Waymo (che fa parte di Google) ha confermato di essere al lavoro su un camion a guida autonoma, e ora di quel modello – in versione prototipale – abbiamo le prime foto. Le immagini sono state fornite da Jalopnik e ritraggono un Peterblit Model 579 bardato di tutti i sensori necessari per il funzionamento della guida autonoma. Si tratta di una piattaforma ideale per testare le tecnologie grazie alla sua efficienza nei consumi e alla presenza di un cambio automatico.

Il veicolo oggi appare identico al modello già commercialmente disponibile, ad eccezione dei sensori installati sulla parte superiore della cabina. Sul suo tetto troviamo infatti la cupola in vetro che nasconde tutti gli accessori necessari per il LIDAR e quattro sensori ultrasonici. Lungo il paraurti anteriore, proprio sotto la targa, troviamo invece un radar aggiuntivo. Questi sono solo i sensori che riusciamo a scorgere dalle fotografie pubblicate, ma potrebbero essercene altri.
Non sappiamo ad esempio se anche il carico piazzato lungo la parte posteriore abbia la necessità di sfruttare ulteriori sensori per fornire informazioni al sistema centralizzato usato dalla guida autonoma, o se siano presenti fotocamere lungo tutta la scocca per lo stesso scopo. Tuttavia nonostante le dimensioni pachidermiche dei veicoli, la destinazione d’uso ideale per la guida autonoma sembra ad oggi proprio quella che riguarda la conduzione degli autoarticolati.
Si tratta di veicoli che vengono utilizzati per lunghe tratte, spesso in autostrada, che è proprio l’ambiente dove gli algoritmi della guida automatizzata si trovano più a loro agio (almeno oggi). La gestione della flotta diventa sempre più centralizzata, e così anche la guida potrebbe divenirlo in modo di avere un maggior controllo sui singoli veicoli di ogni compagnia. Certo, non mancheranno gli aspetti negativi legati a quella che possiamo considerare come “software automation”.
Ci riferiamo naturalmente al grosso numero di posti di lavoro che andrà inevitabilmente eliminato, o comunque ai professionisti trasferiti in altre aree. Ci potrebbe comunque essere la necessità di un operatore in carne ed ossa all’interno di questi camion, una “mente” capace di gestire alcune operazioni fra cui le comunicazioni con un’eventuale centrale, la sicurezza del carico, il rifornimento o la ricarica delle batterie, incarichi in cui il software al momento risulta troppo deficitario.