Apple dovrà consentire agli utenti australiani di installare app da marketplace concorrenti e siti web a partire dal 1° marzo 2027. L’ordine del tribunale federale riguarda gli iPhone associati a un Apple Account con regione australiana e arriva dopo la decisione dell’agosto 2025, che aveva giudicato anticoncorrenziali alcune restrizioni sulla distribuzione delle app e sui pagamenti. Apple ha detto a Reuters che presenterà appello e chiederà di sospendere l’applicazione delle misure.
Gli sviluppatori di App Store potranno proporre pagamenti alternativi e inserire nelle app collegamenti a sistemi esterni, senza essere obbligati a mantenere anche quello di Apple. Non dovranno inoltre comunicare all’azienda le transazioni effettuate tramite altri servizi né consentirle di verificarle.

Il provvedimento consente agli sviluppatori di offrire prezzi più bassi attraverso sistemi di pagamento concorrenti. Apple non potrà imporre commissioni sugli acquisti effettuati tramite pagamenti esterni o siti web nelle app distribuite fuori dal proprio negozio; per le app dell’App Store, gli eventuali addebiti saranno limitati al livello applicato agli acquisti di beni o servizi fisici, più eventuali costi aggiuntivi effettivi e ragionevoli legati ai contenuti digitali.
La sentenza evidenzia anche gli obblighi verso gli sviluppatori: Apple dovrà fornire gli strumenti necessari alla distribuzione alternativa a condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle previste per l’App Store. Non potrà ostacolare l’uso di store concorrenti, imporre tariffe per accedervi o penalizzare chi li sceglie. La partecipazione sarà aperta ai membri dell’Apple Developer Program di tutto il mondo.
Controlli di sicurezza sì, ostacoli sproporzionati no
Apple può mantenere un ruolo nei controlli sulle app installate fuori dal suo negozio. Queste dovranno superare una verifica automatizzata di sicurezza o privacy e ottenere la notarizzazione di Apple o di una terza parte qualificata. Le verifiche, però, non potranno trasformarsi in barriere sproporzionate all’installazione; eventuali requisiti supplementari per i pagamenti alternativi dovranno essere necessari e proporzionati, e comunicati in anticipo agli sviluppatori.
Apple potrà rimuovere o disattivare app installate dall’esterno solo in circostanze specifiche, come la presenza di contenuti dannosi, rischi concreti per la sicurezza o obblighi di legge. Non sarà invece tenuta a distribuire i marketplace concorrenti attraverso l’App Store e non potrà impedire che app o store di terze parti siano preinstallati sugli iPhone.
Il tribunale ha anche vietato ad Apple di subordinare la distribuzione alternativa alla disponibilità, nel proprio sistema di acquisto, dei contenuti comprati altrove. Il calendario lascia comunque all’azienda un margine per chiedere più tempo: tra il 1° e il 15 febbraio 2027 potrà presentare prove a sostegno di una proroga fino al 3 maggio, che dovrà essere approvata dal tribunale.
Apple contesta l’esito e ha motivato l’appello con la tutela della proprietà intellettuale e la sicurezza dell’App Store. La decisione non cancella dunque i controlli, ma limita la possibilità di usarli per rendere impraticabile la distribuzione concorrente. L’ordine entrerà in vigore a mezzogiorno, ora di Melbourne, il 1° marzo 2027.