BYD pronta a comprare un marchio storico? La mossa che spaventa i giganti dell’auto

BYD punta con decisione al mercato nordamericano attraverso il Canada. Stella Li, Executive Vice President del gruppo, ha confermato che l’azienda sta studiando la fattibilità di un impianto produttivo interamente di proprietà in territorio canadese, rifiutando categoricamente il modello delle joint venture (JV) spesso caldeggiato dal governo di Ottawa.

La posizione di BYD è netta: il successo del brand deriva dalla sua integrazione verticale. Producendo internamente batterie (incluse le note Blade Battery), motori, elettronica di potenza e semiconduttori, il colosso cinese ritiene che la collaborazione con partner locali tramite JV limiterebbe l’efficienza operativa.

Il cambio di rotta rispetto al 2024, anno in cui BYD aveva congelato i piani canadesi a causa di dazi al 100%, è dovuto a un recente accordo commerciale. Il Canada ha infatti introdotto una quota di esenzione per 49.000 veicoli all’anno (destinata a salire a 70.000 in cinque anni) con dazi ridotti al 6,1%. Questa apertura rende il Canada una “porta di servizio” strategica per il Nord America, data l’impraticabilità del mercato statunitense, definito “complesso” da Li a causa di barriere tariffarie insormontabili e restrizioni sulle tecnologie di connessione.

Uno degli aspetti più rilevanti della nuova strategia riguarda la possibilità di acquisire marchi automobilistici storici. Molti produttori tradizionali (americani, europei e giapponesi) versano in difficoltà finanziarie a causa degli enormi costi necessari per mantenere doppie linee di sviluppo (ICE ed EV).

BYD, forte di una liquidità solida e di una produzione che nel 2025 ha superato i 2,25 milioni di veicoli elettrici puri (superando gli 1,63 milioni di Tesla), valuta asset strategici per accelerare la crescita. Un precedente citato dagli analisti è l’acquisizione di Volvo da parte di Geely, che ha trasformato il brand svedese in un polo profittevole dell’elettrificazione. Attualmente, BYD è già in lizza per l’acquisizione dell’impianto COMPAS in Messico (condiviso da Nissan e Mercedes).

Nonostante un inizio di 2026 caratterizzato da una flessione del 36% nelle vendite totali (circa 400.000 unità nei primi due mesi), BYD punta a esportare 1,3 milioni di veicoli entro la fine dell’anno. Per sostenere questa crescita, l’azienda punta sulla nuova architettura di ricarica flash ultra-rapida fino a 1.500 kW e sulla nuova generazione di batterie Blade.

Infine, sul fronte del marketing globale, il gruppo sta valutando persino l’ingresso in Formula 1 per consolidare il riconoscimento del brand a livello internazionale, mentre prosegue la costruzione della fabbrica in Ungheria e lo studio di un secondo impianto in Turchia.