L’odio verso Electronic Arts è sproporzionato secondo il creatore di Split Fiction

Di certo negli ultimi anni Electronic Arts non ha contribuito a costruirsi una buona reputazione con i propri utenti. Tuttavia, secondo il fondatore di Hazelight Studios, EA riceve più “odio” di quanto in realtà meriti, semplicemente perché si è creata un’aura da “cattiva” intorno all’azienda.

A parlare è stato Josef Fares, director di A Way Out, It Takes Two e del più recente Split Fiction, tre dei giochi cooperativi più apprezzati degli ultimi anni, pubblicati proprio da Electronic Arts. Lo studio collabora in maniera indipendente con il publisher e, secondo Fares, si tratta di una collaborazione estremamente positiva.

Per noi, è una collaborazione davvero positiva. Sono davvero sincero. Se fosse stata negativa, l’avrei detto anche in questa intervista. Ma abbiamo un ottimo rapporto.” Ha spiegato Fares ai microfoni di The Game Business. “Sanno come lavoriamo. Lo rispettano e ci lasciano in pace. EA riceve più critiche di quanto meriti“.

Secondo Fares, all’interno di EA lavorano molte persone che conoscono profondamente il media videoludico. Il fondatore di Hazelight ha anche sottolineato che il confronto sui progetti e sulle idee avviene con sviluppatori e creativi, e non con “i dirigenti in giacca e cravatta“. Questo approccio consente allo studio di mantenere il controllo totale sulle proprie produzioni, un aspetto che Fares considera imprescindibile.

Il director ha poi spiegato che tutti commetto degli errori, poiché si tratta pur sempre di esseri umani dietro le aziende. Ha anche citato Nintendo, Sony e Microsoft sottolineando che anche queste hanno commesso errori ma, nonostante ciò, le persone non nutrono la stessa rabbia che invece si genera quando si parla di Electronic Arts.

Il dibattito attorno a EA, in realtà, si è acceso ulteriormente dopo l’approvazione, da parte degli azionisti, della proposta di acquisizione da 55 miliardi di dollari da parte dell’Arabia Saudita e di fondi di private equity. L’operazione porterebbe il Public Investment Fund saudita a detenere il 93,4% della società. Gli attivisti hanno posto l’attenzione sulla violazione dei diritti umani in quella regione e sul profitto che l’acquisizione porterebbe a al Paese.

Fares ha però sottolineato che il suo tudio ha una missione be precisa e continuerà il suo percorso con Electronic Arts. Il director ha sottolineato che la software house continuerà a fare ciò che ritiene giusto per i propri progetti, a prescindere dal contesto esterno.