Long March 7A si è disintegrato in volo poco dopo le 20:02 ora locale del 10 agosto, appena 85 secondi dopo il distacco dalla rampa del sito di lancio di Wenchang, nella provincia cinese di Hainan. Le immagini amatoriali diffuse sui social mostrano il vettore trasformarsi in una palla di fuoco, seguita da una densa nube di fumo nero visibile a chilometri di distanza.
A bordo c’era lo Zhongxing-4B, un satellite per telecomunicazioni destinato all’orbita geostazionaria e appartenente a quella serie di veicoli a numerazione bassa che, secondo diverse fonti, svolgono anche funzioni militari per Pechino. Sia il razzo che il payload sono da considerarsi persi.
L’agenzia di stato Xinhua ha impiegato circa tre ore prima di confermare l’accaduto, parlando genericamente di un’“anomalia in volo” e precisando che la missione non ha raggiunto l’orbita. La causa, secondo il comunicato, resta “in fase di analisi e indagine”. La China National Space Administration non ha invece risposto alle richieste di chiarimento, e un report di China National Radio che identificava in anticipo il payload è stato nel frattempo rimosso dalla pagina che lo ospitava su Baidu, un dettaglio che la dice lunga sul controllo delle informazioni attorno agli incidenti spaziali cinesi.
Un fallimento diverso da quello del 2020
Il momento dell’esplosione è ciò che più interessa gli analisti. La separazione tra il primo stadio e i quattro booster laterali del Long March 7A avviene tipicamente a quasi tre minuti dal decollo: stavolta il razzo non ci è nemmeno arrivato, saltando in aria mentre era ancora nella fase di combustione iniziale, verosimilmente in prossimità della massima pressione dinamica attraversando la bassa atmosfera. Non è escluso che a intervenire sia stato il sistema di autodistruzione di bordo, attivato in caso di traiettoria fuori controllo, ma al momento non c’è conferma ufficiale.
Looks like strctural failure on S2/S3 first, potentially due to high-level wind shear and other abnormal loads. The FTS was then triggered to terminate the mission. https://t.co/gf7krCJ0Ow
— WLR2678? (@WLR_2678) August 10, 2026
Il vettore, alto circa 60 metri, monta sui primi due stadi motori YF-100 a cherosene e ossigeno liquido, mentre il terzo stadio sfrutta la combinazione idrogeno-ossigeno liquido per spingere fino a 7 tonnellate di carico verso l’orbita di trasferimento geostazionaria. Non è la prima volta che il modello fallisce: al suo debutto, nel marzo 2020, Long March 7A era già esploso per un malfunzionamento del motore subito dopo la separazione del primo stadio. Da allora, però, il razzo aveva accumulato una lunga serie di missioni riuscite, l’ultima delle quali risale a fine luglio, con il lancio del satellite Tianlian-3 (01) verso l’orbita geostazionaria.

L’incidente rappresenta il quarto fallimento su 56 tentativi di lancio orbitale registrati dalla Cina nel 2026, dopo quelli che hanno coinvolto un Long March 3B, un Ceres-2 e un Tianlong-3. Un tasso comunque contenuto, se rapportato al ritmo di oltre 50 lanci l’anno che il Paese mantiene ormai da qualche anno, ma sufficiente a far storcere il naso a chi segue da vicino l’affidabilità dei vettori cinesi. Difficile, del resto, aspettarsi trasparenza totale da un programma spaziale gestito interamente dallo Stato.
Ma la domanda è: quali ripercussioni avrà l’incidente sui prossimi lanci, a partire dal debutto del razzo Zhuque-3, previsto dal Jiuquan Satellite Launch Center con un primo tentativo di atterraggio dello stadio principale. Anche Long March 7 standard, variante gemella impiegata per i rifornimenti cargo alla stazione spaziale Tiangong a cadenza di circa otto mesi, potrebbe subire ritardi: l’ultima missione risale a maggio, e la prossima era attesa attorno a gennaio 2027.