In passato abbiamo avuto modo di scrivere come Blue Origin (società aerospaziale di Jeff Bezos) sia impegnata su diversi fronti. Per esempio sta sviluppando i lander lunari Blue Moon MK1 e Blue Moon MK2 ma anche Blue Alchemist per lo sfruttamento delle risorse in situ sulla Luna, il veicolo Blue Ring o il razzo spaziale riutilizzabile New Glenn.
Cool video of New Glenn’s fairing re-entry. For this flight we installed an exo-atmospheric reaction control system (RCS) in the fairing to control re-entry and enable recovery of the fairing. We’re planning a parachute recovery later this year, and the data from these fairings… pic.twitter.com/3VBGlDP7i2
— Dave Limp (@davill) May 1, 2026
In riferimento a quest’ultimo, la missione NG-3, che ha portato in orbita il satellite AST SpaceMobile BlueBird 7 non è andata a buon fine. Come abbiamo riportato, il satellite è stato posizionato su un’orbita più bassa di quella prevista e la società ha deciso di farlo rientrare anticipatamente nell’atmosfera. Pur essendo una missione fallita dal punto di vista del cliente, il primo stadio “Never Tell Me The Odds” (utilizzato durante la missione NG-2) è riuscito invece ad atterrare correttamente sulla droneship Jacklyn.
I fairing di Blue Origin New Glenn e il loro riutilizzo
A distanza di alcuni giorni Dave Limp (CEO di Blue Origin) ha mostrato un video nel quale si può vedere il rientro di una delle metà dei fairing (le ogive che proteggono il carico utile). Queste strutture in materiale composito hanno un costo di diversi milioni di dollari e sono solitamente utilizzate una volta. Attualmente una delle eccezioni operative è quella legata a Falcon 9 di SpaceX, dove i fairing vengono recuperati e riutilizzati più volte.

Blue Origin ha intenzione di applicare la stessa strategia anche per New Glenn. Bisogna considerare che i fairing di questo vettore sono decisamente grandi, misurando ben 7 metri, rispetto a quelli “standard” da 5 metri (permettendo di avere il doppio del volume interno). Questo consente alla società statunitense di alloggiare uno o più carichi utili sfruttando le potenzialità del razzo spaziale, soprattutto quando arriverà la configurazione più potente chiamata New Glenn 9×4 (9 motori BE-4 per il primo stadio e 4 motori BE-3U per il secondo stadio, al contrario della versione standard 7×2).

Secondo quanto riportato da Limp, durante la missione NG-3 è stato installato a bordo del fairing un sistema di controllo di reazione esoatmosferico (RCS, Reaction Control System). Questo sistema ha permesso di controllare il rientro e il recupero dell’ogiva. Il sistema è ancora in fase di test e potrebbe volerci del tempo prima di vedere il riutilizzo di un fairing da parte di Blue Origin.

La società di Bezos sta pianificando anche l’utilizzo di un paracadute che sarà installato in una delle missioni che vedremo più avanti nel corso dell’anno. Durante questa missione e probabilmente anche le prossime, ci sarà modo di raccogliere dei dati per poi recuperare i fairing facendo risparmiare milioni di dollari a Blue Origin rendendo New Glenn più conveniente anche se lo “scontro” con SpaceX Starship sarà sicuramente molto complicato (il mercato dei lanci spaziali in grande espansione potrebbe comunque offrire sufficienti clienti per diverse realtà).