La Linux Foundation lancia un progetto per standardizzare le DPU

Si chiamano in vari modi, a seconda del produttore: SmartNIC, DPU, IPU… Il concetto alla base è sempre lo stesso: schede di rete “avanzate” a cui i server possono delegare alcuni compiti, lasciando libera la CPU per impieghi più proficui. C’è molto disordine in questo ambito e la Linux Foundation ha quindi lanciato il progetto Open Programmable Infrastructure (OPI) che punta, invece, a offrire maggiore ordine e supporto per quanto riguarda il software.

La Linux Foundation lancia un progetto per supportare meglio le DPU

Le DPU sono nei fatti una sorta di server all’interno del server: sono sistemi indipendenti dotati di una propria CPU, di RAM e così via, e il loro scopo è quello di gestire i trasferimenti di rete alleggerendo il carico di lavoro che queste operazioni andrebbero invece a mettere sulla CPU del server.

Il problema è che finora la mancanza di uno standard ha fatto sì che ci fosse una proliferazione di piattaforme chiuse, sia a livello di codice che di specifiche, cosa che rende molto più complesso sviluppare software per questi dispositivi. Il progetto della Linux Foundation punta invece a creare uno standard che consenta agli sviluppatori, almeno come obiettivo di lungo periodo, di creare software che può essere eseguito su DPU di diversi produttori.

Il percorso per giungere a tale obiettivo è ancora piuttosto lungo e accidentato ma, vista la crescente domanda di DPU, in particolare da parte degli hyperscaler che offrono servizi di cloud pubblico, è lecito ritenere che il settore arrivi a convergere su specifiche che, in fin dei conti, permetteranno di semplificare l’adozione di questi dispositivi.

Mettersi d’accordo sul nome non sarà forse possibile, ma è possibile che arriveremo ad API comuni e architetture del software indipendenti dall’hardware che consentiranno alle DPU di andare oltre i data center degli hyperscaler per diventare più comuni anche negli altri ambienti. Ulteriori informazioni sono sul sito del progetto OPI.