Un branco di cani robot si aggira in un recinto di plexiglass, ciascuno con una testa in silicone che riproduce il volto di uno degli uomini più potenti del pianeta. Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, ma anche Pablo Picasso, Andy Warhol e l’artista stesso, camminano su quattro zampe meccaniche, fotografano i visitatori con telecamere integrate e, a intervalli regolari, si accovacciano ed espellono una stampa. È Regular Animals, l’installazione con cui Mike Winkelmann, in arte Beeple, ha dominato la scena di Art Basel Miami Beach, la più importante fiera d’arte contemporanea degli Stati Uniti, nonché uno degli appuntamenti più prestigiosi del circuito artistico mondiale. L’installazione di Winkelmann è stata inserita nella sezione Zero10 dedicata all’arte digitale.
Algoritmi con le zampe
La meccanica dell’opera è volutamente brutale nella sua semplicità. Ogni robot acquisisce immagini dell’ambiente e dei visitatori, le processa tramite intelligenza artificiale e le restituisce come stampe fisiche il cui stile visivo varia in base al personaggio che il robot “indossa”: riduzione al bianco e nero essenziale per Musk, colori saturi e rimandi al metaverso per Zuckerberg, scomposizioni cubiste per Picasso, palette pop per Warhol. Tra le stampe prodotte, 256 recano un QR code che consente di riscattare gratuitamente un NFT, confezionato in sacchetti etichettati “Excrement Sample”. La metafora non lascia spazio a interpretazioni: le piattaforme digitali raccolgono, digeriscono e restituiscono una realtà già filtrata, plasmata secondo logiche algoritmiche che raramente si rendono visibili.
Le maschere iperrealistiche e perturbanti portano la firma di Landon Meier, maestro del settore, e sono montate su robot quadrupedi di livello commerciale. Come si può vedere sul sito ufficiale dell’iniziativa, l’installazione interroga lo sguardo del visitatore: chi sta osservando chi? I robot fotografano, l’IA seleziona, le stampe certificano. È la catena di produzione del consenso digitale raccontata con l’ironia di un bestiario contemporaneo.
Ogni esemplare di Regular Animals ha una durata operativa di tre anni, che Beeple definisce scherzosamente “21 anni in anni-cane”, applicando la vecchia regola per cui un anno umano vale sette anni per un cane. Al termine di questo periodo di tempo il robot cessa di funzionare e ciò che resta è la sua eredità: un archivio immutabile di stampe e memorie registrate sulla blockchain. Il corpo si spegne, l’identità digitale persiste. Una scelta che trasforma l’opera in un commento sulla permanenza artificiale delle identità online, anche dopo che i corpi smettono di agire. Ogni robot è stato venduto a 100.000 dollari, per un totale complessivo attorno a 1,2 milioni di dollari; i nuovi proprietari potranno commercializzare le stampe e gli NFT prodotti durante il ciclo vita della macchina.
Per chi segue il mercato dell’arte digitale, il nome di Beeple è già sinonimo di una frattura storica: nel 2021 la sua opera Everydays: The First 5000 Days fu battuta da Christie’s per 69,3 milioni di dollari, quando apriva di fatto il mercato degli NFT al collezionismo istituzionale. Sul fenomeno NFT e il suo impatto sull’arte digitale avevamo già scritto in precedenza. Con Regular Animals, Winkelmann compie un passo ulteriore: porta la critica fuori dallo schermo, la mette su quattro zampe e la lascia camminare tra la gente.
L’atto del fotografare viene qui delegato a macchine che portano i volti di chi in senso metaforico quelle macchine le ha costruite, finanziate o rese culturalmente dominanti. I robot non si limitano a scattare: selezionano, interpretano e “firmano” le immagini con un’estetica predefinita, esattamente come fanno gli algoritmi dei social network ogni volta che decidono cosa mostrarci e in quale ordine. Regular Animals non è una denuncia urlata: è una performance disturbante che funziona perché si prende il lusso di sembrare assurda, e nel farlo svela qualcosa di molto preciso sul funzionamento del potere digitale.