dello spettatore non si specchia più sullo schermo con contorni netti, ma si trasforma in un alone diffuso. In cambio, guardando scene scure con le luci accese, quell’alone diffuso si distribuisce sull’area interessata e riduce il contrasto percepito, con neri che appaiono meno profondi. È il compromesso di tutti i trattamenti antiriflesso, e per la visione serale basta abbassare solo le luci più intense o tenerle fuori dall’angolo di riflessione.
Il sistema operativo è Tizen nella versione One UI, per cui Samsung garantisce sette anni di aggiornamenti del sistema a partire dal 2026. Sopra Tizen lavora Vision AI Companion, l’assistente che risponde a domande sui contenuti a schermo e su argomenti generali, affiancato da funzioni come la traduzione in tempo reale dei sottotitoli (Live Translate), la separazione delle tracce audio (AI Sound Controller Pro) e la modalità calcio con regolazione automatica di immagine e suono. Non mancano AirPlay, Google Cast, Samsung TV Plus e il Gaming Hub per il cloud gaming.


L’interfaccia è reattiva, come ci si aspetta da un televisore di questa fascia: la navigazione fra i menù e l’apertura delle app avvengono senza attese. Va messo in conto un passaggio preliminare: per usare i servizi di terze parti, da YouTube alle piattaforme di streaming, occorre prima effettuare l’accesso con un account Samsung, lo stesso che abilita Samsung TV Plus, l’Art Store e le funzioni Vision AI.
Samsung Micro RGB R95H: le misure
Come di consueto abbiamo misurato il televisore con la suite Calman di Portrait Displays e le sonde i1 Display e i1 Pro, partendo dal profilo Filmmaker. Tutte le misure di luminanza si riferiscono a una finestra al 10% dello schermo. Abbiamo lasciato su Auto l’impostazione dello spazio colore, sia in SDR sia in HDR, come la troverà chi accende il televisore per la prima volta.

Il local dimming offre tre livelli, Basso, Standard e Alto, e il profilo Filmmaker usa Standard in SDR e Alto in HDR. Nelle nostre prove tutti e tre i livelli spengono completamente la retroilluminazione sul nero, per cui il rapporto di contrasto misurato è infinito in ogni configurazione. Quello che cambia da un livello all’altro è quanto il processore spinge la luminanza delle zone illuminate. In HDR, sulla finestra al 10%, Alto e Standard si equivalgono (2.026 e 2.019 nit), mentre Basso si ferma a 570 nit, un valore vicino a quello che il televisore produce a tutto schermo: con questo livello, in pratica, rinuncia a concentrare la luminanza sulle zone accese.
In SDR il bianco si attesta a 123 nit. La curva di gamma segue il riferimento 2.2 restando appena sotto, con uno scarto uniforme dal 30% al 95% che rende l’immagine leggermente più scura, senza cedimenti nelle basse luci. Il bilanciamento dei grigi è neutro fino al 5% e poi scivola progressivamente verso il caldo: al bianco pieno il rosso sale al 103,7% e il blu scende al 94,7%, con il verde fermo intorno al 99,4%. Il DeltaE medio della scala dei grigi è di 4, con l’errore concentrato proprio nelle alte luci: 6,55 al 95% e 7,1 sul bianco. Sono scostamenti concentrati nella parte alta della scala, dove la taratura di fabbrica privilegia una resa calda e dove comunque sono visivamente meno percepibili, e si riducono intervenendo sui guadagni del bianco.
Curva di Gamma SDR
Samsung Micro RGB R95H 65 pollici – Filmmaker SDR
Spazio Colore CIE 1931 – Coordinate cromatiche Yxy
Samsung Micro RGB R95H 65 pollici – Filmmaker SDR
| . Gamut misurato | Copertura | Rapporto |
|---|---|---|
| . REC BT.709 | 100.00% | 110.54% |
| . DCI P3 D65 | 81.44% | 81.49% |
| . Adobe RGB | 79.81% | 81.94% |
| . BT.2020 | 58.46% | 58.46% |
Misure effettuate con Calman di Portrait Displays
Il dato più significativo in SDR è il gamut. Con lo spazio colore su Auto il profilo Filmmaker non si limita al BT.709: la copertura è del 100%, ma l’area del triangolo misurato arriva al 110,54% di quella del riferimento, e il primario verde, insieme di poco al rosso, cade fuori dal vertice corrispondente. Sul color checker Macbeth il DeltaE medio è di circa 2,8, e gli scostamenti più ampi si concentrano sui campioni ciano, verde-azzurro e giallo, con valori fra 4,6 e 4,9. Sono le tinte che dipendono dal primario verde, e questo indica che l’errore nasce dall’estensione del gamut più che dalla taratura dei singoli colori. In SDR, quindi, Filmmaker consegna un’immagine cromaticamente più ricca di quella prevista dallo standard, una scelta che privilegia la resa d’insieme sulla stretta aderenza al BT.709. Lo spazio colore offre quattro opzioni (Auto, Nativo, Normale e Personalizza); scegliendo Personalizza il menù della gamma colore resta però non regolabile, anche con una sorgente USB e con l’ingresso HDMI impostato come lettore Blu-ray, per cui la selezione diretta del BT.709 non è disponibile. L’opzione Normale estende il gamut quasi quanto Nativo, e Auto resta quindi la scelta più vicina al riferimento.
In HDR il quadro migliora. Il picco sulla finestra al 10% è di circa 2.050 nit. Con la mappatura dei toni impostata su Statico, la curva segue il PQ restando sotto il riferimento fra il 45% e l’80%, dove misura circa 1.280 nit contro i 1.540 attesi, poi raggiunge il picco e vi si mantiene: con la mappatura statica il televisore insegue il riferimento fino al limite del pannello, e le informazioni masterizzate oltre quel livello vengono ricondotte al picco senza un raccordo graduale. Con i master più spinti si può passare alla mappatura Attiva, che rimodula la scena. Il bilanciamento dei grigi mostra la stessa tendenza al caldo dell’SDR, ma più contenuta, con il rosso fra il 102,5% e il 103% nelle alte luci e il blu intorno al 98%. Il DeltaE medio scende a circa 2,05, con i soli campioni giallo e giallo-arancio sopra quota 4.
Curva di Gamma HDR
Samsung Micro RGB R95H 65 pollici – Filmmaker HDR
Spazio Colore CIE 1931 – Coordinate cromatiche Yxy
Samsung Micro RGB R95H 65 pollici – Filmmaker HDR
| . Gamut misurato | Copertura | Rapporto |
|---|---|---|
| . REC BT.709 | 100.00% | 181.72% |
| . DCI P3 D65 | 95.37% | 133.96% |
| . Adobe RGB | 100.00% | 134.71% |
| . BT.2020 | 91.40% | 96.11% |
Misure effettuate con Calman di Portrait Displays
Il gamut HDR è il terreno su cui l’architettura RGB deve dimostrare di che pasta è fatta. Il triangolo misurato copre il 95,37% del DCI-P3 e il 91,40% del BT.2020, con un’area pari al 96,11% di quella del BT.2020. Rispetto al 100% dichiarato da Samsung il triangolo che abbiamo rilevato si ferma poco sotto, e la differenza sta quasi tutta sul verde, il cui vertice resta all’interno di quello del riferimento, mentre il rosso è molto vicino al proprio. Resta un risultato che nessun LCD a retroilluminazione bianca può avvicinare, e sul DCI-P3, lo spazio in cui è masterizzata la gran parte dei contenuti HDR in circolazione, la porzione non coperta è marginale.
Abbiamo poi misurato come varia la luminanza al crescere della porzione di schermo illuminata, sempre in HDR con local dimming su Alto.
| Finestra | 1% | 2% | 5% | 10% | 25% | 50% | 75% | 100% |
| Luminanza (nit) | 1.202 | 1.519 | 1.795 | 1.935 | 1.512 | 946 | 712 | 605 |
I valori sono stati rilevati in sequenza, e quello al 10% è con ogni probabilità inferiore ai circa 2.000 nit misurati a pannello riposato proprio per il calo nel tempo di cui diremo più avanti.
La curva ha il massimo sulla finestra al 10% e scende in entrambe le direzioni. Verso le finestre grandi il calo è atteso e contenuto: 605 nit a tutto schermo sono un valore alto per una scena luminosa che occupa l’intero pannello. Meno scontato è l’andamento verso le finestre piccole, dove all’1% la luminanza è circa il 38% più bassa che al 10%. È il rovescio del modo in cui il controllo per zone tiene a bada l’alone: un punto luminoso isolato accende poche zone, e il processore ne dosa la spinta per non illuminare il nero attorno. Nella pratica un riflesso puntiforme, come un lampione nella notte, viene reso con qualche centinaio di nit in meno rispetto a un’area luminosa più estesa.
Nello stress test di stabilità il picco viene modulato nel tempo. Partendo da circa 2.000 nit sulla finestra al 10%, la luminanza scende in modo progressivo e dopo circa cinque minuti e mezzo si assesta poco sotto i 1.600 nit, circa il 20% in meno. È la gestione termica e di potenza che accomuna questa classe di prodotti, con tempi e modi diversi da modello a modello: qui l’attenuazione è piccola ma continua, e risulta meno avvertibile a occhio nudo di un gradino netto. E, in ogni caso, nella visione di film l’effetto è poco rilevante, perché le scene molto luminose durano pochi secondi, e anche con contenuti che mantengono a lungo ampie aree chiare l’effetto è davvero irrilevante.
Nelle prove di visione abbiamo cercato di capire cosa distingua i livelli Alto e Standard del local dimming, visto che il picco è lo stesso. Con gli strumenti e con i pattern dedicati la differenza è quasi impossibile da rilevare. Con materiale reale emerge, ma resta sottile: nella sequenza di Oblivion in cui il protagonista si cala all’interno del palazzo buio, Alto cerca di dare più lettura alla scena, schiarendo appena le zone in ombra e abbassando di poco la luminanza delle aree vicine ai punti più luminosi. Impostando la mappatura dei toni HDR su Attiva l’intervento diventa più marcato.
L’alone attorno alle zone luminose compare solo con i livelli Standard e Alto, e davanti allo schermo si percepisce appena, quasi soltanto in prossimità dei bordi del pannello. Si rende più visibile osservando il pannello di lato e da vicino. Con il livello Basso l’alone scompare del tutto e il nero resta a zero, in cambio di un picco che, come abbiamo visto, scende a 570 nit.
Il trattamento Wide Viewing Angle allarga il cono utile rispetto a un LCD tradizionale, ma un margine di variazione resta. Con Lucy e Matrix Resurrections la saturazione e il contrasto cominciano ad attenuarsi attorno ai 25 gradi, sia in orizzontale sia in verticale, mentre le zone in ombra risultano anzi più leggibili man mano che ci si sposta. Su un 65 pollici da soggiorno la posizione frontale resta quella che rende al meglio, come sulla generalità dei pannelli LCD.
L’upscaling si comporta in modo diverso a seconda della risoluzione di partenza. Con il materiale Full HD il lavoro del processore è convincente: il dettaglio recuperato è credibile e non abbiamo notato artefatti. Con le sorgenti a 480p il processore lavora in modo più conservativo: recupera meno dettaglio e attenua le imperfezioni tipiche delle basse risoluzioni, restituendo un’immagine più morbida.
Per la gestione del movimento ci siamo affidati, come d’abitudine, alla carrellata dall’alto sull’autostrada di Sicario. Nel profilo Filmmaker l’elaborazione del movimento, che nel menù italiano si chiama “Impostazioni nitidezza schermo”, è disattivata di fabbrica, come prevedono le specifiche della modalità. Così impostato il televisore restituisce la scena con il judder proprio dei contenuti a 24 fotogrammi, e le auto avanzano a scatti. Portando la voce su Automatico la carrellata diventa più fluida, mentre nel resto della clip si avverte una fluidità leggermente superiore al naturale, quel vago effetto “telenovela” che i cinefili preferiscono evitare.
Il compromesso si trova con l’impostazione Personalizzata, che mette a disposizione due cursori separati: “Riduzione distorsioni”, che agisce sulla sfocatura degli oggetti in movimento, e “Riduzione vibrazioni”, che interviene sugli scatti dei contenuti a 24 fotogrammi. Con entrambi a 4 su 10 gli scatti della carrellata si attenuano sensibilmente, senza sparire del tutto, e il resto della clip mantiene un aspetto naturale. È la regolazione che consigliamo a chi guarda film in Filmmaker.
Mettendo insieme quanto visto finora, la configurazione che consigliamo per i film parte dal profilo Filmmaker con lo spazio colore su Auto, che pur non limitandosi al BT.709 resta l’opzione più vicina al riferimento. Il local dimming va tenuto su Standard o su Alto, indifferentemente per quanto riguarda il picco, mentre Basso va riservato a chi preferisce eliminare del tutto l’alone e rinunciare a tre quarti della luminanza. La mappatura dei toni HDR su Statico è la scelta più fedele al segnale; Attiva interviene di più sulle scene, e ha senso solo con contenuti molto scuri o molto contrastati. Per il movimento valgono i 4 su 10 dei due cursori della nitidezza schermo. Chi guarda di giorno può alzare la luminosità fino a 50, portando il bianco in SDR dai circa 120 nit di fabbrica a 525.
Samsung Micro RGB R95H: audio e gaming
Il sistema audio è un 4.2.2 canali da 70 W con Object Tracking Sound+, che fa seguire al suono la posizione degli oggetti sullo schermo, e con altoparlanti superiori per i canali di altezza del Dolby Atmos. Il pacchetto software comprende Adaptive Sound Pro, che adatta la resa al contenuto e all’acustica della stanza, l’Active Voice Amplifier Pro per l’intelligibilità dei dialoghi e la funzione Q-Symphony, che con una soundbar Samsung compatibile fa lavorare insieme gli altoparlanti del televisore e quelli della barra.

Con uno sweep di frequenza gli altoparlanti iniziano a lavorare in modo percepibile da circa 45 Hz e arrivano a circa 16 kHz, un’estensione in basso non scontata per un sistema integrato in uno chassis spesso meno di 3 centimetri. La separazione stereofonica è buona, mentre la resa in altezza è più contenuta e il suono resta prevalentemente ancorato allo schermo. La pressione sonora non manca, e già attorno a 30-35 sulla scala del volume (su 100) il livello è sufficiente a infastidire il vicinato. Salendo di volume l’equilibrio timbrico si mantiene, con medi e voci leggermente in evidenza, una scelta che va a vantaggio della comprensione del parlato. Lo stesso vale a volumi bassi, dove i dialoghi restano chiari a spese degli effetti sonori. Nell’intorno dei 50 Hz, cioè al confine inferiore della risposta, i bassi prolungati mostrano un po’ di distorsione, fisiologica per altoparlanti integrati in uno chassis di questo spessore.
Sul gaming la dotazione è completa. Le quattro porte HDMI a 165 Hz, il VRR con certificazione AMD FreeSync Premium Pro, l’ALLM, il supporto HGiG per la mappatura dei toni HDR demandata alla console e la Game Bar, che mostra a schermo frame rate e input lag, coprono tutto quello che serve a console e PC. Per i giocatori PC c’è anche la possibilità di salire a 240 Hz in 2K e di usare i formati ultrawide 21:9 e 32:9 su titoli compatibili. Samsung dichiara inoltre che in Modalità Gioco si attiva automaticamente Auto HDR Remastering Pro, la funzione che converte i contenuti SDR in pseudo-HDR.

La Game Bar si richiama tenendo premuto il tasto play/pausa del telecomando quando la Modalità Gioco è attiva, e permette di scegliere fra cinque preimpostazioni per genere: GDR, RTS, FPS, Sport e Originale. Abbiamo misurato l’input lag al centro dello schermo con il generatore di Leo Bodnar e segnale Full HD a 120 Hz. Senza la Modalità Gioco il ritardo è di 15 ms, che scendono a 10 ms attivandola, con lo stesso valore per tutti e cinque i generi. Il dato inatteso riguarda Game Motion Plus, la funzione che rende più fluido il movimento nei giochi: di norma un’elaborazione di questo tipo aggiunge ritardo, qui invece con i livelli 1 e 2 l’input lag scende a 7,5 ms.

Nelle nostre prove, con la Modalità Gioco attiva, accendere o spegnere Auto HDR Remastering Pro non produce differenze visibili. La funzione ha invece effetto fuori dalla Modalità Gioco: allarga la gamma dinamica dei contenuti SDR schiarendo le zone luminose, che nel segnale originale risultano un po’ appiattite rispetto al resto dell’immagine. Il confronto sulla stessa scena SDR chiarisce perché l’interruttore in Modalità Gioco sembra non servire. Con la Modalità Gioco attiva l’immagine ha una gamma dinamica ancora più ampia di quella ottenuta fuori dalla Modalità Gioco con Auto HDR Remastering acceso, con luci brillanti e ombre leggibili. È il comportamento che ci si aspetta se, come dichiara Samsung, la funzione viene forzata. A questo si aggiunge una resa più satura rispetto a Filmmaker, come accade di solito nei profili Gioco, a vantaggio del coinvolgimento più che della fedeltà.
Conclusioni
Il Samsung Micro RGB R95H da 65 pollici ha un listino di 2.799 euro ed è proposto a 2.749 euro sullo store ufficiale. Chi vuole la tecnologia Micro RGB spendendo meno può guardare alla serie R85H, che si ferma a 144 Hz e monta la versione non Pro del processore e delle relative elaborazioni: il 55 pollici parte da 1.149 euro e il 65 pollici, il confronto diretto con il nostro esemplare, è proposto a 1.549 euro.
In HDR le misure sono solide: nero spento con qualsiasi livello di local dimming, circa 2.000 nit di picco sulla finestra al 10%, DeltaE medio intorno a 2 e il 91,40% del BT.2020, un valore che un LCD a retroilluminazione bianca non può avvicinare. L’alone resta contenuto e si fa notare soprattutto guardando lo schermo di lato. Sul fronte gaming l’input lag di 10 ms, che scende a 7,5 ms con Game Motion Plus, e le quattro HDMI a 165 Hz coprono le esigenze di console e PC. L’audio integrato è sopra la media per estensione e pressione sonora, e chi cerca una scena più avvolgente può affiancare una soundbar sfruttando il Q-Symphony.
Ci sono poi alcuni aspetti da conoscere prima dell’acquisto, tutti legati a scelte di taratura o di impostazione. In SDR il profilo Filmmaker non si limita al BT.709 e la scala dei grigi privilegia una resa calda nelle alte luci. I punti luminosi molto piccoli vengono resi con meno luminanza di un’area estesa, il picco viene modulato nei primi minuti e il trattamento Glare Free, che elimina i riflessi netti, con la luce accesa riduce il contrasto percepito nelle scene scure. Si aggiungono l’assenza del Dolby Vision, con i relativi contenuti riprodotti in HDR10, e l’accesso con account Samsung richiesto per le app di terze parti.
Nella cifra rientra anche la parte software, che su questa generazione è cresciuta. Vision AI Companion risponde a schermo in italiano su contenuti e argomenti generali, Live Translate traduce i sottotitoli in tempo reale fra le lingue supportate, AI Sound Controller Pro separa voce, musica ed effetti regolandoli singolarmente, e il televisore fa da hub SmartThings e Matter grazie al modulo Zigbee e Thread integrato, quindi entra nella domotica di casa senza accessori. A questo si aggiungono i sette anni di aggiornamenti del sistema operativo promessi da Samsung, che allungano la vita utile del prodotto e vanno messi sul piatto quando si valuta la spesa.