Domanda di petrolio in calo di 2,5 milioni di barili: il ‘merito’ è della crisi di Hormuz

L’escalation militare e i blocchi commerciali nello Stretto di Hormuz hanno provocato un’inattesa contrazione delle emissioni globali di CO2 da combustibili fossili, stimate in calo di circa lo 0,5% nel 2026. I rincari record su petrolio e gas hanno compresso la domanda industriale e civile di idrocarburi a livello planetario, compensando ampiamente il temporaneo incremento registrato nell’utilizzo del carbone.

La revisione dei consumi petroliferi evidenzia l’entità del calo: l’International Energy Agency (IEA) ha corretto le stime di inizio anno, passando da una crescita prevista di 930.000 barili al giorno a una contrazione netta di 2,5 milioni di barili al giorno a settembre 2026, pari a un ribasso del 2,4% rispetto al 2025. Anche il gas naturale segue una traiettoria analoga, con previsioni passate da un incremento del 2,0% a un calo consolidato dello 0,6%, aggravato dal persistere delle strozzature logistiche e dei costi insostenibili per molti settori manifatturieri.

Sul fronte opposto, la domanda globale di carbone ha segnato un incremento dell’1,2%, spinta dalla necessità di alcune economie di compensare il gas inaccessibile e da fattori contingenti, come le ondate di calore legate a El Niño che hanno ridotto la produzione idroelettrica e i limiti di dispacciamento delle rinnovabili in Cina. L’analisi elaborata da Carbon Brief dimostra che l’aumento emissivo generato dal carbone non basta a bilanciare la drastica frenata di gasolio, benzina e metano, considerando che i combustibili fossili generano complessivamente due terzi dei gas serra mondiali.

Dinamiche di mercato ed erosione strutturale della domanda

Lo shock energetico sta accelerando l’adozione di vetture a batteria nei principali mercati mondiali (dall’Europa alla Cina, fino all’Australia e al Sud-Est asiatico), dove l’insostenibilità economica dei carburanti tradizionali spinge le immatricolazioni. Nei mercati emergenti le vendite di veicoli elettrici sono quasi raddoppiate su base annua a luglio 2026, trasformando una risposta emergenziale a un blocco delle forniture in una distruzione permanente di quote di mercato per i prodotti petroliferi.

Gli scenari IEA indicano che i consumi di greggio rimarranno sostanzialmente piatti anche nel 2027, anticipando di fatto il picco della domanda precedentemente stimato per il 2030. I governi che avevano pianificato investimenti sull’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) stanno ricalibrando i piani energetici verso fonti pulite interne o estendendo l’operatività degli impianti esistenti pur di non esporsi alla volatilità delle rotte mediorientali.

La dinamica innescata dalla crisi dimostra come la rigidità dei prezzi petroliferi acceleri la transizione tecnologica anziché favorire un ritorno indiscriminato ai combustibili più inquinanti. Se le quotazioni del gas si manterranno su livelli elevati, l’elettrificazione forzata dei consumi e l’efficienza imposta dai costi energetici consolideranno la riduzione delle emissioni anche oltre la conclusione delle ostilità.