Microsoft espande la sua offerta di cloud sovrano: arriva Azure Local disconnesso

Il tema della sovranità tecnologica è diventato centrale nel corso degli ultimi e in particolare dall’inizio del 2025. Per intercettare la crescente domanda, le aziende fornitrici di servizi cloud hanno espanso la propria offerta di servizi cosiddetti “sovrani”; Microsoft è l’ultima a farlo con la possibilità di installare e gestire un cloud privato sovrano interamente disconnesso da Azure.

Microsoft espande la sua offerta di cloud sovrano

Microsoft aveva annunciato a maggio 2025 che avrebbe reso possibile ai clienti gestire un proprio cloud privato con molte delle funzionalità di Azure. Si trattava di un’espansione di Azure Arc ed Azure Local, che già offrivano la possibilità di usare le funzionalità di Azure sul proprio hardware; la differenza sostanziale stava nel fatto che la nuova offerta non richiede una comunicazione costante con Azure come avveniva prima.

La nuova offerta disconnessa di Azure Local, appena annunciata come ufficialmente disponibile, consente di operare restando totalmente disconnessi dal cloud di Azure: il piano di controllo, ovvero il sistema che consente di gestire il cloud nelle sue varie componenti, viene infatti spostato all’interno del cloud privato così che sia possibile usarne tute le funzionalità rimanendo disconnessi da Microsoft.

Questa possibilità amplia le opzioni per quelle realtà, come aziende in settori altamente regolamentati o enti pubblici, che necessitano di mantenere l’operatività in qualunque caso e di avere sempre il controllo della propria infrastruttura, indipendentemente da qualunque altra considerazione.

Fanno parte dell’offerta: Azure Local, per gestire l’infrastruttura; Microsoft 365 Local, che include anche Exchange Server, SharePoint Server e Skype for Business; Foundry Local, per gestire l’IA interamente in locale.

Nella documentazione che Microsoft ha pubblicato, l’azienda specifica come questa opzione non sia disponibile per tutti, ma risponda a una serie di criteri: i clienti devono avere un accordo specifico con Microsoft, devono dimostrare di avere un’esigenza di business che preclude la possibilità di usare la versione “normale” di Azure, devono avere il personale e le competenze per poter gestire il sistema (internamente o tramite un partner), e infine devono disporre dell’hardware necessario (che non appare troppo esigente).

Abbiamo chiesto chiarimenti a Microsoft sul funzionamento della fatturazione: anche VMware, ad esempio, afferma che la sua soluzione è sovrana in quanto consente di gestire il proprio cloud privato senza dipendere da terzi; come abbiamo appreso a Explore on Tour 2025 a Parigi, tuttavia, è necessario mantenere attiva una connessione con Broadcom per verificare la validità delle licenze, poiché senza tale connessione il sistema viene fortemente limitato (non è possibile, ad esempio, riavviare o avviare le macchine virtuali). Al momento in cui pubblichiamo questa notizia non abbiamo ancora ricevuto una risposta da Microsoft in merito.