RatHat: il nuovo malware Android usa il tuo smartphone tramite l’intelligenza artificiale

I ricercatori di Zimperium zLabs hanno individuato un nuovo malware Android chiamato RatHat, capace di impiegare modelli di intelligenza artificiale per prendere il controllo remoto dei dispositivi infetti. La minaccia, distribuita tramite SMS, malvertising e portali di phishing sotto forma di file APK esterni al Google Play Store, punta a sottrarre dati bancari, codici OTP e credenziali di accesso alle app crittografiche. Secondo le analisi tecniche, le istruzioni in lingua cinese presenti nei prompt inviati agli LLM collegano il codice a gruppi di attacco orientati verso l’Asia Orientale.

Sfruttando impropriamente le autorizzazioni di Accessibilità di Android, RatHat attiva autonomamente le Opzioni Sviluppatore e il Wireless Debugging. Questo meccanismo gli permette di ottenere una shell locale ad elevati privilegi senza richiedere il collegamento fisico a un computer esterno, con uno schema d’attacco simile a quello delle famiglie ToxicPanda e RedHook. Una volta ottenuto l’accesso ADB, il trojan installa l’agente in Go liblocal-service.so, concepito per bypassare i limiti sul consumo della batteria e mantenere la persistenza nel sistema operando una doppia protezione reciproca con il malware principale.

A fianco di questo componente opera un secondo agente, denominato libmedia_codec.so, che funge da client reverse-proxy FRP per garantire un canale di comunicazione continuo verso i server degli aggressori. Sul fronte del furto dati, RatHat proietta schermate sovrapposte in HTML per catturare le credenziali dei servizi di home banking. L’attacco intercetta messaggi SMS, notifiche contenenti codici monouso, PIN di sblocco e sequenze di tracciamento dello schermo, arrivando persino a estrarre gli URL direttamente dalla barra degli indirizzi del browser.

Un motore di automazione guidato dai modelli LLM

Il vero elemento distintivo del malware è l’integrazione di un motore di automazione dell’interfaccia utente pilotato dall’IA. Il malware converte la struttura ad albero dell’interfaccia in formato XML e la invia a un assistente artificiale remoto. L’elaborazione consente al sistema di identificare le coordinate x-y dei pulsanti, interpretare il testo visualizzato a schermo e generare comandi dinamici come SCROLL_DOWN. Secondo il report pubblicato dai laboratori di Zimperium, questa tecnica rende l’interazione decisamente più flessibile ed elusiva rispetto ai vecchi script rigidi a coordinate fisse.

Nel tentativo di ostacolare la rimozione manuale, RatHat intercetta la finestra di conferma per la disinstallazione dell’applicazione, annulla l’operazione e sovrappone una falsa schermata del Google Play Store con un errore fittizio. Gli sviluppatori del malware hanno integrato anche diverse tecniche di offuscamento anti-analisi, inclusa la manipolazione dei container APK e l’inserimento di uno sproporzionato manifest di Android da 61MB condito da pseudo-istruzioni DEX non valide per mandare in crash i tool di decompilazione usati dagli analisti.

La presenza di meccanismi basati su IA non modifica le fondamentali regole di igiene digitale. L’installazione manuale di file APK al di fuori dei canali ufficiali e la concessione dei permessi di Accessibilità ad applicazioni sconosciute restano le due porte d’accesso primarie per questo tipo di vettori. L’impiego dei sistemi di scansione automatica integrati come Play Protect rimane l’unico presidio attivo in grado di identificare le anomalie nei file di sistema.