OpenAI senza freni: centinaia di miliardi di dollari di ricavi, di cui oltre 20 solo nel 2025

Sam Altman ha confermato le ambizioni della sua azienda con dichiarazioni che hanno attirato l’attenzione dell’intero settore tecnologico. Il CEO della società che ha sviluppato ChatGPT ha annunciato che OpenAI è pronta a chiudere il 2025 con un fatturato annualizzato superiore ai 20 miliardi di dollari, una cifra che rappresenta un salto significativo rispetto ai 13 miliardi stimati solo pochi mesi fa dalla CFO Sarah Friar. Ma l’aspetto più rilevante riguarda le proiezioni per il futuro: entro la fine del decennio, l’azienda punta a raggiungere ricavi nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari.

Il percorso di crescita tracciato da Altman richiede investimenti massicci. La società ha già sottoscritto accordi infrastrutturali per un valore complessivo di 1,4 trilioni di dollari, una somma che ha generato interrogativi tra investitori e analisti del settore. Come sarà possibile sostenere impegni di tale portata? La risposta del CEO è stata chiara: gli investimenti servono a costruire l’architettura necessaria per supportare un’economia futura basata sull’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da CNBC, Altman ha sottolineato che i progetti di questa dimensione necessitano di tempo per essere realizzati, rendendo fondamentale avviare subito la fase operativa.

Le dichiarazioni della CFO Sarah Friar hanno sollevato un polverone nelle scorse settimane. Durante un evento, la dirigente aveva fatto riferimento a un possibile “backstop” (una forma di garanzia per la protezione finanaziaria) federale per supportare gli investimenti in chip e infrastrutture. Le parole hanno attirato le critiche dell’amministrazione Trump, in particolare dello “zar” dell’intelligenza artificiale David Sacks, che ha escluso categoricamente qualsiasi forma di salvataggio federale per le aziende del settore. La Friar ha poi precisato il senso delle sue affermazioni attraverso un post su LinkedIn, spiegando che il termine utilizzato aveva generato confusione e che il suo intento era evidenziare la necessità di una collaborazione tra settore privato e istituzioni.

Altman ha voluto chiarire definitivamente la posizione dell’azienda. Attraverso un messaggio pubblicato su X, il CEO ha affermato che OpenAI non ha richiesto né desidera garanzie governative per i suoi data center. La filosofia dell’azienda è chiara: se dovessero essere commessi errori strategici, le conseguenze saranno a carico dell’azienda stessa e non dei contribuenti. Il mercato, e non il governo, sarà l’arbitro finale del successo o del fallimento della strategia adottata.

Nonostante la valutazione attuale raggiunga i 500 miliardi di dollari, OpenAI non ha ancora raggiunto la redditività. L’azienda, nata nel 2015 come laboratorio di ricerca no-profit, si è trasformata dopo il lancio di ChatGPT nel 2022 in una delle realtà commerciali a crescita più rapida al mondo. Gli analisti osservano con attenzione questa fase di sviluppo, consapevoli che i costi legati all’addestramento e al mantenimento dei modelli di intelligenza artificiale sono estremamente elevati, con la scommessa di Altman cje si basa sulla convinzione che la domanda futura giustificherà gli investimenti attuali nonostante i rischi rimangano ancora evidenti.