Chi si è approcciato alle GPU esterne o eGPU, avrà sicuramente notato il loro più grande limite: la banda passante. A prescindere dal protocollo di connessione e dal box scelto, le prestazioni della scheda video si riducono dal 30% al 50% rispetto a quanto sarebbe il suo pieno potenziale quando abbinata a un PC desktop. Ebbene, pare che la PCI-SIG sia riuscita finalmente a sviluppare una connessione che consente di raggiungere prestazioni quasi paritarie rispetto alla connessione PCIe: CopprLink.
A svolgere qualche test preliminare sono stati i colleghi di PCWorld che hanno adottato una configurazione con RTX 5090 collegata tramite CopprLink e lo stesso modello installato su slot PCIe tradizionale. Il risultato mostra uno scarto medio di appena il 2,29%, un dato che si colloca ben al di sotto di qualsiasi soluzione precedente.
D’altronde, CopprLink supporta una connessione PCIe 5.0 x16 completa, con una velocità di trasferimento pari a 32 GT/s per lane e una banda complessiva di 64 GB/s. Si tratta di un valore quattro volte superiore rispetto a OCuLink, che si ferma a 16 GB/s con configurazione PCIe 4.0 x8. Questo incremento elimina quasi del tutto il collo di bottiglia tipico delle eGPU.
La configurazione utilizzata nel test si basa sullo chassis HighPoint RocketStor 8631D, una soluzione di fascia server progettata per ambienti professionali e carichi AI. Integra un alimentatore da 1300W e supporta GPU di grandi dimensioni grazie a un flusso d’aria ottimizzato. Il prezzo dello chassis si attesta intorno ai 1.300 dollari.
A questo si aggiunge la scheda adattatore HighPoint Rocket 7634D, necessaria per collegare il sistema host tramite connettore CDFP, proposta a circa 999 dollari. Il solo ecosistema CopprLink supera quindi i 2.300 dollari, esclusa la GPU. Con una RTX 5090, il costo totale della configurazione supera agevolmente i 5.000 dollari.

Dal punto di vista operativo, il comportamento risulta identico a quello di una connessione tradizionale. Il sistema riconosce automaticamente la GPU esterna senza necessità di configurazioni manuali. Per il sistema operativo, la scheda grafica appare come installata direttamente sulla motherboard, con pieno accesso alle risorse.
I benchmark confermano la solidità della soluzione. In diversi scenari, la differenza tra eGPU e GPU interna risulta minima, con variazioni talvolta considerabili come semplice margine di errore. In effetti, alcuni di quei valori inferiori potrebbero essere attribuiti al fatto che PCWorld ha utilizzato un cavo riser PCIe 4.0 per la scheda adattatore CDFP; se fosse stato PCIe 5.0, probabilmente non si sarebbe registrata alcuna differenza.

Naturalmente, allo stato attuale, il limite rimane il costo. Nessun utente consumer spenderebbe una cifra maggiore rispetto al costo della soluzione top di gamma odierna per un ecosistema che gli consenta di collegare la GPU al laptop. Immaginare che addirittura lo faccia qualcuno per una scheda di fascia inferiore è ancor meno probabile.
Peraltro, si tratta di un’infrastruttura progettata per rack, data center o applicazioni professionali che mal si adattano al gaming in mobilità. Tuttavia, rappresenta comunque un passo in avanti fondamentale che elimina virtualmente il divario tra configurazione standard e eGPU. Nel prossimo futuro – magari con l’incremento della disponibilità hardware che al momento arranca – potrebbe portare a soluzioni consumer più abbordabili.