Come dimostrare che gli agenti di IA fanno acquisti autorizzati? Verifiable Intent è la risposta di Google e Mastercard

Gli agenti d’intelligenza artificiale stanno cambiando ogni settore, incluso il commercio. Quando si parla di delegare all’IA gli acquisti, però, molti utenti dicono “altolà”: il livello di fiducia nella nuova tecnologia non è ancora arrivato a tal punto. Per questo Mastercard ha presentato Verifiable Intent (“intenzione verificabile”), in collaborazione con Google, per definire uno standard che consenta di chiarire quando e come gli agenti di IA possono agire per conto degli utenti.

Verifiable Intent: la soluzione di Mastercard al problema della fiducia

Se una persona entra in un negozio, prende in mano un prodotto, va alla cassa e paga, è ragionevole pensare che intendesse farlo e che il suo intento fosse chiaro. Questo assunto è alla base del funzionamento della nostra società e si riscontra anche nei contratti di acquisto quando si fanno compere online. Ma come funziona nel caso di agenti di IA cui si è dato mandato di acquistare beni o servizi per nostro conto? In altri termini: come è possibile dimostrare che l’agente davvero poteva comprare una nuova scheda video da 2.000€ per conto dell’utente? Come scrive Pablo Fourez, Chief Digital Officer di Mastercard: “come possiamo sapere che un agente faccia solo ciò che gli abbiamo chiesto, e nulla di più?”

Il problema è doppio: da un lato c’è l’utente, che deve poter definire dei limiti precisi all’operato degli agenti di IA così che questi non eccedano nelle spese e non acquistino beni o servizi non voluti; dall’altro ci sono le aziende, che devono poter ricevere ordini con la tranquillità di sapere che non verranno poi contestati.

Serve quindi un modo per definire i limiti del mandato agli agenti di AI, così che tutte le parti possano gestire le transazioni con serenità. Proprio su ciò si basa Verifiable Intent, progetto di Google e Mastercard per definire uno standard con il quale gestire le autorizzazioni agli agenti di IA e validare l’intento degli utenti.

Dobbiamo soffermarci su un punto. Sebbene “verifiable intent” si traduca come “intento o intenzione verificabile”, e sebbene Fourez scriva che ” l’intento deve essere esplicito e verificabile”, bisogna però fare un passo indietro: “intento” in questo caso non assume il significato che gli assegneremmo normalmente, ma significa piuttosto “confini entro i quali l’utente consente agli agenti di IA di operare”.

Il nuovo standard propone dunque un modo per avere dei parametri che fungano da riferimento per verificare quanto era stato autorizzato dall’utente, una sorta di versione crittografica di “verba volant, scripta manent”. Riprendendo l’esempio di prima, i parametri confermano che l’utente aveva autorizzato l’agente di IA ad acquistare una GPU per un massimo di 2.500€ usando la sua carta di debito, escludendo negozi esteri e includendo una garanzia aggiuntiva. Se l’agente, viceversa, acquistasse uno smoking, sarebbe facile dimostrare che non era nel suo mandato.

Nel caso delle transazioni interamente autonome, lo standard prevede prevede la possibilità di chiedere conferma all’utente prima di procedere con l’addebito; c’è anche una versione in cui l’utente è presente e può confermare all’agente la transazione in tempo reale.

Il nuovo standard è open source e liberamente consultabile; Mastercard lo implementerà nella sua piattaforma Mastercard Agent Pay e invita altre realtà (sviluppatori di agenti, fornitori di soluzioni di pagamento, commercianti…) a partecipare allo sviluppo.

Agenti di IA che fanno acquisti: realtà o futuro?

Mastercard afferma che gli agenti di IA stanno già ora agendo per effettuare acquisti per conto degli utenti, anche eseguendo transazioni in maniera autonoma. È difficile capire, in questa fase, quanto quest’affermazione sia il riconoscimento di una situazione diffusa e quanto sia, invece, più l’espressione di un desiderio rispetto alla direzione del mercato.

Non ci è possibile fare molta chiarezza sul fenomeno perché i dati sono mancanti, incompleti o non chiari. I dati relativi al Regno Unito dicono che il 14% dei consumatori impiega l’IA per interagire con i negozi online, ma non è chiaro se ciò si riferisca all’effettuare ricerche in vista di un acquisto usando l’IA (ad esempio, per trovare offerte o ricevere consigli sul prodotto da comperare) o se sia, invece, riferito all’uso di agenti d’IA per gestire l’intero ciclo dell’acquisto, dalla ricerca fino alla conclusione della transazione, come nello scenario dipinto da Mastercard. I dati per l’Italia paiono semplicemente irreperibili in Rete; gli ultimi si riferiscono a un anno fa e non danno comunque sufficienti informazioni.

Capire, dunque, se e quante persone si fidino già degli agenti di IA per gestire i propri acquisti, in particolare a livello aziendale, è complesso. Servirà probabilmente del tempo per capire meglio quanto effettivamente sia presente questo fenomeno.