Il rover NASA Curiosity ha scoperto oltre 20 molecole organiche in un campione di roccia su Marte

La Luna è stata al centro dell’attenzione mediatica durante la missione Artemis II e in vista delle future missioni del programma spaziale a guida statunitense. Non bisogna però dimenticare che anche Marte è un obiettivo delle agenzie spaziali di tutto il Mondo, nonostante i tagli al budget che hanno portato alla cancellazione di Mars Sample Return e con la buona notizia del lancio della missione ExoMars di ESA (con l’aiuto della NASA). Nelle scorse ore l’agenzia statunitense ha annunciato che il rover NASA Curiosity ha scoperto oltre 20 molecole organiche in un campione di roccia marziana.

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Nello studio dal titolo Diverse organic molecules on Mars revealed by the first SAM TMAH experiment vengono mostrati i risultati legati a un campione prelevato nel 2020 da una roccia dove, al suo interno, sono presenti 21 molecole organiche, 7 delle quali sono state rilevate per la prima volta su Marte. Lo scopo è quello di cercare di capire se il Pianeta Rosso possa aver sostenuto la vita microbica in un certo periodo del passato (aprendo nuovi scenari anche per la ricerca della vita su esopianeti, lune e altri oggetti spaziali).

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Le molecole organiche scoperte dal rover NASA Curiosity

Nonostante la sua età, il rover NASA Curiosity è stato fondamentale per le analisi di molecole trovate su Marte. Nello studio pubblicato in queste ore si prende in esame il campione che ha preso il nome di Mary Anning 3 (MA3), operazione avvenuta durante sol 2879. La roccia dal quale è stato estratto è un’arenaria argillosa di circa 3,5 miliardi di anni che è stata trovata nel cratere Gale, nella zona del del Monte Sharp (dove erano presenti corsi d’acqua e laghi). Per quanto gli scienziati non possano ancora distinguere se l’origine di queste molecole sia biologica o geologica, si tratta di un ulteriore tassello per comprendere la storia del Pianeta Rosso.

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NASA Curiosity ha eseguito per la prima volta un esperimento di termochemiolisi TMAH (idrossido di tetrametilammonio) così da liberare le molecole incluse all’interno del campione e permetterne l’analisi. Tra le molecole scoperte ci sono benzotiofene, naftalene, metilnaftalene, benzoato di metile, trimetilbenzene, tetrametilbenzene e diidronaftalene. Interessante è la presenza di un eterociclo di azoto, che può essere considerato un precursore degli acidi nucleici come RNA e DNA.

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Come spiegato da Amy Williams (Università della Florida) “gli eterocicli azotati non sono mai stati trovati prima sulla superficie marziana o confermati nei meteoriti marziani”. Il benzotiofene invece è importante in quanto è stato già scoperto in meteoriti che presentano molecole organiche al loro interno, è stabile nel tempo e confermerebbe quindi che i precursori della vita potrebbero essersi diffusi in questo modo nello Spazio e sulla Terra ma anche che parte del materiale organico sarebbe proprio del Pianeta Rosso e non derivante solo da impatti meteorici.

Per le analisi delle molecole è stato impiegato lo strumento SAM (Sample Analysis at Mars) di NASA Curiosity che include un gascromatografo, uno spettrometro di massa e uno spettrometro laser regolabile. Il dispositivo permette di scaldare la polvere di roccia marziana ad alte temperature (fino a 1000°C) rilasciando gas che possono essere analizzati. All’interno di SAM sono presenti anche dei pozzetti con reattivi che possono “rompere” le molecole più grandi e complesse che sarebbero altrimenti difficili da analizzare e, in questo caso, è stato utilizzato l’idrossido di tetrametilammonio.

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Gli scienziati hanno condotto le analisi in doppio, anche sulla Terra, impiegando l’idrossido di tetrametilammonio con del materiale derivante dal meteorite carbonaceo di Murchison (del quale esistono moltissime analisi) mostrando come il TMAH potrebbe aver rotto i legami di molecole ancora più complesse e importanti per la vita. Purtroppo a causa del poco spazio a bordo del rover sono presenti solo due pozzetti che contengono TMAH. Uno è stato impiegato per le analisi delle quali stiamo scrivendo ora, mentre il secondo e ultimo è stato utilizzato per un’altra zona di Marte.

Come sempre in questi casi bisogna considerare che singole analisi sono interessanti ma non confermano la presenza (o meno) di vita microbica su Marte in un passato remoto. Per questo si attendono ulteriori informazioni che potrebbero arrivare dai dati del rover europeo Rosalind Franklin della missione ExoMars (che ha una trivella che può scavare in profondità nel suolo) ma anche nella promettente missione cinese Tianwen-3, che porterà dei campioni da Marte sulla Terra per analisi ancora più approfondite.