Nelle scorse ore un vasto incendio ha colpito uno dei principali poli industriali di BYD a Shenzhen, in Cina, aprendo dubbi sulla sicurezza delle infrastrutture legate ai veicoli elettrici. L’episodio si è verificato nelle prime ore del 14 aprile all’interno del complesso di Pingshan, dove ha preso fuoco un parcheggio multipiano utilizzato per lo stoccaggio di auto.
Secondo le prime ricostruzioni, le fiamme si sono sviluppate intorno alle 2:48 del mattino, generando una densa colonna di fumo nero visibile anche a grande distanza. Video e immagini circolati online mostrano un incendio di notevole intensità, con lingue di fuoco che hanno avvolto una porzione significativa della struttura.
Un elemento chiave per comprendere la portata dell’incidente riguarda la tipologia dell’area coinvolta. Il rogo non ha interessato le linee produttive né i reparti di assemblaggio, ma un parcheggio destinato a veicoli di prova, prototipi e auto a fine ciclo di vita.
Si tratta quindi di una zona logistica interna, utilizzata per test e gestione di veicoli non destinati alla vendita. Una distinzione importante, che ha consentito di evitare impatti diretti sulla produzione e sulla supply chain del costruttore cinese, oggi tra i leader globali nel settore delle auto elettriche. Le autorità locali e la stessa azienda hanno confermato che l’incendio è stato rapidamente circoscritto grazie all’intervento dei vigili del fuoco, senza registrare vittime o feriti.
Nel dettaglio. sebbene BYD sia celebre per la sua tecnologia Blade Battery (basata sulla chimica LFP – Litio-Ferro-Fosfato), considerata tra le più sicure al mondo per la sua resistenza alla combustione interna in caso di perforazione, il rischio zero non esiste. Nel caso di veicoli destinati alla rottamazione o reduci da stressanti cicli di test, l’integrità strutturale dei pacchi batteria potrebbe essere compromessa. Accumulatori esausti, danneggiati o con sistemi di gestione termica (BMS) non più operativi possono, in condizioni di calore estremo o per cortocircuiti interni, innescare fenomeni di “thermal runaway”.
Incendio BYD a Shenzhen: cause ancora da chiarire
Al momento non esiste una versione ufficiale sulle cause dell’incendio. Le indagini sono in corso e le informazioni disponibili restano frammentarie. Alcune ipotesi circolate online parlano di possibili problemi legati alle batterie, ma non ci sono conferme concrete. Altri report suggeriscono che il rogo possa essere collegato ad attività interne o a interventi di terze parti, ma anche in questo caso si tratta di elementi ancora in fase di verifica.
BYD ha dichiarato che è stata avviata un’indagine interna per determinare le cause esatte dell’innesco, mentre le autorità locali monitorano la qualità dell’aria nella zona industriale.
L’incendio di Pingshan rappresenta un danno d’immagine per BYD, proprio mentre il brand sta accelerando la sua espansione globale in Europa e nel sud-est asiatico. D’altra parte, dal punto di vista industriale, l’impatto sembra essere contenuto. Non essendo state colpite le linee produttive, la capacità di output di Shenzhen non dovrebbe subire rallentamenti significativi.
L’episodio riporta inevitabilmente al centro dell’attenzione il tema degli incendi che coinvolgono veicoli elettrici. A differenza delle auto con motore termico, le vetture dotate di batterie al litio possono sviluppare incendi più complessi da gestire, con tempi di combustione più lunghi e il rischio di riaccensione anche dopo lo spegnimento. Questo aspetto diventa particolarmente critico in ambienti chiusi o strutture multipiano, come nel caso del parcheggio coinvolto a Shenzhen, dove la propagazione del calore e dei gas può complicare le operazioni di contenimento.
Più che per le conseguenze immediate, l’incendio assume rilevanza come segnale per l’intero settore automotive. La crescente diffusione dei veicoli elettrici impone infatti una revisione delle infrastrutture di sicurezza, soprattutto nei contesti di stoccaggio e manutenzione.