L’IA ha fatto incetta anche di processori, a rischio shortage anche le CPU

La filiera hardware sta affrontando una nuova fase critica: dopo la carenza di memoria e GPU, stavolta tocca direttamente ai processori. La causa sarebbe la diffusione dei modelli di AI agentica, che introducono carichi di lavoro molto più complessi rispetto al passato.

Nei data center si sta registrando una crescita della domanda di risorse computazionali che superano la capacità produttiva disponibile. In questo scenario, le CPU hanno assunto un ruolo sempre più centrale e stanno diventando un evidente collo di bottiglia. I nuovi modelli non si limitano all’inferenza, ma richiedono operazioni articolate che includono accesso a database, simulazioni e gestione di processi fisici, ambiti in cui la potenza delle CPU risulta determinante.

Questo cambiamento si sta riflettendo anche nella progettazione dei server. In precedenza, un singolo processore gestiva più GPU all’interno dello stesso stack, con un rapporto fortemente sbilanciato. Oggi la configurazione sta mutando: CPU e GPU hanno raggiunto un peso operativo più equilibrato, segnale di una rapida trasformazione strutturale dell’infrastruttura AI.

Gli effetti sono spesso riscontrabili direttamente dagli utenti. Alcuni servizi digitali mostrano instabilità e rallentamenti, come segnalato su diverse piattaforme di sviluppo software. Si tratta di indicatori indiretti della crescente pressione sulle infrastrutture cloud.

Questo ha generato chiaramente un nuovo squilibrio tra domanda e offerta: i fornitori di CPU, soprattutto di livello enterprise, non riescono a tenere il passo con la domanda. Non parliamo semplicemente di processori AMD EPYC o Intel Xeon, ma anche di tutte quelle soluzioni basate su architettura Arm (come Amazon Graviton) o su RISC-V pensati per applicazioni specifiche.

Gran parte dei fornitori come Microsoft o la suddetta Amazon hanno già destinato gran parte della produzione di CPU a progetti dedicati all’intelligenza artificiale, il che lascia scoperti altri settori che hanno aumentato la richiesta. D’altronde, è proprio il limite dell’offerta la ragione per cui i fornitori di modelli IA hanno trasferito parte dei carichi di lavoro su architetture diverse da x86.

Inutile dire che, come per la memoria, anche la richiesta di CPU sta motivando diverse aziende a riallocare le linee produttive. Questo significa una riduzione della produzione consumer, con conseguenti aumento dei prezzi e riduzione della disponibilità.

Anche in questo caso, infine, l’ampliamento della capacità produttiva rappresenta un rischio economico oltre che una manovra lunga da mettere in pratica. La realizzazione di nuove fonderie richiederebbe anni e non è detto che l’investimento venga recuperato, quantomeno nel breve o medio termine.

Insomma, pare che l’IA stia cannibalizzando l’intera filiera hardware e si prospettano tempi davvero difficili tanto per gli utenti consumer che per i professionisti. Al momento, non ci sono stati commenti in merito da parte dei fornitori di CPU, ma la situazione non lascia ben sperare.