NewsTecnologia

Emissioni navali: rischio aumento al 130% rispetto al 2008

Nella settimana che sta per entrare si terrà un’importante riunione in seno all’Organizzazione marittima internazionale (IMO) a proposito di emissioni navali. Secondo quanto appreso da un gruppo di organizzazioni non governative (ONG) 14 Stati intendono inoltrare una proposta che punterebbe a ridurre l’efficacia degli accordi sul clima precedentemente raggiunti. Fra i 14 stati alcune realtà dominanti del trasporto marittimo globale come Giappone, Cina, Corea del Sud e Norvegia.

Secondo i traguardi precedentemente fissati dall’IMO, occorre tagliare le emissioni navali del 50% entro il 2050 rispetto a ciò che è stato registrato nel 2008. L’intensità di carbonio, inoltre, dovrebbe essere ridotta del 40% entro il 2030. L’IMO ritiene che se misure molto severe non verranno adottate, entro il 2050 le emissioni delle navi potranno raggiungere il 130% rispetto al 2008, con conseguenze catastrofiche sul piano del riscaldamento globale, e non solo.

Emissioni navali

Tuttavia, la proposta che verrebbe sottoposta all’attenzione dell’IMO la prossima settimana non sarebbe compatibile con questi traguardi, né con le iniziative adottate nella cornice degli Accordi di Parigi sul clima, e rischierebbe di compromettere seriamente gli sforzi fatti negli ultimi anni.

Il trasporto marittimo emette oltre 1 miliardo di tonnellate all’anno di CO2, più delle emissioni di cui sono responsabili tutti i paesi del mondo ad accezione dei primi 5 principali emettitori. Il settore del trasporto marittimo è estremamente rilevante negli equilibri commerciali internazionali visto che il 90% delle merci nel mondo viene spostato via mare. Tra il 2% e il 3% delle emissioni a livello globale sono generate dalla navigazione.

Per questi motivi, da più parti si incentiva l’impiego di nuove tecnologie per quanto riguarda l’industria navale. I motori a idrogeno potrebbero essere pronti già nel 2021, con un impatto considerevole nell’ottica di ridurre le emissioni. Non si tratterebbe pertanto di un limite tecnologico, ma di convenienza delle principali aziende che operano via mare.

“Non si tratta di un problema di carattere tecnologico, poiché molte delle tecnologie per decarbonizzare il trasporto marittimo sono già disponibili” ha detto Johannah Christensen, responsabile del Global Maritime Forum. “Piuttosto la sfida consiste nell’intraprendere un’azione concertata e collettiva per restringere le opzioni sui combustibili, dimostrare la fattibilità, colmare il divario di competitività tra i combustibili tradizionali e a zero emissioni di carbonio e creare nuove catene di approvvigionamento sostenibili”.