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Cortona On The Move: un festival che ha saputo reinventarsi dopo il Covid-19

Nell’anno del decimo anniversario sembrava che anche per il festival Cortona on the Move non ci fosse nulla da fare. Il lockdown seguito alla pandemia da Covid-19 sembrava aver messo la parola fine alle possibilità di quello che negli anni è diventato uno dei festival di maggiore rilievo a livello nazionale e internazionale.

Antonio Carloni e Arianna Rinaldo, direttore del festival e direttice artistica

Antonio Carloni e lo staff del festival però non si sono persi d’animo e hanno cercato subito di caprie come Cortona On The Move potesse trasformarsi e rispondere alle mutate condizioni ed esigenze del periodo. Con una mossa decisamente azzeccata i responsabili del festival hanno deciso di dirottare tutti gli investimenti che erano destinati all’organizzazione dell’evento fisico nella città di Cortona verso progetti di narrativa visuale legata all’epidemia da Covid, commissionati ad artisti internazionali, con l’idea di creare un vero e proprio archivio di immagini della vita dopo lo scoppio dell’epidemia globale. Così è nato The Covid-19 Visual Project. Si tratta una piattaforma multimediale che aspira a diventare un archivio permanente sulla pandemia del coronavirus. Questo archivio in continuo aggiornamento ospiterà una varietà di contenuti che documentano gli eventi globali e le emozioni diffuse in questo momento unico della storia. L’obiettivo finale è quello di creare uno spazio stabile dove lasciar sedimentare tutto quello che è successo, un luogo dove raccogliere materiale significativo sul quale poter tornare nel tentativo di capire cosa è successo.

Un’intuizione dalla perfetta tempistica quella di lanciare il progetto, che ha permesso di arrivare in questo settembre pronti con il materiale che ha plasmato le mostre fotografiche ‘fisiche’, protagoniste della riapertura al pubblico dei luoghi di Cortona, sotto la cura della direttrice artistica Arianna Rinaldo. ‘Fare delle difficoltà un’opportunità‘, Cortona On The Move 2020 incarna alla perfezione questo mantra ed esce dalla chiusura dovuta alla pandemia trasformato e rinnovato. La direzione che COTM vuole sempre più prendere, dopo il positivo esperimento di presentarsi al pubblico con praticamente la totalità dei lavori su commissione diretta, è quella del produttore di contenuti di Visual Narrative e non solo quella di raccoglitore.

Una scelta che permette – e l’edizione 2020 già lo mostra in modo evidente – di avere un tema di fondo che emerge in modo ancora più chiaro e che risulta maggiormente coordinato anche al pubblico dei non addetti ai lavori.

Dall’archivio Covid-19 Visual Project sono state estratte 21 mostre esposte a Cortona in Palazzo Capannelli, in esterna nel centro storico del borgo toscano e presso la Fortezza del Girifalco. La vita, sospesa e non, ai tempi del coronavirus e del lockdown, in Italia e nel mondo è il filo rosso che unisce tutte le immagini, ma che è stato declinato in modo decisamente differente dai diversi artisti e fotografi.

L’edizione fisica del festival è stata prorogata fino al 1 novembre 2020 e rispettando le regole per contenere la pandemia da Covid-19 è possibile ammirare dal vivo le fotografie, nelle stampe fisiche a opera del partner tecnico Canon, in particolare sfruttando la soluzione grande formato imagePROGRAF PR0-4000.

L’occasione di Cortona On The Move è stata ghiotta per incontrare alcuni degli autori delle immagini e dei progetti delle mostre e capire con loro cosa sta dietro le foto, la genesi dei diversi progetti e lo spirito e lo stile con cui fotografi e fotografe hanno scelto di sviluppare il proprio racconto.

Gaia Squarci

Abbiamo incontrato Gaia Squarci, che dividendosi tra l’Italia e New York ha deciso di documentare la crisi sanitaria della città statunitense, in particolare nei distretti Manhattan, Bronx, Queens e Brooklyn. Dalle sue foto, accompagnate da un testo scritto a macchina e nato dagli appunti del suo diario personale che racconta le persone e le situazioni ritratte, emerge in modo chiaro l’impatto della crisi sanitaria su un sistema sanitario come quello statunitense. Gaia racconta gli incontri con il personale sanitario, messo a dura prova dalla situazione, ma anche delle persone che per diverse ragioni non riescono a beneficiare delle cure, sia per le condizioni economiche, sia per quelle sociali e per le convinzioni instillate dal flusso di fake news e false informazioni in merito alle cure e ai metodi di prevenzione del contagio.

Mattia Balsamini

Mattia Balsamini ha rivolto la sua attenzione, invece, alle aziende italiane che durante il lockdown hanno deciso di rendersi disponibili a riconvertire la propria produzione per creare gel igienizzanti, mascherine, visiere protettive, bombole di ossigeno e respiratori. Dietro le foto la storia della creatività italiana, in grado di trasformare delle maschere da snorkeling in dispositivi di protezione individuale e in maschere per ventilatori polmonari, ma soprattutto la storia delle persone che per scelta o loro malgrado si sono trovate a fare parte di questo sforzo comune per combattere la diffusione del coronavirus.

Daniele Ratti

Colpisce per la collocazione in esterna nel cortile della fortezza del Girifalco e per le stampe di grandi dimensioni il lavoro di Daniele Ratti, che approfittando di un lavoro su commissione che lo avrebbe portato in giro per l’Italia ha colto l’occasione per una serie di scatti in medio formato degli Autogrill deserti. Generalmente associati alla folla dei vacanzieri, questi spazi deserti raccontano una delle tante storie del lockdown, di un’Italia che si è trovata per certi versi rovesciata, svuotata nei suoi luoghi di maggiore affollamento. Un viaggio che è stato per l’autore in alcuni momenti straniante, macinando chilometri e chilometri di asfalto deserti, in cui – spesso – gli unici veicoli (e quindi persone) incontrati erano rappresentati dalle forze dell’ordine.

Silvia Bigi

Cortona on the Move non è solo fotografia ma abbraccia l’orizzonte più ampio delle narrativa visuale. Appartiene certamente a questa schiera il lavoro di Silvia Bigi. Chiamata a documentare il periodo di confinamento all’interno delle mura domestiche a causa dell’epidemia, l’artista ha capito fin da subito che il reportage delle città vuote non sarebbe stato nelle sue corde e ha invece cercato di capire quale cambiamento della vita delle persone avrebbe voluto raccontare. È partita dalla sua esperienza personale, accorgendosi che la modificazione degli stimoli diurni (il non uscire, il non vivere la quotidiana vita a contatto con gli altri, la realtà esterna che entrava in casa filtrata dalla TV e dai media) aveva portato importanti modifiche al riposo notturno, con sogni molto più vividi e che restavano impressi nella mente al risveglio. Con un piccolo sondaggio ha trovato che le stesse modifiche erano accadute anche alla vita notturna di molte delle persone che conosceva e ha deciso di provare a indagare questo tema.

L’ha fatto sfruttando un sistema di intelligenza artificiale in grado di creare immagini a partire da un testo. Si è fatta raccontare – nella lingua nativa – dalle persone un sogno avvenuto durante il lockdown, chiedendo poi una versione testuale del racconto in inglese da dare in pasto agli algoritmi di deep learning dell’IA affinché ‘interpretasse’ i sogni e ne desse una rappresentazione visuale condensata in una sola immagine. Il lavoro è di grande impatto e la mostra di alcune delle immagini oniriche scaturite dall’intelligenza artificiale è accompagnata dalle voci delle persone che raccontano il proprio sogno. Un’installazione, quella di Cortona, che coinvolge vista e udito e che è in grado di avere un forte impatto emotivo nei visitatori.

Premio Canon Giovani Fotografi 2020 a Davide Bertuccio

Tra le mostre anche quella del vincitore del premio Canon Giovani Fotografi 2020, Davide Bertuccio, anch’egli alle prese con il racconto del lockdown. Davide, che a dispetto della giovane età (è nato nel 1991), è un professionista che ha alle spalle pubblicazioni del calibro del National Geographic, ha scelto un racconto particolare, quello del circo in casa (o della casa circo a seconda del punto di vista da cui la si guarda) di Claudio Madia storico volto del programma televisivo dedicato ai più piccoli della RAI ‘L’albero azzurro’. “Il silenzioso battito delle loro mani” è un reportage che ci porta tra le mura della casa di Madia e ci racconta non solo la sua vita, ma anche, di riflesso, il lockdown, momento che per un’attività che richiede il pubblico è fortemente impattante. Un reportage molto curato che ha visto Davide frequentare la casa di Antonio per diversi mesi, diventando un’occhio quasi invisibile sulla vita dell’artista. Un reportage a cui l’autore tiene molto, anche perché nascendo per un premio e quindi una mostra gli permette di raccontare lui stesso la sua storia, mentre spesso quando le sue foto vengono pubblicate sui giornali è un altro che racconta la storia, utilizzando le sue foto.