La febbre dei data center fa impennare i costi: registrato +8% fino al 2029. Il punto di BCS Consultancy

Le richieste di accesso alla rete elettrica per connettere nuovi data center hanno raggiunto la cifra mostruosa di 95 GW. Una cifra impressionante, se si considera che a oggi la potenza di generazione in Italia è pari a 145,9 GW, secondo i dati forniti da Terna. In pratica, per soddisfare la richiesta sarebbe necessario quasi raddoppiare la potenza elettrica installata nel Paese. Va però sottolineato che si tratta solo di richieste: secondo le stime degli esperti, buona parte di queste non si concretizzeranno in reali progetti. 

Il problema, però, non è da non sottovalutare, e sta trainando verso l’alto i costi per la costruzione delle nuove infrastrutture digitali: secondo uno studio di BCS Consultancy, i sistemi elettrici segnano un aumento dei costi del 6,5% da inizio 2025 a €2.157/kW, mentre il valore OFCI (Overall Facility Capital Investment) ha raggiunto il massimo storico del periodo a €3.807/kW.

Milano resta il principale hub italiano, ma l’accesso alla rete cambia le priorità

Milano continua a concentrare buona parte degli investimenti hyperscale, ma la disponibilità di energia sta modificando i criteri con cui gli operatori valutano le nuove iniziative. La priorità non è più soltanto individuare un terreno adatto o una posizione strategica per la connettività. Diventa fondamentale ottenere garanzie sulla potenza disponibile e sui tempi di allacciamento.

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Secondo il Q3 Data Centre Commercial Report di BCS Consultancy, che analizza oltre 300 progetti a livello globale, il mercato sta privilegiando le iniziative che hanno già ottenuto disponibilità di potenza, copertura finanziaria e autorizzazioni in fase avanzata. Le altre rischiano di rimanere ferme anche per anni.

Questo sta aumentando l’interesse verso i siti brownfield, ovvero aree industriali e infrastrutture esistenti che dispongono già di connessioni alla rete elettrica. Anche le localizzazioni alternative fuori dall’area milanese stanno diventando più interessanti, soprattutto quando offrono la possibilità di ridurre i tempi di realizzazione.

Sul piano amministrativo, il nuovo procedimento unico introdotto dal decreto-legge 21/2026 ha semplificato il quadro autorizzativo. A luglio il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha pubblicato le indicazioni operative per la presentazione delle istanze relative alla realizzazione, all’ampliamento e all’esercizio dei data center. Una semplificazione che può accelerare gli iter burocratici, ma non garantisce la disponibilità di energia né riduce automaticamente i tempi necessari per realizzare le connessioni.

A complicare la situazione contribuisce la carenza di personale specializzato. Il 96% degli operatori coinvolti nelle rilevazioni di BCS prevede un aumento della domanda di lavoratori qualificati. Le figure più difficili da reperire comprendono project manager con esperienza specifica nei data center, tecnici specializzati negli impianti elettrici e meccanici e personale qualificato per la costruzione delle infrastrutture.

I costi aumentano e i tempi di consegna arrivano a tre anni

La pressione sui costi non riguarda tutte le componenti nella stessa misura. Oltre all’aumento del 6,5% dei sistemi elettrici, BCS registra un incremento del 18% per le opere esterne, sebbene partendo da una base di costo inferiore. Più contenuti gli aumenti relativi alle opere civili e agli impianti meccanici.

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A pesare sui bilanci sono anche i prezzi di rame e alluminio, utilizzati per cablaggi, sistemi di distribuzione elettrica e altre componenti degli impianti.

Ma il problema più difficile da gestire riguarda i tempi di consegna delle apparecchiature. Per alcune categorie di componenti, come i trasformatori ad altissima tensione, possono arrivare fino a 156 settimane. I tempi di approvvigionamento delle diverse forniture critiche oscillano fra 18 e 156 settimane e coinvolgono anche generatori, gruppi di continuità, chiller e infrastrutture di connettività.

Questo costringe gli sviluppatori ad anticipare gli ordini e a impegnare capitali ancora prima di avere completato tutte le fasi autorizzative, aumentando l’esposizione finanziaria dei progetti.

Il problema non riguarda soltanto l’Italia. Nel Regno Unito le richieste di connessione hanno raggiunto 125 GW, rispetto ai 41 GW di meno di un anno prima, mentre il National Energy System Operator prevede che entro il 2030 soltanto circa 5,2 GW di queste richieste si tradurranno in connessioni effettive.

Anche in Germania, dove Francoforte rappresenta uno dei principali poli europei per i data center, le utility incontrano difficoltà nel garantire date certe per l’allacciamento di nuove infrastrutture.

Data center: 800 volt in corrente continua, neocloud e recupero dei siti industriali

La crescente domanda di potenza sta spingendo gli operatori a valutare architetture elettriche differenti da quelle tradizionali. Una delle soluzioni analizzate da BCS è la distribuzione a 800 volt in corrente continua, progettata per ridurre le conversioni energetiche e rendere più efficiente l’alimentazione delle infrastrutture di calcolo ad alta densità.

Secondo le valutazioni della società, questa architettura potrebbe consentire risparmi del 10-12% sui costi della distribuzione elettrica in bassa tensione. La riduzione delle dimensioni di cavi e busbar permetterebbe inoltre di occupare meno spazio all’interno degli edifici.

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I vantaggi potenziali devono però essere confrontati con gli investimenti iniziali. I quadri elettrici per la distribuzione a 800 volt DC potrebbero costare dal 20 al 30% in più rispetto alle soluzioni tradizionali. BCS considera inoltre questa architettura ancora in fase concettuale, senza un’offerta commerciale sufficientemente matura.

A modificare le caratteristiche della domanda è anche la crescita delle neocloud, gli operatori specializzati nell’offerta di capacità di calcolo basata su GPU per applicazioni di intelligenza artificiale e HPC. A differenza dei cloud provider generalisti, queste aziende concentrano gli investimenti su infrastrutture progettate per carichi computazionali particolarmente intensivi.

Secondo le stime pubblicate ad aprile 2026 da Synergy Research Group, il mercato delle neocloud ha superato i 25 miliardi di dollari di ricavi nel 2025 e potrebbe avvicinarsi ai 400 miliardi nel 2031. Una crescita che alimenta la domanda di data center capaci di gestire rack ad altissima densità, sistemi avanzati di raffreddamento e consumi elettrici elevati.

Una terza tendenza riguarda il recupero delle infrastrutture esistenti. I siti industriali dotati di connessioni elettriche già attive possono rappresentare un’alternativa alla costruzione di nuovi complessi. Il vantaggio è soprattutto temporale: evitare una nuova richiesta di connessione può ridurre una delle principali incognite del progetto, purché la potenza disponibile e le caratteristiche degli impianti siano adeguate.

Questa strategia potrebbe risultare particolarmente interessante per i carichi di inferenza, che in molti casi richiedono una maggiore distribuzione geografica della capacità di calcolo rispetto all’addestramento dei grandi modelli. Secondo le proiezioni di McKinsey, la domanda globale di capacità destinata all’inferenza crescerà a un ritmo medio annuo del 35% fra il 2025 e il 2030, passando da 20,9 a 93,3 GW.

Il risultato è un mercato in cui il valore di un sito dipende sempre più dalla potenza elettrica che può effettivamente utilizzare e dai tempi necessari per renderla disponibile. Per gli investitori, questo significa valutare con maggiore attenzione non soltanto il costo del terreno e degli edifici, ma anche la maturità delle connessioni, la disponibilità dei componenti e la possibilità di adeguare infrastrutture già esistenti.

“Il mercato italiano resta altamente attivo, ma la capacità energetica è diventata il discrimine principale tra iniziative concrete e sviluppi speculativi,” dichiara Martin Horacek, Service Director Italy di BCS Consultancy. “Stiamo vedendo un chiaro shift verso infrastrutture con power secured, funding confermato e permitting avanzato. I siti brownfield e le location alternative fuori Milano stanno guadagnando interesse proprio per questo motivo”, commenta Martin Horacek, Service Director Italy di BCS Consultancy. “La disponibilità di potenza è ormai il principale fattore decisionale in quasi ogni mercato coperto dal nostro Q3 report. I developer che possono permettersi di costruire la propria infrastruttura HV o ricorrere a generazione on-site si muoveranno più velocemente. Gli altri restano bloccati nelle code standard di connessione”

“Nonostante la moderazione dell’inflazione generale, l’impegno economico per i data center continuerà a crescere in modo costante fino al 2029 a causa delle pressioni combinate derivanti da domanda AI, requisiti di potenza e raffreddamento, carenze di manodopera qualificata, aumento dei prezzi dei materiali e vincoli di capacità,” conclude Horacek. “Procurement anticipato, benchmarking robusto e engagement attivo con la supply chain restano critici per gestire rischio e mantenere certezza sui programmi di delivery.”