Netflix ha annunciato un accordo definitivo per l’acquisizione di Warner Bros. nell’ambito di un’operazione del valore complessivo di circa 82,7 miliardi di dollari che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’intrattenimento per i prossimi anni.
L’intesa prevede per gli azionisti WBD un corrispettivo di 27,75 dollari per azione, suddiviso in una componente cash da 23,25 dollari e una parte in titoli Netflix, quest’ultima soggetta a un meccanismo definito “collar” che stabilisce il numero di azioni da distribuire in base alla volatilità del titolo nelle settimane precedenti al closing.
Prima della chiusura dell’accordo, attesa tra il 2026 e il 2027, Warner Bros. completerà lo spin-off della divisione Global Networks – che include CNN, TNT, TBS, Discovery e altre reti internazionali – in una nuova società quotata denominata Discovery Global.

L’acquisizione comprenderà quindi gli asset core: studios Warner Bros., HBO, HBO Max e l’intero catalogo cinematografico e televisivo dello studio, dai classici intramontabili fino ai franchise più recenti. Da capire il destino di HBO Max, servizio di streaming che arriverà in Italia a metà gennaio 2026 e che sembra destinato a essere inglobato in Netflix.
Per Netflix si tratta di una svolta radicale. L’azienda, nata come servizio di noleggio DVD e cresciuta grazie alla licenza di contenuti altrui prima di puntare sulle produzioni originali, non aveva mai completato un’operazione di questa scala. L’integrazione con Warner Bros. permetterà di accedere a uno dei maggiori archivi al mondo, che comprende Harry Potter, Il Trono di Spade, The Sopranos, Friends, oltre agli storici classici del catalogo Warner.
Il gruppo ha dichiarato che manterrà la struttura operativa di Warner Bros., inclusa la distribuzione cinematografica, mentre investirà per ampliare la capacità produttiva negli Stati Uniti e sostenere nuovi progetti originali. Netflix prevede inoltre sinergie per 2-3 miliardi di dollari annui entro il terzo anno dall’integrazione.
L’operazione arriva in un momento di contrazione del business televisivo tradizionale: solo nell’ultimo trimestre, i ricavi delle reti via cavo WBD sono calati del 23%, mentre la migrazione verso lo streaming continua ad accelerare. La combinazione delle due realtà crea però un player potenzialmente dominante, destinato a finire sotto la lente delle autorità antitrust negli Stati Uniti e in Europa. Il closing, infatti, rimane soggetto all’approvazione degli azionisti, ai via libera regolatori e al completamento dello spin-off di Discovery Global.
Alcuni legislatori americani hanno già espresso preoccupazioni, segnalando possibili effetti negativi sulla concorrenza e sui consumatori. Parallelamente, a Hollywood l’accordo è stato accolto con tensione, soprattutto per la storica diffidenza di Netflix nei confronti delle uscite cinematografiche tradizionali.
L’unione dei cataloghi promette un’offerta significativamente più ampia per gli abbonati Netflix, mentre al contempo si aprono maggiori opportunità di sviluppo per le IP storiche di Warner Bros.