Bitcoin chiude il peggior trimestre dal 2011 con un crollo del 56%

Dopo un 2021 in cui ha toccato vette impressionanti (massimo storico a oltre 67 mila dollari), Bitcoin sta registrando il peggior trimestre degli ultimi 11 anni: alla data del 30 giugno 2022 la criptovaluta più famosa del mondo fa segnare infatti un sonoro -56% rispetto ai circa 45 mila dollari registrati ad inizio trimestre. Al momento in cui scriviamo Bitcoin scambia ad un valore medio, reperito sul servizio Coinmarketcap, di poco superiore i 19300 dollari.


L’andamento di Bitcoin nell’ultimo trimestre

E’ la flessione più incisiva vissuta da Bitcoin dal terzo trimestre del 2011, quando il valore di BTC passò da 15,40 dollari a 5,03 dollari, ed è peggiore dei mercati ribassisti che si sono verificati nel 2014 e nel 2018, che fecero segnare rispettivamente un calo del 39% e del 49%. In particolare poi proprio nel mese di giugno Bitcoin ha registrato una perdita di oltre il 37%, il risultato negativo mensile più pesante da settembre 2011.

Il mercato delle criptovalute ha vissuto delle turbolenze specifiche legate in particolare all’episodio TerraUSD, ma anche alle incertezze generate dalle discussioni sulla loro regolamentazione (di cui il MiCA rappresenta forse l’esempio più lampante). E’ pur vero, però, che tutti i mercati finanziari nel loro complesso stanno attraversando una fase particolarmente difficile per via delle instabilità geopolitiche e delle incertezze economiche, con la crescita dell’inflazione e l’aumento dei tassi di interesse.


L’andamento di Bitcoin negli ultimi 12 mesi

E, forse anche per questo motivo, alcuni segnali indicano che gli investitori in criptovalute stanno mantenendosi cauti (o hanno esaurito i fondi) durante questa fase ribassista. L’attività sulla blockchain di Bitcoin sta infatti rallentando con un calo del 58% nel volume totale di monete scambiate in appena nove giorni. 

Meno attività di investimento e speculazione si traduce anche in minori incassi commissionali per le piattaforme exchange. E questo, unito alle difficoltà citate in precedenza, ha portato diverse realtà alla decisione di sfoltire il personale. Un caso sintomatico è quello del noto exchange Coinbase con il blocco delle assunzioni il 2 giugno, assieme alla revoca dell’offerta di lavoro a quasi 350 persone, e per un taglio di 1000 posti di lavoro il 14 giugno. Anche Bitpanda, società che offre strumenti di trading non solo nei mercati delle criptovalute, ha ridotto di 277 unità la sua forza lavoro.