Implementazione NVMe nativa disattivata di default: Microsoft blocca le modifiche in Windows 11 che consentivano di usarla

Microsoft è intervenuta silenziosamente su una pratica diffusa tra gli utenti più esperti e ha bloccato l’utilizzo di una modifica al registro di sistema che consentiva di abilitare il supporto NVMe nativo su Windows 11. La decisione arriva mentre l’azienda prepara l’introduzione ufficiale della funzionalità nelle prossime versioni del sistema operativo.

Il tema riguarda la gestione delle unità NVMe, dispositivi che offrono prestazioni elevate ma che, sulle attuali versioni di Windows 11, non operano ancora con uno stack completamente nativo. Il sistema continua, infatti, a utilizzare una conversione dei comandi verso lo standard SCSI, progettato per dischi meccanici. Questo approccio introduce latenza aggiuntiva e overhead, con un impatto diretto su velocità di lettura e scrittura.

Con l’introduzione del nuovo stack NVMe nativo, già presente come opzione su Windows Server 2025, Microsoft ha ridisegnato il percorso di I/O per consentire alle unità di operare alla massima efficienza. I benefici dichiarati sono rilevanti: si parla di incrementi fino all’80% negli IOPS, parametro che incide soprattutto sulle operazioni casuali e quindi sulla reattività complessiva del sistema.

Negli ultimi mesi, una parte della community aveva individuato un metodo per attivare questa funzionalità anche su Windows 11 attraverso modifiche al registro. I test indipendenti avevano evidenziato miglioramenti significativi nelle prestazioni randomiche, in particolare nelle scritture. Le configurazioni con CPU meno performanti sembrano trarre maggiore vantaggio dal nuovo driver NVMe.

Come notato da NeoWin, però, con le build Insider più recenti Microsoft ha disabilitato questa possibilità. Il trucco non produce più effetti e viene quindi di fatto neutralizzato. La scelta appare legata alla volontà di evitare l’attivazione di una funzionalità ancora non validata su larga scala nei sistemi client.

Resta comunque una via alternativa: strumenti di terze parti come ViVeTool permettono ancora di abilitare lo stack NVMe tramite specifici ID di funzionalità. Questa procedura richiede però competenze avanzate e comporta rischi concreti per la stabilità del sistema operativo, soprattutto in assenza di documentazione ufficiale.

Il blocco anticipa un rilascio più ampio e controllato. Microsoft prevede infatti di portare il supporto NVMe nativo su Windows 11 con gli aggiornamenti 25H2 e 26H2, includendo quindi la variante Windows on Arm. A quel punto, le ottimizzazioni saranno integrate e accessibili senza modifiche manuali.

Nel frattempo, gli utenti restano vincolati all’implementazione attuale, meno efficiente ma stabile. Il passaggio definitivo allo stack NVMe nativo, però, non dovrebbe farsi attendere troppo.