BMW tratta con Bruxelles per liberare Mini Aceman e Cooper dai dazi sulle auto elettriche cinesi

Stando a quanto rivelato da Handelsblatt, citando due fonti a conoscenza diretta dei negoziati, BMW è in trattativa con la Commissione europea per ottenere un accordo sui prezzi minimi di importazione per i propri modelli Mini a batteria prodotti in Cina. Nel dettaglio, le auto interessate sono Mini Aceman e Mini Cooper elettriche, assemblate nello stabilimento di Zhangjiagang, nella provincia dello Jiangsu, da Spotlight Automotive, la joint venture tra il gruppo di Monaco e Great Wall Motor. Su questi veicoli grava attualmente un’aliquota doganale complessiva del 30,7%: il 10% di tariffa base a cui si somma il 20,7% di dazio compensativo aggiuntivo introdotto dall’UE al termine della propria indagine sulle auto elettriche a batteria prodotte in Cina.

Il modello negoziale a cui BMW guarda è quello già definito dalla Commissione europea per il Gruppo Volkswagen e la sua Cupra Tavascan: il primo accordo di questo tipo nella storia dei dazi europei sulle auto cinesi, approvato dalla Commissione a inizio mese. In quel caso, l’esenzione dai dazi compensativi è stata concessa a fronte di impegni vincolanti che includono il rispetto di un prezzo minimo di importazione, una quota annuale massima di volumi destinati all’UE, il rispetto di requisiti formali per ogni esportazione e la presentazione di rapporti di vendita dettagliati, oltre all’accettazione di visite ispettive da parte della Commissione. Se l’accordo per Mini seguirà lo stesso schema, le condizioni saranno presumibilmente altrettanto articolate.

La base giuridica per questo tipo di intese è stata definita a gennaio 2026, quando la Commissione europea ha pubblicato le linee guida per i produttori cinesi che intendano presentare offerte di impegno sui prezzi come alternativa ai dazi. Il meccanismo è aperto anche ai costruttori europei con joint venture in Cina, categoria in cui rientra appunto BMW. L’azienda di Monaco ha ufficialmente rifiutato di commentare le indiscrezioni del quotidiano economico tedesco, ma secondo fonti interne citate da Handelsblatt i colloqui tra Monaco di Baviera e Bruxelles sono a buon punto e l’azienda è “ottimista” sulla possibilità di raggiungere un’intesa prima di qualsiasi pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Sul piano legale, BMW è tra i costruttori che a gennaio 2025 avevano già presentato un ricorso contro i dazi europei proprio alla Corte di Giustizia UE, e secondo quanto riportato da Handelsblatt l’udienza su questa istanza è attesa entro la prima metà dell’anno. La strada della trattativa, se portata a termine con successo, consentirebbe all’azienda di aggirare l’incertezza del percorso giudiziario con una soluzione commercialmente più prevedibile.

Non si tratta di un caso isolato: anche Mercedes-Benz è esposta ai dazi attraverso la collaborazione con Geely sotto il marchio Smart, e altri costruttori europei con impianti produttivi in Cina si trovano nella stessa posizione. I dazi aggiuntivi, in vigore dalla fine del 2024, si applicano esclusivamente ai veicoli elettrici a batteria (BEV) e alle auto elettriche con range extender, mentre plug-in hybrid e altri ibridi ne sono esenti, una distinzione che ha già prodotto un aumento delle importazioni di questi ultimi dalla Cina verso l’Europa.