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Recensione DOOM Eternal: The Ancient Gods – Parte 2, la resa dei conti

Si chiude il primo ciclo di espansioni di DOOM Eternal. Dopo aver infranto l’alleanza con l’infido Serafino, il Doom Slayer ha risvegliato l’entità più potente dell’universo a noi noto: è il Signore Oscuro, creatore di ogni cosa, materializzatosi con le stesse sembianze dell’antieroe di cui vestiamo la corazza. The Ancient Gods – Parte 2 ci ha catapultati nuovamente nelle profondità dell’Inferno, questa volta, però, con l’intento di estirpare la piaga demoniaca una volta per tutte.

Il team texano di id Software coglie l’occasione per implementare alcune novità sul fronte del gameplay, prima fra tutte il Martello delle Sentinelle, una formidabile arma che ci tornerà particolarmente utile negli scontri con le vecchie (e nuove) conoscenze infernali. Le ultime aggiunte impreziosiscono un contenuto nel complesso buono, che tuttavia non regge il confronto con la più spietata e galvanizzante Parte 1. Noi, in ogni caso, ne abbiamo approfittato per goderci una nuova infornata di scontri a fuoco, scatenando tutta la brutalità del nostro amato Slayer.

“Liberaci dal male”: l’ultima impresa dello Slayer

Il lavoro svolto dagli “eredi” di Carmack e Romero è degno di elogio: con il reboot di DOOM (2016), id Software era riuscita nel difficile compito di replicare la classica formula corri-e-spara dell’FPS originale e di trapiantarla in un prodotto inedito, che trae vantaggio dalle ultime tecnologie per elevare ulteriormente l’asticella della violenza su schermo. Non è un caso, insomma, che il sequel Eternal sia stato uno dei giochi più attesi dello scorso anno, attesa ripagata con un inebriante mix di azione e adrenalina pura – noi, del resto, siamo rimasti incantati.

Quella dei DLC non è una novità per il franchise in questione, ma lo è certamente per la più recente saga reboot. Avevamo dunque accolto con grande curiosità l’annuncio di The Ancient Gods, espansione concepita per approfondire il comparto narrativo – il più grande punto debole della serie – e, semplicemente, per regalare ai fan una nuova dose di DOOM, proponendo una sfida ancora più impegnativa che avrebbe messo alla prova i veterani dello sparatutto.

La storia di The Ancient Gods – Parte 2 riparte dallo stesso punto in cui l’avevamo lasciata sei mesi fa: deciso ad annientare definitivamente le forze demoniache, il Doom Slayer ha rievocato il Signore Oscuro per affrontarlo in un’epica battaglia che porrà fine a ogni conflitto.

Un gesto estremo, giustificato solo dall’inarrestabile determinazione del protagonista. Dopotutto, il Doom Slayer è un antieroe con tutti i crismi: una figura ambigua, vista dalla collettività come un salvatore, ma che non fa altro che perseguire, egoisticamente, i propri scopi. Qual è lo scopo dello Slayer? Semplice: ucciderli tutti. Dietro l’armatura Praetor si cela un guerriero forgiato da mille battaglie, un dispensatore di pura violenza, una macchina da guerra. Una Sentinella.

Consapevoli della spaventosa potenza dello Slayer, la nostra attenzione non può che ricadere sulla sua nemesi, il Signore Oscuro che tutto crea e tutto distrugge.

In Parte 2 è ancora una volta il sottovalutatissimo Codex a svelarci le informazioni più importanti legate alla storia e ai suoi protagonisti: nel caso del Signore Oscuro parliamo di un’entità primordiale, temuta anche nella sua forma immateriale e dormiente, quella che è stata poi risvegliata dallo Slayer durante le battute finali del primo add-on. Sebbene la figura del villain sia intrisa di un certo fascino, né lui né gli eventi che ruotano intorno a questa seconda parte sono riusciti a rendere più convincente il background narrativo. La debolezza, dunque, persiste.

Prima di poter partecipare al duello decisivo, in ogni caso, l’ex Sentinella dovrà percorrere un altro viaggio interdimensionale, partendo dal regno terrestre per tornare in quello infernale. Sarà l’ultima impresa dell’instancabile e rabbioso guerriero.

Ritorno all’Inferno, tra zombi urlatori e baroni corazzati

Proprio come nella prima parte dell’add-on, il Doom Slayer di The Ancient Gods – Parte 2 può già vantare un arsenale di tutto rispetto, così come un’ampia varietà di gadget e abilità che gli consentono di avere il totale dominio sul campo di battaglia. Con questa premessa, è lecito aspettarsi un’accoglienza piuttosto “calorosa” da parte dei nemici, aggressivi sin dalle battute iniziali dell’avventura, ma pur sempre vulnerabili.

Ecco dunque che facciamo la conoscenza del nuovo roster infernale di DOOM Eternal. Il primo a presentarsi è lo Zombi Urlatore, un tipo piuttosto loquace: una volta ucciso, emetterà un urlo con cui potenzierà tutti i demoni nelle immediate vicinanze. Un nemico fragile, che tuttavia può dar vita a situazioni molto spiacevoli, soprattutto quando ci tocca affrontare avversari di grossa taglia. Il suo funzionamento non è molto dissimile da quello dello Spirito, ma, se quest’ultimo va “esorcizzato” per interromperne l’abilità, il power up conferito dall’urlo è limitato nel tempo.

Parlando di nemici formato XL, il Barone Corazzato rappresenta una minaccia ancora più spaventosa. La nuova variante del già formidabile Barone Infernale indossa una corazza apparentemente impenetrabile: per spogliarlo dell’armatura dovremo colpirlo con il giusto tempismo, ma anche con un’arma adatta – la Balista o il Cannone pesante con Mirino di precisione; in alternativa, una generosa scarica di Fucile al plasma basterà per surriscaldare l’armatura del Barone disintegrandola. Nulla di troppo complicato per lo Slayer, ma quando capiterà di affrontarne più di uno allo stesso tempo… Meglio farsi trovare preparati.

Invitando i giocatori a utilizzare mod meno popolari per le bocche da fuoco a loro care, i nuovi Imp di pietra e i Soldati Antisommossa si rivelano delle ottime aggiunte per il mix demoniaco di Eternal. Meno convincente è stato il Predatore Maledetto, ennesima variante di un demone già presente nella campagna originale, che guadagna qui la capacità di annullare i nostri movimenti: ci costringerà a vagare lentamente nell’arena, inermi, fino al momento in cui riusciremo a toglierlo di mezzo con un Pugno potenziato. È un nemico che spezza in maniera sensibile il frenetico flow degli scontri di DOOM e che, pertanto, restituisce al giocatore una grande frustrazione – quella fastidiosa, non quella scaturita da un’esperienza genuinamente impegnativa.

Potenti o meno che siano, le nuove reclute dell’Inferno dovranno però vedersela con la nuova arma bianca dello Slayer: è il Martello delle Sentinelle, sostituto della Lama del Crogiolo che avevamo perso durante lo scontro finale della campagna di Eternal.

Molto più di una semplice aggiunta all’arsenale, il Martello ci offre un ulteriore attacco da scatenare nei momenti più concitati della battaglia. Dopo aver atteso il cooldown, utilizzeremo il Martello delle Sentinelle per eliminare all’istante i nemici di piccola taglia e per stordire quelli più grandi. Combinando il suo impiego con la torretta lanciafiamme e la granata congelante potremo inoltre guadagnare un gran quantitativo di Corazza e Salute. Da non sottovalutare, inoltre, la possibilità di prolungare le fasi di stun di nemici quali il Marauder e il Barone Corazzato.

La versatilità del Martello delle Sentinelle è impareggiabile, lo strumento perfetto per salvarsi la pelle nelle situazioni più rischiose e, per chi sarà in grado di utilizzarlo con saggezza, il migliore alleato contro i nemici più impegnativi di questo first-person shooter.

La brusca frenata di un’escalation di violenza

Tutti i nuovi innesti introdotti da The Ancient Gods – Parte 2 fortificano ulteriormente il già solido level design di DOOM Eternal. Dalle fortezze della Lancia del Mondo agli abissi infernali di Immora, le tradizionali arene in stile DOOM si popolano di orde demoniache ancora più inferocite e di piattaforme che facilitano i nostri spostamenti aerei. Da questo punto di vista, a dirla tutta, non cambia molto e chi ha già sviscerato la campagna originale e l’avventura di Parte 1 potrebbe percepire una lieve sensazione di ripetitività.

Per giunta, la scarsa longevità del DLC – che, a difficoltà Ultra-Violenza, abbiamo portato a termine in poco più di 4 ore – offre poco spazio all’esplorazione e agli enigmi ambientali. Alcuni livelli potrebbero risultare piuttosto lineari, ma ci sarà comunque l’opportunità di scoprire qualche segreto nascosto qua e là e di darsi alla ricerca delle preziose pagine del Codex.

Ad aggiungere un pizzico di varietà ci pensano dunque gli eventi Escalation. Basati sulle stesse arene di cui sopra, questi combattimenti di difficoltà crescente consistono di due ondate di nemici, di cui una facoltativa caratterizzata da un livello di sfida più alto del normale. Superando il primo round otterremo un potenziamento per il nostro Martello, mentre il secondo conferirà una semplice skin cosmetica. Di fatto, Escalation non propone nulla di innovativo sul fronte del gameplay, né su quello contenutistico, e i suoi eventi rischiano di apparire come un mero rimpiazzo dei più appaganti Cancelli Slayer visti nella campagna di Eternal – i quali potevano invece offrire una ricompensa davvero ghiotta: l’Unmaykr, l’arma più potente del gioco.

Se non altro, possiamo comunque attribuire un merito agli eventi Escalation: rappresentano il picco di difficoltà di The Ancient Gods – Parte 2. Mentre la prima metà dell’espansione ci aveva conquistati con un’avventura impegnativa e soddisfacente, il secondo volume propone un livello di sfida più incerto, quasi altalenante: parte in quinta nelle arene della Lancia del Mondo per poi subire una prima, timida frenata nella Terra Reclamata; nelle fasi finali sembra che il gioco non voglia neanche provare a metterci in difficoltà.

A tal proposito, spendiamo qualche parola per quello che sarebbe dovuto essere il piatto forte dell’intero add-on: lo scontro con il Signore Oscuro. Per quanto sia stato grandioso l’impatto scenografico dell’epica battaglia tra Sentinelle e Demoni, l’ultima boss fight è stata, senza mezzi termini, una delusione. Il duello tra il Doom Slayer e la sua nemesi si risolve abbastanza in fretta e con una messinscena piuttosto acerba: mancano insomma quelle forti emozioni che ci saremmo aspettati, forse ingenuamente, dal finale definitivo di DOOM Eternal.

Nulla da aggiungere o ribadire sul fronte tecnico. DOOM Eternal è ancora una delle gemme più brillanti dell’attuale generazione di videogiochi, un titolo che vanta un’ottimizzazione senza precedenti e che, pertanto, può essere goduto anche sulle configurazioni meno performanti. Si potrebbe però parlare del sonoro. Come dicevamo per la Parte 1, l’addio del compositore Mick Gordon ha assestato un duro colpo all’intero comparto artistico: la soundtrack della seconda parte guadagna suoni più potenti e “cattivi”, ma siamo ancora lontani dall’ineccepibile lavoro di Gordon.

Tirando le somme, The Ancient Gods – Parte 2 non rappresenterà la degna conclusione della storia dello Slayer, ma è indubbiamente un add-on imperdibile per chi ha sviscerato, e amato, ogni singolo brandello di questo colossale sparatutto. Una nuova ambientazione popolata da nemici ancora più spietati, un’arma tanto potente quanto versatile e la classica, vincente formula di DOOM. Troviamo tutto questo e, purtroppo, anche qualche difetto legato in primis alle aspettative, forse troppo alte, che avevamo riposto nell’ultimo paragrafo di questa odissea infernale.

PRO

  • La narrativa resta il più grande punto debole di DOOM
  • Ottime aggiunte, tra nuovi nemici e il Martello delle Sentinelle
  • Level design sempre strepitoso…

CONTRO

  • Livello di sfida altalenante, con più bassi che alti
  • Bastano poche ore per consumare l’add-on
  • …ma si avverte ormai una certa ripetitività
  • Scontro finale, e boss, deludenti