Costo della memoria alle stelle? Non avete ancora visto nulla: l’attacco all’Iran potrebbe nascondere una catastrofe

L’escalation militare che coinvolge Iran, Stati Uniti e Israele crea preoccupazione nell’industria globale dei semiconduttori, con effetti potenziali soprattutto sul mercato delle memorie. Il settore già affronta forti pressioni dovute alla domanda dell’intelligenza artificiale, che richiede enormi quantità di chip per server e data center.

Secondo rappresentanti dell’industria sudcoreana, un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe interrompere la disponibilità di materiali fondamentali per la produzione di chip, con possibili conseguenze su costi e volumi produttivi.

Uno dei punti critici riguarda l’elio, gas industriale utilizzato all’interno delle fab di semiconduttori. Questo elemento garantisce raffreddamento e condizioni termiche stabili durante diversi processi di produzione, indispensabili per mantenere precisione e affidabilità nelle linee produttive.

Il problema nasce dal fatto che l’elio non ha alternative praticabili e viene prodotto solo in un numero limitato di Paesi. Tra i principali fornitori globali figura il Qatar, nel Golfo Persico. Un eventuale peggioramento della situazione geopolitica nella regione potrebbe quindi mettere sotto pressione l’intera catena di approvvigionamento.

Per l’industria dei semiconduttori la questione è particolarmente delicata, perché il settore vive già una fase complessa caratterizzata da domanda elevatissima di chip legati all’AI, soprattutto per server destinati ai data center.

La Corea del Sud rappresenta uno dei punti nevralgici del mercato. Le aziende del Paese producono circa due terzi delle memorie globali, con protagonisti come Samsung Electronics e SK Hynix.

Secondo il parlamentare sudcoreano Kim Young-bae, dopo un incontro con dirigenti dell’industria, una carenza di materiali provenienti dal Medio Oriente potrebbe compromettere la produzione di semiconduttori.

Oltre all’elio, la Corea del Sud dipende dalla regione anche per altri 14 elementi della filiera dei chip, tra cui il bromo e apparecchiature per l’ispezione dei semiconduttori. In alcuni casi esistono fornitori alternativi, ma non sempre la sostituzione risulta immediata.

Le aziende cercano comunque di rassicurare il mercato. SK Hynix ha dichiarato di aver diversificato le catene di approvvigionamento e accumulato scorte sufficienti di elio, riducendo il rischio di impatti diretti nel breve periodo. Samsung, invece, ha scelto di non rilasciare commenti in merito alla situazione.

Il momento resta delicato anche per un altro motivo. L’espansione dell’intelligenza artificiale ha spinto operatori cloud e big tech a installare enormi quantità di memoria nei server dei data center, con effetti diretti su disponibilità e prezzi.

Se le tensioni in Medio Oriente dovessero limitare l’accesso ai materiali industriali o far crescere i costi energetici, l’intera filiera potrebbe registrare nuovi aumenti. Le conseguenze si estenderebbero oltre il mercato enterprise e coinvolgerebbero PC, laptop, smartphone, automobili e console di gioco.

Alcuni osservatori indicano anche un possibile effetto inverso nel lungo periodo. Il Medio Oriente stava attirando investimenti per nuovi data center dedicati all’intelligenza artificiale, in particolare negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. Un conflitto prolungato potrebbe rallentare questi progetti e ridurre temporaneamente la domanda di memoria per server. Per il momento i grandi produttori di semiconduttori mantengono una posizione prudente.

Se la crisi geopolitica dovesse durare a lungo, tuttavia, la filiera globale dei semiconduttori potrebbe trovarsi di fronte a nuove pressioni su costi e disponibilità, con effetti diretti sull’intero ecosistema tecnologico che va dai dispositivi consumer ai sistemi per l’intelligenza artificiale.