La NASA sta cercando di “restare al passo” della Cina per riportare l’essere umano sulla Luna nei prossimi anni. Come sappiamo la nazione asiatica intende portare un equipaggio sulla superficie del nostro satellite naturale entro il 2030, con una data probabile per la missione nel 2029 (con una missione di test, senza equipaggio, nel 2027). Di contro, gli USA intendono lanciare la missione Artemis IV all’inizio del 2028 e la missione Artemis V alla fine del 2028. Entrambe avranno un equipaggio e dovrebbero allunare.
Nel corso dei mesi l’agenzia spaziale statunitense ha cambiato strategia per cercare di recuperare i ritardi accumulati e ridurre le spese complessive di tutte le operazioni (scientifiche e non solo). Tra le novità più importanti c’è la proposta di una base lunare permanente, che vedrà anche il contributo dell’Italia con il modulo MPH, così da rivaleggiare con la Cina e la sua ILRS (Stazione Lunare Internazionale di Ricerca). Questo ha portato alla cancellazione del Lunar Gateway, un progetto che è stato definito obsoleto e in linea con i programmi di alcuni anni fa e non più attuale.
La NASA, il Lunar Gateway e i moduli corrosi
I moduli del Lunar Gateway erano in costruzione negli stabilimenti di Thales Alenia Space di Torino mentre una parte del lavoro sarebbe stato svolto da Northrop Grumman negli USA. In particolare il modulo HALO (Habitation and Logistics Outpost) è un modulo pressurizzato abitabile della stazione spaziale lunare per poi essere spedito negli USA nell’aprile 2025 per il completamento dell’allestimento.
Per quanto riguarda invece il modulo Lunar I-Hab (International Habitation Module), la sua costruzione era ancora in corso negli stabilimenti di Thales Alenia Space per una consegna negli Stati Uniti in vista del lancio, ora cancellato. Non è ancora chiaro quale sarà la fine di questo hardware e se potrebbe essere parzialmente convertito per altre missioni.

Il Power and Propulsion Element (PPE) realizzato da Maxar invece sarà riutilizzato come parte della navicella Space Reactor-1 Freedom per lo studio di fattibilità di altre soluzioni che si baseranno sull’energia nucleare elettrica. Questo permetterà di abbattere le tempistiche di SR-1 Freedom e risparmiare parte dei soldi investiti nel Lunar Gateway.
Secondo quanto riportato da Jared Isaacman (amministratore della NASA) durante un’udienza al Congresso statunitense sui tagli al budget proposti dall’amministrazione Trump per l’agenzia spaziale statunitense, due moduli del Lunar Gateway sarebbero corrosi e quindi difficilmente utilizzabili secondo il precedente programma se non allungando le tempistiche e aumentando le spese, ossia i due fattori che Isaacman sarebbe intenzionato a ridurre.
Isaacman ha dichiarato “apprezzo i contributi e guardo con interesse alla possibilità di lavorare con loro su come potremmo eventualmente riutilizzare hardware per applicazioni di superficie. Ve lo dico, nel programma Gateway i due unici moduli abitabili -al di fuori dell’hardware del PPE che andremo a utilizzare per il dimostratore per la propulsione nucleare- che sono stati consegnati erano entrambi corrosi. E questo è sfortunato perché avrebbe ritardato, probabilmente oltre il 2030, l’utilizzo di Gateway”.

Le indiscrezioni sulla possibilità che alcuni moduli di Lunar Gateway, in particolare HALO e i-HAB, potessero essere corrosi erano già emerse da parte di Eric Berger, del giornalista di ArsTechnica in un articolo di fine marzo. Né Berger né Isaacman hanno specificato però specificato il grado di corrosione e lo stato generale dei moduli coinvolti. Non sono inoltre presenti informazioni aggiuntive o immagini né indicazioni sulle possibili cause e i costi aggiuntivi.
I moduli sono realizzati in alluminio e una delle possibilità è che le componenti non siano state immagazzinate in maniera corretta subendo quindi della corrosione che potrebbe essere effettivamente rischiosa per moduli che resterebbero nello Spazio per un lungo periodo di tempo. Un’altra possibilità è che queste affermazioni, per quanto veritiere (almeno in parte), possano servire come “spinta” per portare il Congresso a pensare alla base lunare permanente. Una soluzione di questo tipo potrebbe consentire di avere una maggiore presenza umana sulla superficie lunare e sfruttare più facilmente le risorse in-situ, generando interesse tra le società private (per un’economia lunare sostenibile) e riducendo i costi per la NASA.