L’Iran avrebbe acquistato un satellite per l’imaging terrestre dalla Cina per colpire le basi militari USA

Come sappiamo lo Spazio è importante a fini scientifici ma anche economici permettendo la diffusione di diverse tipologie di servizi (dalla comunicazione Internet, ai telescopi spaziali e alle sonde di vario genere). Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per l’imaging terrestre così da raccogliere moltissimi dati utili che possono essere impiegati per esempio in agricoltura, per l’analisi climatica, per il soccorso durante disastri naturali, prevenzione e analisi del territorio e molto altro. Ovviamente non poteva mancare un interesse da parte dei militari (e dalle agenzie di sorveglianza e spionaggio) di tutto il Mondo.

Uno degli ultimi esempi è legato alla recente guerra scatenata da Israele e USA contro l’Iran. Secondo un rapporto del Financial Times, proprio l’Iran avrebbe acquistato un satellite per l’osservazione terrestre dalla Cina per avere dati utili a colpire le basi statunitensi. I rapporti tra le due nazioni sono ben noti ed è noto anche che la Cina fornisca parte dell’equipaggiamento difensivo. Si tratta però di una novità la possibilità che la nazione possa aver concluso un accordo anche per l’acquisizione di hardware e non solo la fornitura di servizi di lancio.

L’Iran avrebbe acquistato un satellite dalla Cina per colpire le basi USA

Il satellite interessato dal rapporto sarebbe quello conosciuto come TEE-01B di EarthEye (chiamata anche Mumei Xingkong Keji). Questa soluzione utilizza un’orbita a 545 km riuscendo a catturare immagini con risoluzione di 52 cm/pixel su una fascia di terreno di 14,8 km. Il lancio è avvenuto all’inizio di giugno del 2024 a bordo di un vettore Ceres-1 e ora sarebbe a disposizione dell’Iran per avere informazioni aggiornate sugli spostamenti dei sistemi d’attacco statunitensi nella zona.

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Secondo il rapporto già dalla fine del 2024 il satellite TEE-01B sarebbe utilizzato dalla Forza Aerospaziale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) sfruttando le stazioni di terra Emposat (una società cinese). Le informazioni riportano come l’Iran avrebbe catturato immagini di siti statunitensi sensibili nella zona a marzo, sia prima che dopo gli attacchi con droni e missili.

L’IRGC avrebbe raccolto immagini della Prince Sultan Air Base tra il 13 e il 15 marzo, con un attacco mirato che ha portato alla distruzione di aerei cisterna dell’aeronautica statunitense, come confermato dal presidente Trump in quei giorni. Altri siti monitorati sarebbero la Muwaffaq Salti Air Base (Giordania), la base della marina statunitense a Manama (Bahrein) e per l’aeroporto di Erbil (Iraq). L’Iran avrebbe anche controllato dallo Spazio siti civili ma con importanza strategica, come industrie metalmeccaniche, centrali elettriche e impianti di desalinizzazione.

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Formalmente il satellite TEE-01B non è definibile come “satellite spia” in quanto il suo scopo ufficiale sarebbe quello del monitoraggio del territorio per scopi civili (agricoltura, analisi delle foreste, settore minerario, etc.) e non militari. La tecnologia integrata al suo interno permette però un utilizzo per la sorveglianza e potenzialmente per coordinare attacchi contro siti ostili.

I satelliti per l’imaging terrestre di produzione iraniana avevano una risoluzione di 12 m/pixel (Noor-2) fino ad arrivare ai 5 m/pixel (Noor-3). Il satellite TEE-01B è quindi decisamente più performante e l’Iran ha potuto avervi accesso senza investire direttamente in ricerca e sviluppo ma acquistandolo (spendendo 36,6 milioni di dollari) da un alleato strategico. La distruzione da parte di IDF di siti collegati all’agenzia spaziale iraniana avrebbe quindi ridotto solo parzialmente le capacità dello stato mediorientale e con il supporto della Cina, diretto o indiretto, le perdite sono state mitigate incrementando al contempo l’aspetto tecnologico.