Pattuglie robotiche a guida autonoma in arrivo nella città di Dubai

A Dubai non mancano certo soldi da investire, e una parte di questi viene elargita per l’evoluzione della città in termini tecnologici. Parecchie tecnologie vengono testate proprio nella città degli Emirati Arabi Uniti, e fra queste c’è indubbiamente una grande attenzione nella robotica e nell’intelligenza artificiale per migliorare la sicurezza all’interno dei confini cittadini. Nello scorso mese di maggio avevamo parlato del primo “robot-poliziotto”, mentre con le ultime novità in arrivo a fine 2017 l’approccio è senza dubbio meno sedentario e più avveniristico.

Se il robot-poliziotto serviva principalmente ad aiutare i turisti e a permettere di segnalare eventuali infrazioni in maniera rapida, le nuove pattuglie a guida autonoma potranno circolare in maniera più rapida ed effettuare diverse operazioni in movimento. Le dimensioni dei veicoli sono decisamente compatte in modo che possano solcare sia le strade che i percorsi pedonali in maniera del tutto autonoma. Integrato in queste vetture troviamo un sistema di fotocamere capace di scansionare i volti dei pedoni.

I dati biometrici raccolti vengono confrontati con quelli presenti all’interno di un database che contiene i volti dei criminali conosciuti e ricercati, con la possibilità di avvisare il centro di comando della polizia nel caso ci sia la necessità di compiere controlli più approfonditi. Il robot lavora in compagnia di un drone che può essere mandato in volo per osservare un’area più vasta da una posizione privilegiata nei confronti di chi sta eventualmente svolgendo un’attività criminosa. Se le batterie lo necessitano, inoltre, il bot può inoltre spostarsi verso una stazione di ricarica anche in questo caso in maniera del tutto autonoma.

I vantaggi di questa soluzione sono parecchi: la polizia di Dubai può sfruttare la tecnologia per avere più “occhi” all’interno del perimetro della città e fornire una maggiore sicurezza ai propri cittadini. Le pattuglie robotiche non hanno limiti di tempo e orario, e non hanno una famiglia da cui recarsi a fine turno. Possono compiere percorsi molto più lunghi rispetto alle pattuglie tradizionali, e senza soste, e possono offrire alle unità “in carne ed ossa” un supporto importante per l’analisi di quello che succede sul territorio e sul riconoscimento di ricercati o esponenti pericolosi.