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Pirateria, Google rimuove Kodi dalle opzioni di completamento automatico

Google ha eliminato la parola Kodi dalle voci per il completamento automatico del motore di ricerca. Questo significa che chi cerca informazioni sul software multimediale dovrà inserire il termine per intero e non potrà affidarsi ai sistemi automatizzati di Big G, come riporta TorrentFreak. Si tratta dell’ultima manovra del colosso per contrastare la pirateria: non è la prima volta che Google bandisce un termine dai sistemi di “autocomplete” o che manipola l’algoritmo per diminuire la priorità nelle ricerche di parole chiave controverse legate al mondo pirata.

Sottolineiamo che Kodi non è di per sé un software pirata: si tratta di una piattaforma multimediale completa che può essere installata sul proprio computer e che, spesso, viene installata dai produttori all’interno dei sistemi set-top-box da collegare ai televisori. Non è un semplice media player, ma un intero sistema di intrattenimento all’interno del quale è possibile installare add-on di terze parti, applicazioni e complementi di varia natura. E molti di questi consentono l’accesso diretto a contenuti illegali e protetti da copyright.

Lo scorso anno Kodi è balzato agli onori della cronaca perché la sua installazione su TV Box di terze parti aveva provocato l’arresto di cinque persone. Dopo poco tempo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea aveva dichiarato illegale la vendita di TV Box preparati con software pensato per la riproduzione di opere pirata. Per quanto riguarda Google, il cambiamento sembra essere presente solo nella versione inglese del motore di ricerca, e non per quella italiana che continua a suggerire “kodi” quando vengono inserite le prime lettere della parola.

La nuova operazione compromette il successo di una piattaforma che non ha nulla a che fare direttamente con la pirateria. Il team di Kodi, alla base della XBMC Foundation, ha spesso cercato di prendere le distanze dall’uso illecito che può essere fatto della sua piattaforma ad esempio con denunce legali nei confronti dei produttori di TV Box con il software preinstallato. Il ban della parola su Google è equiparabile a quello della keyword BitTorrent perché consente di scaricare contenuti pirata, cosa che Google ha fatto in passato ritornando poi sui propri passi.

“Siamo sorpresi e delusi di scoprire che Kodi è stato rimosso dal sistema di completameno automatico visto che Kodi è un software open source perfettamente legale”, ha dichiarato il Presidente della XBMC Foundation Nathan Betzen”. Google potrebbe tornare sui propri passi anche in questo caso, ma per adesso sembra mantenere una posizione ferma. Un portavoce ha infatti dichiarato che la compagnia “filtra dal 2011 alcuni termini associabili alla violazione del copyright”. Un’azione “coerente con la strategia a lungo termine di Big G”.

Se da una parte Kodi è una piattaforma legale, dall’altra non è ben vista da MPAA e associazioni a tutela delle opere protette da copyright e solo pochi mesi fa erano stati diffusi i risultati di uno studio che specificavano che quasi il 70% della base d’utenza del servizio è composto da utenti pirata.