Riceve il reso di una RTX 5090 da 4.000 dollari, ma l’acquirente ha smontato tutti i chip prima di rispedire

Il mercato delle schede video di fascia altissima, complice la crisi delle memorie che ha fatto letteralmente schizzare i prezzi, si trova ad affrontare un fenomeno sempre più preoccupante: le truffe degli acquirenti. Sì, a quanto pare alcuni acquirenti poco onesti hanno elaborato dei sistemi per acquisire le schede video a prezzi irrisori o perfino gratuitamente.

L’ultimo caso riguarda una ZOTAC Gaming GeForce RTX 5090 Solid OC dal valore di circa 4.000 dollari, venduta tramite eBay e restituita dal cliente poco dopo la consegna. La scheda era stata testata e risultava perfettamente funzionante prima della spedizione. Di fatti, il venditore è stato immediatamente assalito dai dubbi per il reso effettuato solo qualche giorno dopo la consegna. Tuttavia, a una prima analisi visiva la scheda non presentava alcuna anomalia.

Solo un controllo approfondito ha portato alla scoperta: GPU e moduli di memoria erano stati completamente rimossi dal PCB. Il dettaglio più critico riguarda proprio la modalità dell’intervento. La scheda appariva esternamente integra, senza alcun segno di manomissione. Solo dopo la rimozione del dissipatore è emersa la realtà: die grafico e chip VRAM erano stati dissaldati con precisione professionale, rendendo il prodotto praticamente inutilizzabile, come si vede dal video condiviso su YouTube.

Questa tecnica non rappresenta un caso isolato. Episodi simili si sono già verificati negli ultimi mesi, con schede apparentemente nuove, ma prive dei componenti fondamentali. In un precedente intervento di riparazione, una RTX 5090 acquistata per circa 2.000 dollari si è rivelata completamente svuotata internamente, con rimozione eseguita tramite strumenti avanzati e controllo termico accurato.

Un ulteriore episodio segnalato in Francia ha coinvolto una versione MSI della stessa GPU: il prodotto, arrivato sigillato, mostrava viti danneggiate e connettore PCIe usurato, indizi che hanno portato alla scoperta della mancanza dei chip principali.

Alla base di queste operazioni c’è un fattore chiave: il valore crescente dei componenti destinati all’intelligenza artificiale. A quanto pare, in Cina, ci sarebbe un mercato sommerso di chip riutilizzati per schede destinate a server AI o memorie GDDR7 riciclate per altri modelli.

Dal punto di vista tecnico, la rimozione di GPU e VRAM richiede competenze elevate. Servono stazioni di saldatura avanzate, controllo preciso delle temperature e abilità da laboratorio specializzato, elementi che indicano come queste truffe non siano improvvisate, ma molto probabilmente svolte da tecnici professionisti.

Il problema si estende anche alle politiche di reso. In diversi casi, infatti, il sistema favorisce l’acquirente, permettendo operazioni fraudolente difficili da individuare senza smontaggio completo del prodotto. Questo crea una vulnerabilità concreta per i venditori.

Per chi acquista hardware di fascia alta, alcuni segnali possono aiutare a evitare brutte sorprese: sigilli di garanzia compromessi, viti non originali, graffi sul PCB o sul dissipatore e segni di usura sul connettore PCIe. Tuttavia, in circostanze così accurate, la semplice ispezione visiva può non bastare.

La crescente domanda di hardware per AI continua ad aumentare il valore di questi componenti, e di conseguenza anche l’interesse verso pratiche illecite sempre più elaborate. Il rischio, infatti, non si limita soltanto ai venditori, ma anche a potenziali clienti attratti dal prezzo particolarmente conveniente che potrebbero ritrovarsi con un PCB sostanzialmente vuoto.