Dopo alcuni aggiornamenti sulle future missioni del programma Artemis, la NASA ha tenuto un nuovo evento dedicato questa volta alla base lunare permanente, chiamata Moon Base. L’agenzia spaziale statunitense ha scelto questa strada, cancellando Lunar Gateway e puntando a rispondere direttamente alla Cina e alla sua ILRS. Durante la conferenza sono state aggiornate le tempistiche e le missioni che vedremo nel prossimo futuro sulla superficie della Luna per costruire strutture permanenti, per permettere di raccogliere dati sul lungo periodo e per sfruttare le risorse in situ.
Jared Isaacman (amministratore della NASA) ha dichiarato “stiamo costruendo la missione Moon Base per missione. Gli annunci di oggi espandono quasi ogni parte di quella campagna, utilizzando il playbook che ha portato la NASA attraverso le sue più grandi epoche: vola spesso, impara, applica quelle lezioni e diventa migliore e più capace con ogni missione. Quando i nostri astronauti torneranno sulla Luna, arriveranno con i primi elementi di Moon Base già in attesa sulla superficie”.
Moon Base: la base lunare della NASA sta prendendo forma
La NASA ha selezionato otto aziende per la fase successiva dell’iniziativa CLPS (Commercial Lunar Payload Services) che punta a ridurre i costi complessivi affidandosi a servizi commerciali di società partner piuttosto che sviluppare programmi con appaltatori. Tra le società scelte troviamo Blue Origin, Firefly Aerospace, Intuitive Machines, ispace (divisione statunitense), Lockheed Martin, Northrop Grumman, SpaceX e Voyager Technologies. Queste realtà potranno così competere per future missioni di consegna sulla superficie lunare di dispositivi, rover e altri veicoli utili per le future missioni con equipaggio e robotiche.

CLPS 2 è un contratto della durata di 10 anni, con un valore massimo complessivo di 10 miliardi di dollari. Il contratto attuale, CLPS 1.0, passa da 2,6 a 4,2 miliardi di dollari per sostenere gli obiettivi della prima fase di Moon Base. Secondo quanto dichiarato durante la conferenza, quest’ultimo resterà in vigore fino a novembre 2028, con altri cinque anni, fino a novembre 2033, per completare le consegne già assegnate.

Come annunciato in precedenza, la NASA sta procedendo con lo sviluppo di PROMISE (Polar Rover for Observation, Mapping, and In-Situ Exploration). Questo è un rover a sei ruote che atterrerà al Polo Sud lunare e che in precedenza serviva per eseguire dei test prima di inviare i comandi a Perseverance e Curiosity su Marte (e per questo condivide il design). Ancora una volta sarà alimentato attraverso un RTG, così da poter operare durante le lunghe notti lunari e nelle regioni perennemente in ombra per studiare il ghiaccio che potrebbe essere presente in zona e che sarà fondamentale per il futuro.
Interessante notare che il plutonio che sarà impiegato su NASA PROMISE era in realtà destinato alla sonda Cassini e, pur essendosi degradato nel tempo, non sarà un problema per l’ambiente lunare. Il JPL sarà responsabile di integrazione, test e gestione riducendo i costi considerando la base comune con gli altri due rover.
A bordo del rover NASA PROMISE ci saranno un trapano in grado di estrarre regolite fino a circa 1 metro di profondità, spettrometri, sensori di temperatura, rilevatori per le radiazioni e fotocamere (TRIDENT, MSOLO, NIRVSS, e NSS). Il lancio è previsto per la fine del 2028 con la missione che avrà una durata prevista di 18 mesi. Sarà Blue Origin che lo porterà sul satellite grazie a un contratto da 94 milioni di dollari (con un’opzione da altri 140 milioni di dollari legata alle prestazioni). Sarà utilizzato un lander lunare Blue Moon MK1 in una delle prime cinque missioni.

Attraverso il contratto VADR, la NASA ha assegnato dei compiti ad Arrow Science and Technology, Blue Origin e Impulse Space. Verranno impiegati razzi spaziali come New Glenn di Blue Origin, Terran R di Relativity Space e Falcon 9 di SpaceX. Per portare in orbita diversi satelliti e altri veicoli saranno previsti anche degli OTV (veicoli di trasferimento orbitale) di Blue Origin, Firefly Aerospace, Impulse Space e Quantum Space.
Una delle missioni è legata alla sonda spaziale CAPSTONE 02 (con il lancio grazie a un Falcon 9 di SpaceX) per provare manovre in orbita lunare bassa, per le comunicazioni e la navigazione. Ci saranno poi i droni MoonFall per permettere di esplorare vaste aree della Luna prima degli astronauti. Questi droni saranno lanciati con un razzo spaziale New Glenn e poi sfrutteranno un OTV Firefly Aerospace Elytra. Intuitive Machines lancerà dei satelliti sperimentali per le comunicazioni utilizzando un altro Falcon 9 e un OTV Impulse Space Mira. Un altro dimostratore tecnologico sarà Blue Ring di Blue Origin che sarà lanciato con New Glenn. Infine ci sarà il lancio di un razzo spaziale Terran R con un OTV Impulse Space Mira, attualmente senza carichi utili.
Un’altra novità riguarda SpaceX che lancerà nel 2028 satelliti di comunicazione nello spazio cislunare a bordo di Starship, nell’ambito di un contratto già esistente. Si tratterà di soluzioni derivate da Starlink e Starshield consentendo di provare le tecnologie di trasmissione dati ottiche attraverso laser.

Ci sarà poi lo sviluppo del sistema miniCAST (Mini-Comunicazione e una Solar Tower), una soluzione che unisce energia e comunicazioni. In questo caso la NASA acquisterà componenti commerciali da Honeybee Robotics (società di Blue Origin) per l’accumulo di energia, Redwire per la generazione di energia elettrica e Yank Technologies per la trasmissione wireless così da non dipendere dai cavi (pur riducendo l’efficienza). Sempre stando a quanto riportato, i lavori inizieranno entro pochi mesi e i sistemi saranno assemblati e testati al Marshall Space Flight Center.