Recensione OPPO Find X10 Pro Max: un top di gamma completo con tre fotocamere da 200MP

Dopo aver utilizzato OPPO Find X10 Pro Max, la cosa che ci è rimasta più impressa non è il processore, né il display particolarmente luminoso. È il comparto fotografico. OPPO ha scelto di portare tre sensori da 200 megapixel sul retro, ma soprattutto ha lavorato su aspetti che nell’utilizzo quotidiano contano più della risoluzione dichiarata: la messa a fuoco, la versatilità delle fotocamere e la registrazione video.

Il risultato è uno smartphone che ci ha convinto. Non abbiamo trovato grandi difetti capaci di compromettere l’esperienza e, nel complesso, Find X10 Pro Max si comporta come ci aspettiamo da un prodotto di fascia alta. La sensazione, però, non è quella di trovarci davanti a un telefono completamente diverso dal predecessore. Rispetto a Find X9 Pro ci sono miglioramenti importanti, soprattutto su fotocamera e software, mentre in altri ambiti l’evoluzione è più graduale.

Abbiamo provato la versione globale nella colorazione Titanium Grey, con 12 GB di RAM e 512 GB di memoria interna, effettuando anche una serie di misurazioni in laboratorio. I risultati confermano le prestazioni elevate della piattaforma e un display capace di raggiungere una luminosità notevole. L’autonomia è buona, anche se il miglioramento rispetto al modello precedente ci è sembrato contenuto.

Altra grande novità è la ColorOS 17, basata su Android 17. La nuova interfaccia mantiene molte delle caratteristiche che avevamo già apprezzato nella versione precedente, ma introduce ulteriori interventi sulla fluidità, sulla gestione delle applicazioni e sull’intelligenza artificiale. Alcune novità sono interessanti già sulla carta, altre dipendono dalla disponibilità dei servizi e dagli aggiornamenti distribuiti nella nostra regione. Vale quindi la pena distinguere ciò che cambia davvero nell’utilizzo da quello che OPPO promette per il software.

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Anche il design merita una considerazione personale. Find X10 Pro Max è bello, ben costruito e restituisce una sensazione premium, ma continuiamo a preferire le linee più pulite di Find X9 Pro. Non è un problema di qualità, quanto di gusto: il predecessore mi sembrava più semplice e riuscito. Inoltre, OPPO ha eliminato il tasto laterale dedicato alla fotocamera, una scelta secondo noi comprensibile.

Indice

Scheda tecnica OPPO Find X10 Pro Max

Caratteristica Specifiche tecniche
Modello OPPO Find X10 Pro Max
Display LTPO AMOLED da 6,78 pollici, 2772 × 1272 pixel, circa 450 ppi
Frequenza di aggiornamento Adattiva fino a 120 Hz, modalità fino a 144 Hz in alcuni giochi
Luminosità 1.883 nit misurati a schermo bianco pieno; picco HDR dichiarato di 3.600 nit
HDR Dolby Vision
Processore MediaTek Dimensity 9600 Pro, processo produttivo a 2 nm
Memoria RAM 12 GB LPDDR5X
Memoria interna 512 GB UFS 4.1
Fotocamera principale 200 MP Samsung ISOCELL HPC, sensore da 1/1,3″, apertura f/1.5, OIS, focale equivalente di 24 mm
Fotocamera ultra-grandangolare 200 MP Samsung ISOCELL HP5, sensore da 1/1,56″, apertura f/2.2, focale equivalente di 13 mm, autofocus
Teleobiettivo periscopico 200 MP Samsung ISOCELL HP5, sensore da 1/1,56″, apertura f/2.1, OIS, focale equivalente di 70 mm
Fotocamera frontale 50 MP Samsung ISOCELL JN5, apertura f/2.0, autofocus, campo visivo di 100°
Registrazione video Fino a 8K a 30 fps e 4K a 120 fps con le tre fotocamere posteriori; Dolby Vision HDR
Sensore cromatico True Color multispettrale da 3,2 milioni di pixel
Batteria 7.150 mAh, tecnologia silicio-carbonio
Ricarica cablata SUPERVOOC fino a 80 W
Ricarica wireless AIRVOOC fino a 50 W
Sistema operativo Android 17 con ColorOS 17
Dimensioni Spessore di 8,4 mm
Peso 228 grammi
Resistenza Certificazioni IP66, IP68 e IP69
Configurazione provata Titanium Grey, 12 GB di RAM e 512 GB di memoria interna
Prezzo di listino 1.799,99 euro

Design e costruzione

Dal punto di vista estetico, OPPO Find X10 Pro Max è uno smartphone che ci ha convinto, soprattutto per la cura con cui è stato realizzato. La versione Titanium Grey che abbiamo provato ha un aspetto elegante e piuttosto sobrio, senza ricorrere a finiture troppo appariscenti. È un telefono grande, con un modulo fotografico importante, ma nel complesso le proporzioni sono ben studiate e l’impressione è quella di un prodotto premium, costruito con attenzione ai dettagli.

Le dimensioni sono generose e il peso di 228 grammi si sente quando lo utilizziamo a lungo con una sola mano. Non è uno smartphone pensato per chi cerca leggerezza o compattezza, ma la sensazione in mano è solida e restituisce una buona percezione della qualità costruttiva. Anche lo spessore di 8,4 millimetri è interessante considerando la batteria da 7.150 mAh e il sistema fotografico che OPPO ha inserito al suo interno. Non abbiamo la sensazione di un dispositivo assemblato mettendo insieme componenti ingombranti senza preoccuparsi dell’equilibrio generale.

La colorazione Titanium Grey contribuisce a rendere il design discreto. È una scelta che personalmente apprezziamo perché si abbina bene all’impostazione dello smartphone e non mette in secondo piano il resto del dispositivo. Le finiture sono curate e l’insieme comunica quella sensazione di solidità che ci aspettiamo da un prodotto di questa fascia. OPPO ha lavorato anche sulla protezione, con certificazioni IP66, IP68 e IP69 contro polvere e acqua, un valore aggiunto per chi porta spesso il telefono con sé e non vuole preoccuparsi troppo delle normali situazioni quotidiane, pur ricordando che nessuna certificazione rende il dispositivo immune a qualsiasi danno.

Il modulo fotografico posteriore è inevitabilmente uno degli elementi più caratterizzanti. Tre sensori da 200 MP richiedono spazio e OPPO non ha cercato di nasconderlo: il gruppo ottico ha una presenza importante e rende immediatamente riconoscibile Find X10 Pro Max. È una scelta estetica che può piacere oppure meno, ma in questo caso racconta anche la filosofia del prodotto. La fotografia non è una funzione secondaria, bensì uno degli elementi su cui il telefono punta maggiormente, e il design lo rende evidente.

Personalmente avremmo preferito un’impostazione più semplice, come quella di Find X9 Pro, che alla vista aveva linee più pulite e un aspetto complessivamente più essenziale. Non significa, però, che il nuovo modello sia meno curato o meno bello: è soprattutto una questione di gusto. 

Anche la disposizione dei pulsanti merita una considerazione. I comandi fisici sono facilmente individuabili e permettono di gestire le funzioni principali senza dover intervenire sempre sul display. La novità rispetto a Find X9 Pro è però l’assenza del tasto laterale dedicato alla fotocamera. Non era un pulsante che utilizzavamo frequentemente, quindi non possiamo dire che la sua rimozione abbia peggiorato in maniera significativa la nostra esperienza. 

Display e misurazioni di laboratorio

Il display è un LTPO AMOLED da 6,78 pollici con risoluzione di 2772 × 1272 pixel, densità di circa 450 ppi e frequenza di aggiornamento adattiva fino a 120 Hz. In alcuni scenari di gioco sono previste modalità fino a 144 Hz, ma non bisogna considerare tale valore come la frequenza standard in ogni applicazione.

Nell’uso quotidiano il pannello ci è piaciuto molto, parliamo di un display di altissimo livello. Testi, fotografie e video sono ben definiti, mentre lo scorrimento delle pagine e le animazioni risultano fluidi. La diagonale generosa è comoda per leggere, guardare contenuti e lavorare con più applicazioni, anche se contribuisce alle dimensioni complessive del telefono.

La tecnologia LTPO permette di adattare la frequenza di aggiornamento a ciò che stiamo facendo. È una soluzione che aiuta a conciliare fluidità e consumi, senza costringerci a intervenire continuamente sulle impostazioni. La gestione è affidata al sistema e, durante l’utilizzo normale, non abbiamo bisogno di pensarci.

Nei nostri laboratori abbiamo misurato anche la luminosità. Con una schermata interamente bianca il nostro esemplare ha raggiunto 1.883 nit. Il dato è utile per valutare il pannello in una condizione precisa, ma non va confuso con il picco HDR dichiarato da OPPO, pari a 3.600 nit. Il valore massimo viene raggiunto in condizioni specifiche e su porzioni dello schermo; una schermata completamente bianca rappresenta invece una situazione differente.

OPPO dichiara inoltre fino a 2.000 nit in modalità HBM, pensata per aumentare la leggibilità in condizioni di forte illuminazione ambientale. La nostra misurazione si avvicina a quel valore e conferma che il display dispone di un margine importante. La leggibilità all’aperto dipende comunque anche dai riflessi, dalla regolazione automatica e dal contenuto visualizzato.

Il pannello supporta colori a 10 bit, gamma BT.2020 e Dolby Vision. La resa è piacevole quando guardiamo video compatibili e fotografie ricche di colore, mentre le impostazioni consentono di intervenire sulla visualizzazione in base alle preferenze.

Interessante anche l’attenzione alla luminosità minima e alla gestione dello sfarfallio. OPPO dichiara un livello minimo di 1 nit e una dimmerazione PWM a 3.840 Hz fino a 70 nit, con DC dimming sopra questa soglia. Non significa che tutti percepiranno il pannello allo stesso modo, ma è un aspetto da considerare per chi utilizza il telefono al buio o legge a lungo prima di dormire. 

Abbiamo analizzato il pannello di OPPO Find X10 Pro Max con il colorimetro X-Rite i1Display Pro e la suite software Calman di Portrait Displays, previa calibrazione dello strumento tramite lo spettrofotometro X-Rite i1 Pro 2. Le misure coprono tre profili SDR (Naturale, Standard e Vivido) e la riproduzione HDR, ma nel dettaglio ci concentriamo sui due profili più significativi: quello più fedele e quello con il gamut più esteso.

Partiamo dalla luminosità. A schermata bianca piena (APL 100%) il pannello raggiunge 1.883 nit, un valore molto alto per l’intera superficie illuminata, che si traduce in una leggibilità all’aperto senza esitazioni anche sotto il sole diretto.

Luminosità

Area 100%

Trattandosi di un pannello OLED, il rapporto di contrasto è prossimo all’infinito: ogni pixel è una sorgente di luce autonoma e si spegne completamente per riprodurre il nero, tanto che al gradino 0% della scala di grigi il colorimetro non rileva alcuna emissione. Nella pratica significa neri profondi anche al buio, nessun alone attorno agli elementi chiari su sfondo scuro e una resa dei contenuti con molte ombre che un LCD non può avvicinare.

Spazio Colore CIE 1931 – Coordinate cromatiche Yxy

OPPO Find X10 Pro Max – Standard

. Gamut misurato Copertura Rapporto
. REC BT.709 99.98% 134.01%
. DCI P3 D65 97.38% 98.79%
. Adobe RGB 89.49% 99.35%
. BT.2020 70.85% 70.88%

Misure effettuate con Calman di Portrait Displays

Curva di Gamma SDR

OPPO Find X10 Pro Max – Standard

Il profilo più fedele è Standard. Il suo triangolo del gamut copre il 97% dello spazio DCI-P3, lo standard nato per il cinema digitale e oggi adottato come riferimento per i contenuti a gamma estesa su smartphone, monitor e TV: è circa un terzo più ampio dello sRGB, soprattutto sui verdi e sui rossi. I primari restano leggermente all’interno dei vertici di riferimento, con il rosso un filo meno saturo del previsto.

Il bianco ha una temperatura colore stabile tra 6.730 e 6.835 K lungo tutta la scala di grigi, con coordinate x leggermente inferiori a quelle del D65: ne risulta un bianco appena freddo, senza dominanti verdi o magenta. La gamma media si attesta a 2,19 e segue il riferimento di 2,2 con grande regolarità fino all’80%, per poi scendere a 2,14 al 90% e a 2,09 al 95%: le alte luci risultano quindi un po’ più luminose del dovuto.

Il DeltaE medio dE2000 sul Macbeth Color Checker (18 patch cromatiche) è di 1,18, sotto la soglia di 2 oltre la quale gli scarti diventano percepibili a occhio nudo. Il tono più preciso è Blue Sky (0,43), mentre le deviazioni maggiori riguardano gli incarnati, con Light Skin a 2,72 e Dark Skin a 2,37, insieme al rosso pieno (2,37). Sui primari e secondari puri la media è di 0,91, con il giallo (0,51) e il verde (0,57) quasi perfetti e il rosso, a 1,43, unico valore sopra l’unità.

Spazio Colore CIE 1931 – Coordinate cromatiche Yxy

OPPO Find X10 Pro Max – Vivido

. Gamut misurato Copertura Rapporto
. REC BT.709 100.00% 141.28%
. DCI P3 D65 98.97% 104.14%
. Adobe RGB 92.46% 104.73%
. BT.2020 74.70% 74.72%

Misure effettuate con Calman di Portrait Displays

Curva di Gamma SDR

OPPO Find X10 Pro Max – Vivido

Il profilo con il gamut più esteso è Vivido, che spinge le dimensioni del triangolo al 104% del DCI-P3. La saturazione supera il riferimento in modo selettivo: il blu e il verde finiscono oltre i rispettivi vertici, mentre il rosso resta leggermente all’interno. È la modalità pensata per chi cerca colori più carichi nell’uso quotidiano, rinunciando a una parte della fedeltà.

Il bianco si raffredda in modo più netto rispetto a Standard: la temperatura colore parte da circa 6.880 K nelle basse luci e si stabilizza attorno ai 7.010-7.020 K dalla metà della scala in su, con una tonalità bluastra percepibile accostando i due profili. La gamma media è di 2,19, ben allineata fino al 75%, poi cala a 2,13 al 90% e a 2,04 al 95%, con alte luci schiarite in misura maggiore rispetto a Standard.

Il DeltaE medio sul Color Checker sale a 2,51. Gli scarti più evidenti riguardano i toni caldi e i blu tenui (Orange 4,18, Yellow 3,90, Blue Flower 3,34), mentre Magenta (0,81) e Moderate Red (1,08) restano molto precisi. Sui primari e secondari puri la media è di 1,36: il blu, con 2,11, è il colore che paga di più l’estensione del gamut, seguito dal ciano (1,83), mentre rosso (0,79) e giallo (0,96) restano corretti.

Curva di Gamma HDR

OPPO Find X10 Pro Max – Standard (HDR)

Spazio Colore CIE 1931 – Coordinate cromatiche Yxy

OPPO Find X10 Pro Max – Standard (HDR)

. Gamut misurato Copertura Rapporto
. REC BT.709 100.00% 170.41%
. DCI P3 D65 99.62% 125.62%
. Adobe RGB 100.00% 126.33%
. BT.2020 90.12% 90.12%

Misure effettuate con Calman di Portrait Displays

In HDR la scala di grigi raggiunge una luminanza massima di 1.228 cd/m², valore che il pannello tocca all’85% del segnale e mantiene invariato fino al 100%, dove la curva si appiattisce. Il tracking della curva PQ (SMPTE ST 2084) rivela un tone mapping marcato sui mezzitoni: dal 20% al 50% del segnale la luminanza misurata supera quella prevista del 54-60%, lo scarto scende al 31% al 60% e al 13% al 70%, per poi riallinearsi attorno al 75%. Le scene a media intensità appaiono quindi lievemente più luminose di quanto previsto dal master, una scelta che favorisce la visione in ambienti illuminati a scapito dell’aderenza al contenuto originale.

Il bianco resta leggermente freddo, tra 6.900 K nelle basse luci e 6.640 K nelle alte, dove si avvicina al D65 senza dominanti verdi o magenta. Il triangolo del gamut copre il 98,9% del DCI-P3 e lo supera nettamente in dimensioni (124,6%), soprattutto per un verde spinto ben oltre il vertice di riferimento. Ne risente la precisione dei colori puri, con un dE2000 medio di 6,94 su primari e secondari e punte di 9,43 sul verde e 8,94 sul ciano. Il tone mapping coinvolge anche i colori, la cui luminanza misurata supera quella attesa tra il 37% e il 73%.

Il DeltaE medio dE2000 sul Color Checker è di 3,72, con i toni gialli e verde-gialli più critici (Yellow 5,27, Yellow Green 4,95, Orange Yellow 4,83) e Blue (2,86) e Moderate Red (2,90) tra i più fedeli. Il dEITP medio sulle stesse 18 patch è di 27,93: è la metrica definita dalla raccomandazione ITU-R BT.2124 per i contenuti HDR, basata sullo spazio colore ICtCp, in cui un’unità corrisponde all’incirca alla soglia di differenza percepibile. La sua scala non è confrontabile con quella del dE2000 e produce valori più alti a parità di precisione, ma in questo caso il dato riflette anche la luminanza sopra il previsto introdotta dal tone mapping.

Hardware e prestazioni

La piattaforma scelta è il MediaTek Dimensity 9600 Pro, realizzata con processo produttivo a 2 nanometri. Nella configurazione provata troviamo 12 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di memoria interna UFS 4.1. Si tratta di una dotazione da top di gamma, pensata per gestire applicazioni pesanti, giochi e multitasking senza particolari difficoltà.

Nell’uso quotidiano non abbiamo avuto la sensazione di dover aspettare lo smartphone. Le applicazioni si aprono rapidamente, il passaggio tra più programmi è immediato e la navigazione nell’interfaccia resta reattiva. La potenza è naturalmente importante, ma quello che apprezziamo di più è che non occorre cercare situazioni particolari per accorgersi della fluidità. Qui il passo in avanti di OPPO si è visto molto.

Antutu 12

Punteggio

3D Mark Steel Nomad Light

Punteggio finale

3D Mark Wild Life Extreme

Punteggio finale

Geekbench 7

Single-Core

Geekbench 7

Multi-Core

Geekbench 7

GPU

CPDT Benchmark

Scrittura sequenziale

CPDT Benchmark

Lettura sequenziale

CPDT Benchmark

Memory copy

Google Octane 2.0

Octane Score

Speedometer 2.0

Test via browser

Abbiamo eseguito una serie di benchmark per capire meglio le capacità della piattaforma. In AnTuTu Benchmark V12.0.1 il dispositivo ha totalizzato 4.140.706 punti, suddivisi in 1.183.478 punti per la CPU, 1.668.675 per la GPU e 556.922 per la memoria. Il risultato complessivo è molto elevato e la componente grafica contribuisce in maniera importante al punteggio.

Con Geekbench 7 abbiamo ottenuto 2.570 punti in single-core e 9.507 punti in multi-core. Il primo risultato misura soprattutto la capacità di gestire le operazioni che coinvolgono un singolo nucleo, mentre il secondo mostra il comportamento del processore quando più core lavorano contemporaneamente. I valori confermano che abbiamo a disposizione risorse sufficienti anche per carichi di lavoro impegnativi.

Abbiamo poi eseguito test grafici con 3DMark. In Steel Nomad Light il risultato è stato di 2.490 punti, con una media di 18,45 fps; in Wild Life Extreme abbiamo registrato 4.945 punti e 29,62 fps medi. Si tratta di prove differenti, quindi non vanno confrontate direttamente tra loro. Servono piuttosto a valutare il comportamento della GPU in scenari specifici.

Anche i test dedicati alla navigazione web hanno restituito valori interessanti: Speedometer ha registrato 278 ±14 esecuzioni al minuto, mentre Octane 2.0 ha totalizzato 41.548 punti. I risultati dipendono dalla versione del test, dal browser e dalle condizioni di esecuzione, perciò li riportiamo come misurazioni del nostro esemplare e non come valori assoluti validi per qualsiasi situazione.

Abbiamo controllato anche la memoria interna con un test dedicato. Le misurazioni hanno indicato circa 945 MB/s in lettura sequenziale e 577 MB/s in scrittura sequenziale, con velocità inferiori nelle operazioni casuali su blocchi da 4 KB. Nell’utilizzo quotidiano la memoria si comporta bene: caricamenti e trasferimenti sono rapidi, anche se le prestazioni variano in base al tipo di operazione.

I benchmark confermano quindi un dispositivo molto potente, ma non sono l’unico parametro da considerare. Un punteggio elevato non garantisce automaticamente prestazioni costanti durante una sessione di gioco lunga: entrano in gioco anche temperature, gestione energetica e software. 

Nella nostra prova Find X10 Pro Max si è dimostrato reattivo e non ci ha dato nessun problema nelle attività quotidiane e nemmeno quando lo abbiamo stressato tanto. Se cercate uno smartphone potente, questo Find X10 Pro Max è tra i migliori che potete trovare in commercio.

ColorOS 17: cosa cambia rispetto a ColorOS 16

Il software merita uno spazio più ampio, perché ColorOS 17 è una parte importante dell’esperienza di Find X10 Pro Max. La nuova versione è basata su Android 17 e punta su tre aspetti: animazioni più fluide, una gestione più efficiente delle risorse e funzioni AI che cercano di fare qualcosa di più rispetto a rispondere a una domanda.

Chi arriva da Find X9 Pro conosce già l’impostazione generale dell’interfaccia. ColorOS 16 aveva introdotto un lavoro importante sulla fluidità, con Luminous Rendering Engine e Trinity Engine, oltre a funzioni come AI Mind Space. Non sarebbe corretto, quindi, presentare ogni elemento di ColorOS 17 come una novità assoluta. Il cambiamento riguarda soprattutto l’evoluzione di queste tecnologie e l’aggiunta di nuovi strumenti, in particolare AI Mind Pilot con Agent Mode.

Un’interfaccia più fluida, ma non completamente nuova

La prima impressione è quella di un sistema che punta a rendere più naturale il passaggio da un’azione all’altra. Le animazioni sono state riviste e l’interfaccia adotta un’impostazione visiva più fluida, con transizioni che cercano di accompagnare il movimento invece di limitarsi a collegare due schermate.

È un aspetto che si nota soprattutto quando apriamo e chiudiamo le applicazioni, torniamo alla schermata Home o passiamo rapidamente da un programma all’altro. La fluidità, naturalmente, dipende anche dal carico di lavoro e dalle applicazioni utilizzate, ma nel complesso il sistema restituisce una sensazione di immediatezza coerente con la fascia di prezzo.

La novità tecnica principale è il Laminar Flow Engine, che coordina meglio i carichi in primo piano e quelli in background e interviene sulla gestione della RAM. OPPO dichiara un miglioramento fino al 55% nella stabilità dell’apertura delle applicazioni, miniature della Galleria visualizzate fino al 50% più velocemente al primo caricamento e la possibilità di mantenere oltre il 25% di applicazioni in più attive in background. Sono percentuali fornite dal produttore, misurate in scenari di test specifici, e non risultati che possiamo garantire in ogni situazione.

Il senso dell’intervento è comunque chiaro: ridurre quei piccoli tempi morti che possono comparire quando riapriamo un’applicazione o torniamo a un contenuto già visualizzato. Nella vita di tutti i giorni conta meno sapere quale motore si occupi di una determinata operazione e più evitare che il telefono debba ricaricare continuamente le stesse informazioni.

OPPO parla anche di una maggiore capacità di mantenere la fluidità nel tempo. Nei test interni che simulano sei anni di utilizzo, il sistema conserverebbe oltre il 90% della fluidità iniziale anche con la memoria occupata al 90%. È una dichiarazione interessante, ma per verificare quanto accada davvero dopo anni di utilizzo sarà necessario attendere prove sul lungo periodo.

ColorOS 17 introduce inoltre il Luminous Rendering Engine aggiornato, basato su un’architettura di rendering unificata. Secondo OPPO, in determinati scenari questa soluzione riduce fino al 30% il carico di rendering e può contenere l’utilizzo della RAM associato al rendering fino al 25%. Anche in questo caso si tratta di dati dichiarati dall’azienda, non di misurazioni indipendenti effettuate durante la nostra prova.

Rispetto a ColorOS 16, quindi, non cambia il fatto che l’interfaccia punti sulla fluidità: era già una delle priorità della versione precedente. Cambia il modo in cui OPPO cerca di mantenerla, lavorando sulla coordinazione dei processi e sul carico necessario per produrre animazioni e schermate.

AI Mind Space: raccogliere informazioni senza perderle

Una delle funzioni più interessanti è AI Mind Space, una sorta di archivio personale pensato per raccogliere informazioni che incontriamo mentre utilizziamo il telefono. L’idea è semplice: invece di lasciare una pagina aperta, fare screenshot che poi dimentichiamo nella Galleria o copiare continuamente testi nelle note, possiamo salvare contenuti e recuperarli successivamente.

La funzione si collega al tasto Snap, quando disponibile, e supporta anche una gesture con tre dita per acquisire il contenuto visualizzato sullo schermo. Le informazioni vengono raccolte nell’apposito spazio, dove possono essere organizzate e ritrovate in un secondo momento.

Per capire l’utilità di uno strumento del genere basta pensare a una situazione comune: stiamo cercando un prodotto, leggiamo una notizia che vogliamo approfondire o troviamo un luogo da visitare durante un viaggio. Normalmente finiamo per distribuire le informazioni tra screenshot, segnalibri, appunti e conversazioni. AI Mind Space nasce per ridurre questa dispersione e creare un punto di raccolta unico.

ColorOS 16 aveva già introdotto AI Mind Space e le raccolte intelligenti, quindi la funzione non è nuova in senso assoluto. Con ColorOS 17 OPPO amplia il progetto e lo collega maggiormente alle possibilità offerte dagli strumenti AI e da AI Mind Pilot.

Occorre però fare attenzione alla disponibilità regionale. La guida software indica che Long-doc Capture, per salvare articoli lunghi senza effettuare una serie di screenshot, e Link Capture, per raccogliere collegamenti a video YouTube e TikTok, non sono disponibili in Europa. Sono funzioni che possono essere interessanti, ma non vanno considerate parte dell’esperienza italiana finché non saranno effettivamente abilitate.

AI Mind Pilot e Agent Mode: l’AI prova a passare dalle risposte alle azioni

La novità software che merita più attenzione è AI Mind Pilot con Agent Mode. L’obiettivo è andare oltre la classica interazione con un assistente, in cui poniamo una domanda e riceviamo una risposta. Il sistema è progettato per lavorare direttamente con file e fotografie presenti sul dispositivo, organizzandoli in base a ciò che chiediamo.

Possiamo chiedere di raccogliere fotografie scattate in un determinato luogo, organizzarle in base alle persone presenti oppure rinominare e ordinare documenti distribuiti in cartelle diverse. L’idea è ridurre le operazioni manuali che normalmente richiedono di aprire una serie di cartelle, selezionare singoli elementi e sistemarli uno alla volta.

Pensiamo, per esempio, alle fotografie di un viaggio. Invece di scorrere centinaia di immagini, l’assistente dovrebbe aiutare a individuare quelle legate a una destinazione e organizzarle secondo criteri specifici. Lo stesso principio si applica ai documenti: biglietti, prenotazioni e file salvati con nomi poco chiari potrebbero essere raccolti in un’unica cartella e rinominati in modo più ordinato.

AI Mind Pilot riunisce servizi e modelli AI, tra cui ChatGPT, Gemini e Perplexity, e può collegarsi alle informazioni raccolte in AI Mind Space. 

Privacy: cosa succede ai file personali

Quando un sistema AI lavora con fotografie e documenti personali, la questione non riguarda soltanto la comodità. È importante capire dove vengono elaborati i contenuti e quando possono essere inviati a servizi esterni.

Un’altra grande novità è che i modelli eseguiti direttamente sul dispositivo possono comprendere e indicizzare localmente i contenuti, permettendo ad AI Mind Pilot di recuperare, organizzare e rinominare file senza inviare gli originali ai modelli AI di terze parti. Se un’attività richiede invece di caricare contenuti su un servizio esterno, il sistema chiede un’autorizzazione esplicita prima di procedere.

È un’impostazione sensata, soprattutto per chi utilizza lo smartphone anche per lavoro e conserva al suo interno documenti personali. Non significa che qualsiasi operazione AI sia automaticamente privata in ogni circostanza: bisogna sempre considerare il servizio utilizzato, i permessi concessi e l’eventuale condivisione di dati. La possibilità di sapere quando un contenuto lascia il dispositivo è comunque un elemento molto importante.

AI Photo Agent: modificare una fotografia con una richiesta

ColorOS 17 introduce anche AI Photo Agent, uno strumento pensato per semplificare l’editing fotografico. L’idea è permettere all’utente di descrivere in linguaggio naturale il risultato desiderato, senza dover conoscere tutte le regolazioni disponibili nell’editor.

La funzione comprende suggerimenti automatici, modifiche richieste tramite testo e la possibilità di utilizzare un’immagine di riferimento per riprodurne lo stile. In quest’ultimo caso il sistema analizza elementi come illuminazione, colori, atmosfera e trattamento del ritratto, cercando di applicare una resa simile alla fotografia che vogliamo modificare.

OPPO dichiara di utilizzare sei modelli specializzati, dedicati rispettivamente alla qualità dell’immagine, alla modifica degli oggetti, al ritocco dei ritratti, alla luce e alle ombre, al colore e alla ricomposizione. L’obiettivo è rendere accessibili operazioni che normalmente richiedono più passaggi nell’editor. 

Questa funzione però verrà distribuita gradualmente nei diversi Paesi, con l’Europa prevista in una fase successiva.

ColorOS 17 rispetto a ColorOS 16: le differenze principali

Il confronto con il software di Find X9 Pro aiuta a capire meglio la direzione scelta da OPPO.

  • Fluidità e gestione delle risorse: ColorOS 16 aveva già introdotto Luminous Rendering Engine e Trinity Engine. ColorOS 17 aggiorna l’architettura di rendering e aggiunge Laminar Flow Engine, con l’obiettivo di rendere più stabile l’apertura delle app e migliorare la gestione del multitasking.

  • AI Mind Space: la funzione era già presente nella generazione precedente. La nuova versione punta a collegarla maggiormente agli strumenti AI e alla gestione delle informazioni personali. Alcune possibilità, come Long-doc Capture e Link Capture, non sono però disponibili in Europa secondo la guida.

  • AI Mind Pilot con Agent Mode: è la novità più rilevante. Il sistema punta a organizzare file e fotografie sulla base di richieste in linguaggio naturale, andando oltre la semplice risposta a una domanda.

  • AI Photo Agent: aggiunge un approccio più guidato all’editing delle immagini, con suggerimenti, comandi testuali e corrispondenza dello stile di una fotografia di riferimento. La distribuzione europea è indicata come successiva.

  • Privacy degli strumenti AI: la guida mette l’accento sull’elaborazione locale dei file e sulla richiesta di autorizzazione quando è necessario inviare contenuti a servizi esterni.

Fotocamere: tre sensori da 200 MP

Arriviamo alla vera killer feature di questo smartphone, ovvero il suo comparto fotografico. OPPO ha scelto una configurazione composta da tre sensori posteriori da 200 megapixel, una soluzione che rende più omogeneo il sistema quando passiamo da una focale all’altra. Parliamo della prima configurazione con 3 cam da 200MP al mondo.

La fotocamera principale utilizza un Samsung ISOCELL HPC da 200 MP, con sensore da 1/1,3 pollici, apertura f/1.5, stabilizzazione ottica e focale equivalente di 24 mm. È la fotocamera che utilizziamo più spesso per le fotografie quotidiane, dai paesaggi ai ritratti ambientati, e rappresenta la base del sistema.

L‘ultra-grandangolare utilizza un Samsung ISOCELL HP5 da 200 MP, formato da 1/1,56 pollici, focale equivalente di 13 mm e apertura f/2.2. La presenza dell’autofocus consente di avvicinarsi ai soggetti, con una distanza minima dichiarata di 4 centimetri. Non è quindi soltanto una fotocamera da usare quando vogliamo includere più elementi nella scena: può servire anche per dettagli e inquadrature ravvicinate.

Il teleobiettivo periscopico utilizza un altro Samsung ISOCELL HP5 da 200 MP, sempre da 1/1,56 pollici, con focale equivalente di 70 mm, apertura f/2.1 e stabilizzazione ottica. La distanza minima di messa a fuoco dichiarata è di 10 centimetri. La focale più lunga permette di isolare il soggetto e ottenere una prospettiva diversa rispetto alla principale, una possibilità utile soprattutto per ritratti e dettagli.

Rispetto a Find X9 Pro il cambiamento è netto sulla carta. Il predecessore aveva una fotocamera principale da 50 MP, un ultra-grandangolare da 50 MP e un teleobiettivo da 200 MP. Find X10 Pro Max porta quindi la risoluzione da 200 MP anche sulle altre due fotocamere posteriori. 

Il miglioramento che abbiamo apprezzato maggiormente, però, è la messa a fuoco sui ritratti. È un aspetto che nell’utilizzo quotidiano conta più di quanto possa sembrare leggendo una scheda tecnica. Quando fotografiamo una persona, un animale o un soggetto che non resta perfettamente fermo, la rapidità con cui la fotocamera riesce ad agganciarlo può fare la differenza tra uno scatto riuscito e uno da ripetere.

Anche i video sono più convincenti, tra i migliori nel settore. La possibilità di registrare in 4K fino a 120 fps e in 8K a 30 fps con tutte e tre le fotocamere posteriori offre maggiore libertà a chi vuole alternare riprese grandangolari, inquadrature standard e dettagli ravvicinati. Il supporto a Dolby Vision HDR completa la dotazione per la registrazione di contenuti compatibili.

A supporto delle tre fotocamere troviamo una fotocamera True Color con sensore multispettrale da 3,2 milioni di pixel, pensata per contribuire alla lettura delle condizioni cromatiche della scena. OPPO collabora da anni con Hasselblad per l’esperienza fotografica e mette a disposizione strumenti dedicati a chi vuole intervenire maggiormente sul risultato.

La fotocamera frontale utilizza un Samsung ISOCELL JN5 da 50 MP, con apertura f/2.0, autofocus e campo visivo di 100 gradi. La presenza dell’autofocus è utile per selfie e videochiamate, mentre il campo visivo ampio permette di includere più persone nell’inquadratura.

Il nostro giudizio sul comparto fotografico è positivo soprattutto perché i miglioramenti non si fermano alla risoluzione. La messa a fuoco è più convincente e la parte video è più versatile. Sono due aspetti che apprezziamo concretamente nell’utilizzo. Le tre fotocamere da 200 MP sono il tratto distintivo del dispositivo. Brava OPPO.

Autonomia

Find X10 Pro Max integra una batteria al silicio-carbonio da 7.150 mAh nella versione globale che abbiamo provato. La ricarica cablata arriva a 80 W SUPERVOOC, mentre quella wireless AIRVOOC raggiunge 50 W. Sono valori da fascia alta, pensati per ridurre i tempi necessari a recuperare energia e offrire più possibilità a chi preferisce la ricarica senza cavo.

Nel nostro test di laboratorio dedicato all’autonomia abbiamo registrato 885 minuti, pari a 14 ore e 45 minuti. Il risultato va letto nelle condizioni specifiche della prova: non significa che ogni utente otterrà esattamente la stessa durata, perché luminosità, rete, applicazioni e tipo di utilizzo possono cambiare sensibilmente i consumi.

L’autonomia è davvero ottima e ci ha permesso di passare fino a 2 giorni senza dover controllare continuamente la percentuale residua. Chi usa spesso la fotocamera, guarda video o trascorre molto tempo fuori casa ha a disposizione una batteria capiente, mentre la ricarica rapida è utile quando serve recuperare energia in poco tempo.

Autonomia

Test overall

Il confronto con Find X9 Pro richiede però una precisazione. Il predecessore dispone di una batteria globale dichiarata da 7.500 mAh, quindi superiore sulla carta ai 7.150 mAh del nuovo modello. Ma come sappiamo, la capacità non è l’unico elemento che determina la durata, perché entrano in gioco anche processore, display e gestione energetica, ma non possiamo parlare di un aumento della batteria in termini nominali. E in questo OPPO ha fatto un ottimo lavoro. 

Nella nostra valutazione, l’autonomia è migliorata rispetto al predecessore. Parliamo di una durata che è difficile, se non ad oggi impossibile, trovare in altri smartphone di questa fascia.

Prezzi e disponibilità in Italia

OPPO Find X10 Pro Max è disponibile in Italia da oggi 21 ottobre nella configurazione da 512 GB, nelle colorazioni Titanium Grey e Luna White, con un prezzo di listino di 1.799,99 euro.

OPPO Store prevede una promozione di pre-lancio attiva fino al 25 ottobre: acquistando un voucher al costo di 0,99 euro si ottiene un valore promozionale di 150 euro, utilizzabile dal 21 ottobre al 30 novembre per l’acquisto dei prodotti della serie Find X10 sullo store ufficiale, secondo le condizioni previste.

Chi acquista Find X10 Pro Max o Find X10 nella configurazione da 512 GB tramite OPPO Store può scegliere uno dei regali previsti dalla promozione: Hasselblad Teleconverter Kit, dal valore dichiarato di 549,99 euro; OPPO Watch X3, dal valore di 399,99 euro; oppure OPPO Enco Clip2, dal valore di 179,99 euro.

È previsto anche un pacchetto accessori da 9,99 euro che comprende una custodia magnetica, un caricatore SUPERVOOC da 80 W e un supporto magnetico per auto. Sullo store sono inoltre indicate offerte per chi abbina altri prodotti, tra cui OPPO Enco X4 e Watch X3, oltre alla possibilità di aggiungere OPPO Care.

Conclusioni: un top di gamma convincente, soprattutto per chi fotografa

Find X10 Pro Max è uno smartphone che ci ha convinto in praticamente tutti gli aspetti. Abbiamo prestazioni elevate, un display di alta qualità, un’ottima autonomia e un software ricco di personalizzazioni. Il motivo principale per sceglierlo, però, resta il comparto fotografico.

Il confronto con Find X9 Pro è meno scontato di quanto suggerisca la scheda tecnica. Il nuovo modello porta tre sensori da 200 MP, un processore aggiornato e una versione più recente del software, ma anche un design meno pulito.

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L’unico limite rimane il prezzo, 1.799,99 euro, che richiede una valutazione attenta. Chi possiede già Find X9 Pro potrebbe prendere in considerazione l’aggiornamento soprattutto se la fotografia e i video sono una priorità. Chi arriva da uno smartphone più datato troverà invece un pacchetto molto completo, con prestazioni elevate, schermo top e un sistema fotografico particolarmente ambizioso. 

Il nostro giudizio finale è positivo, Find X10 Pro Max non ha bisogno di inventarsi difetti per risultare credibile, perché è un prodotto ben riuscito.