Il mining di Bitcoin ed Ethereum consuma come interi Stati

I consumi del mining di criptovalute sono aumentati esponenzialmente negli ultimi mesi. Digiconomist ha pubblicato un’interessante stima dei consumi, arrivando a conclusioni inaspettate: Bitcoin ed Ethereum consumano complessivamente più di uno Stato come la Siria.

Il “sistema” Bitcoin consuma, secondo le stime, circa 14,5 TWh, mentre Ethereum si ferma a “soli” 4,7 TWh. Il primo arriva a consumare quasi quanto l’intero Turkmenistan, Stato da più di 5 milioni di abitanti, mentre il secondo approssima i consumi della Moldova, con circa 3 milioni di abitanti.

Per aiutare a mettere le cose in prospettiva è possibile fare un confronto con la realtà italiana. Secondo i dati ISTAT, il consumo di energia elettrica pro capite della città di Milano nel 2012 era pari a 1024,6 kWh. Ipotizzando che la popolazione sia rimasta stabile tra il 2012 e il 2016 e utilizzando i dati messi a disposizione dal Comune riguardo la popolazione residente al 31 dicembre 2016, è possibile stabilire che il consumo annuale della città di Milano è pari a circa 12,3 terawatt. Questo numero è già di per sé significativo, ma è equivalente a circa i due terzi del consumo complessivo del cryptomining.

Tutto questo riporta il problema del consumo di energia e dello spreco di energia al centro della discussione, in un momento in cui l’opinione pubblica sembra essere più sensibile alle tematiche ambientali anche per via di decisioni politiche non sempre condivisibili.

Quello che può sembrare un atto piccolo e innocuo – l’uso della propria GPU per il cryptomining – è in realtà inserito in un contesto molto ampio di tanti altri gesti che sono individualmente piccoli e innocui. La somma di tutti questi atti, però, porta a numeri enormi. Il problema evidenziato dai critici è che a questo dispendio enorme di energia non conseguirebbe alcun vantaggio per l’umanità – è tutto puramente virtuale e non c’è alcun guadagno reale in termini di utilità di ciò che viene calcolato o prodotto, perché il principio alla base delle criptovalute è di tipo speculativo-finanziario e non poggia su alcuna base reale affidandosi esclusivamente al concetto di mercato (domanda/offerta).

Il modello attuale non sembra quindi essere sostenibile, almeno dal punto di vista ambientale. Tanta energia – e, di conseguenza, tante risorse – vengono utilizzate per il solo guadagno monetario. Ethereum sembra direzionata verso un cambio di algoritmi che ridurrebbe i consumi. L’uso di questi centri di calcolo distribuiti potrebbe essere utile nel calcolo scientifico e un utilizzo di questo tipo porterebbe vantaggi a tutti, di fatto accontentando anche le frange più critiche.