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Cloud e sovranità sui dati: come si sta muovendo l’Europa

Il tema della sovranità dei dati è centrale, soprattutto in Europa, che è probabilmente la regione che si è strutturata meglio sotto il profilo delle regole, ma che per le infrastrutture cloud si appoggia ai servizi degli hyperscaler statunitensi. Che, inevitabilmente, hanno regole differenti. 

In occasione di VMworld 2021 si è tenuta una tavola rotonda proprio per discutere di questo delicato tema, alla quale hanno preso parte Joe Baguley, VP & CTO EMEA di VMware, Francesco Bonfiglio, CEO di Gaia-X, Pauline Flament, CTO di Michelin e Sylvain Rouri, CSO di OVHcloud.

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Di chi sono i dati?

La domanda è apparentemente banale, ma dare una risposta non è poi così semplice. Le foto scattate e poi condivise su Instagram, per esempio, sono indubbiamente di proprietà degli utenti che le hanno caricate, i quali però non hanno il totale controllo su come queste informazioni vengono usate, conservate e distribuite. Il problema è sia tecnico sia normativo: prima di tutto, è necessario stabilire dove si trovano fisicamente i dati, e sul cloud non è così banale dare una risposta. Successivamente, una volta capita la loro posizione geografica, bisogna comprendere quali sono le norme specifiche per la loro gestione e trattamento. 

Lo spiega bene Joe Baguley, quando sottolinea che gli hyperscaler non possono limitarsi a offrire servizi comodi e facili da usare: devono anche impegnarsi a garantire una maggiore trasparenza.

Pensiamo a dati critici, come quelli conservati da banche o dal Sistema Sanitario Nazionale: trattandosi di informazioni estremamente sensibili, non possono essere conservate su sistemi che non garantiscano un totale controllo. In pratica, i big del cloud sono tagliati fuori. Ecco perché ancora oggi in Europa in certi ambiti l’adozione del cloud è più lenta e i dati rimangono on-premise. 

Ma il problema sta iniziando a pesare anche negli USA: Francesco Bonfiglio, CEO di Gaia-X, ha sottolineato come anche oltreoceano cresce il numero delle imprese che fa marcia indietro, riportando i dati dal cloud all’interno dei data center. Non è un caso che sebbene la maggior parte dei membri di Gaia-X provenga dall’Europa, non manchino aziende residenti in USA, Cina e Giappone. 

Secondo Bonfiglio, insomma, “non è un problema europeo. Parliamo del futuro dell’economia a livello mondiale. L’economia sarà guidata dai dati, e per questo è fondamentale avere pieno controllo sulle informazioni“.

Gaia-X: la soluzione arriva dall’Europa?

Gaia-X è un sistema operativo che permette il controllo e la governance delle attuali tecnologie“. Così lo definisce il CEO del progetto Bonfiglio, spiegando che l’obiettivo è quello di garantire quel controllo e quella trasparenza sul trattamento delle informazioni che oggi mancano. Il fine ultimo di Gaia-X è quello di connettere ogni tecnologia, così da garantire sia la sovranità sul dato, sia l’interoperabilità, che è l’aspetto chiave. 

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Perché l’interoperabilità è così importante? Perché non è una chiave di business. Le aziende preferiscono inevitabilmente avere il controllo sui dati che custodiscono, rendere il più difficile la migrazione verso altri sistemi. Ecco perché la maggior parte fa in modo di elevare il più possibile, nel rispetto delle leggi locali, i cosiddetti switching cost, i costi associati al trasferimento verso altri sistemi. Costi che non sono solo di natura economica, tra l’altro: chiunque può scaricare tutte le immagini e i filmati che ha messo su Instagram, per dire, ma migrando a un altro sistema perderà tutto quello che vi è associato, come commenti e reazioni. 

Ecco perché, come spiega Baguley, la spinta al cambiamento è nata dai governi, e solo successivamente abbracciata dalle imprese. Che a loro volta sono alla ricerca di un’infrastruttura più libera e trasparente, in particolare se sono multinazionali: per una banca, per esempio, operare su scala globale significa affrontare enormi difficoltà nell’adeguarsi alle differenti leggi locali, fatto che inevitabilmente frena l’innovazione.

Gaia-X va in questa direzione, quella della creazione di un framework in grado di garantire la proprietà dei dati alle aziende e alle persone a livello globale, non locale. E con OVHcloud sta lavorando per offrire una soluzione alternativa. Una soluzione tecnologica, non normativa, perché lo scopo finale del progetto è quello di garantire i diritti dei cittadini prima che delle aziende, e di conseguenza il tema coinvolge l’intera popolazione. Il successo di Gaia-X secondo Bonfiglio dipenderà dalle persone, più precisamente dalla fiducia che queste riporranno nel progetto. E per ottenerla l’unica chiave è la tecnologia. Almeno questa è unica, a livello globale, al contrario delle normative.