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Cyberpunk 2077: demo finta? Data anticipata? CD Projekt risponde alle ultime accuse

Lo scorso weekend vi parlavamo di un report di Bloomberg in cui è stato nuovamente affrontato il caso Cyberpunk 2077, con nuovi retroscena sul complicato processo di sviluppo del titolo di CD Projekt RED. L’inchiesta ha generato un’altra ondata di critiche indirizzate allo sviluppatore polacco, che ha prontamente risposto attraverso le parole del suo CEO.

CD Projekt RED si difende dalle accuse: le parole di Adam Badowski

L’ultima inchiesta diffusa da Bloomberg riporta la firma di quel Jason Schreier che aveva già indagato in merito al “crunch time” che gli sviluppatori di CD Projekt RED hanno dovuto affrontare durante la produzione di Cyberpunk 2077; sviluppo che, stando alle dichiarazioni di alcuni ex dipendenti, sarebbe partito solo nel 2016, ovvero quattro anni dopo l’annuncio del gioco.

La risposta della compagnia di Varsavia non ha tardato ad arrivare. Ad esprimersi è Adam Badowski, boss della software house che ha dato i natali alla serie The Witcher e che oggi affronta la sua più grande crisi. Badowski si rivolge allo stesso Schreier, citando alcuni punti della famigerata inchiesta per smentire (o confermare) alcune affermazioni.

Per quanto la demo presentata all’E3 2018, definita da Schreier “completamente falsa”, Badowski invita il reporter di Bloomberg a confrontare il filmato dimostrativo con il gioco finale: “Quello che le persone che leggono il tuo articolo potrebbero non sapere è che i giochi non sono realizzati in modo lineare e iniziano ad apparire come il prodotto finale solo pochi mesi prima del lancio”. Il CEO di CD Projekt ha poi sottolineato come l’attuale versione di Cyberpunk 2077 “si vede e si gioca molto meglio” della demo mostrata poco più di due anni fa.

Nel report di Schreier si legge che “la maggior parte dello staff” di CD Projekt RED sapeva che il gioco non sarebbe stato pronto per un lancio nel 2020. A tal proposito, Badowski risponde: “Hai parlato con 20 persone, tra cui alcuni ex dipendenti, e di cui 1 solo non anonimo. Non direi che la ‘maggior parte’ delle oltre 500 persone dello staff ha detto apertamente quello che sostieni”.

L’ultimo punto affrontato da Adam Badowski riguarda la presunta emarginazione di alcuni sviluppatori da parte dei colleghi polacchi: “Tutti qui parlano inglese durante le riunioni, ogni e-mail e comunicazione è in inglese: tutto questo è obbligatorio. […] Tuttavia, è abbastanza normale per i tedeschi parlare tedesco, per i polacchi parlare polacco e per gli spagnoli parlare spagnolo – ci sono 44 nazionalità nello studio – quando non c’è nessun altro in giro. Lavoriamo in un ambiente multiculturale”.

cyberpunk 2077 judy

In un autentico botta e risposta, Jason Schreier ha ringraziato Badowski per le risposte, ricordandogli che il suo team – o, quantomeno, gran parte di esso – si è rifiutato di rispondere alle sue domande o di fornirgli un’intervista, cogliendo tale occasione per invitare il capo di CD Projekt RED a una chiacchierata per risolvere le questioni rimaste in sospeso.

Ricordiamo che, pochi giorni fa, la compagnia polacca ha rilasciato un comunicato ufficiale per aggiornare i fan di Cyberpunk 2077 sui lavori legati alle prossime patch, ai DLC gratuiti e alle versioni next-gen. In quell’occasione abbiamo assistito alle parole di Marcin Iwiński, co-fondatore della studio di sviluppo, e al suo messaggio di scuse rivolte al pubblico.