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Apple pensa ai MacBook virtuali? Una richiesta di brevetto mostra interessanti potenzialità…

E se i MacBook Pro del futuro fossero completamente virtuali? Certo, sembra una ipotesi veramente fantasiosa e poco verosimile, ma una richiesta di brevetto depositata da Apple sembra indicare che la Mela stia in qualche modo valutando anche questa possibilità.

Apple già fa uso della realtà virtuale e aumentata per mostrare all’utente come possa apparire uno dei suoi prodotti appoggiato al piano di lavoro, ma quello che si legge nel documento “Augmented Devices” è qualcosa di livello superiore. La Mela si immagina la possibilità che l’utente, tramite ovviamente un visore di realtà aumentata o virtuale, “evochi” una versione virtuale di un portatile o di un dispositivo generico ma che abbia tutte le funzionalità della sua controparte reale.

Secondo quanto si apprende dal brevetto si potrebbe trattare di un modo per poter accedere alle funzionalità di una macchina fisica realmente esistente, anche se al momento non presente. Per esempio si può lasciare il portatile a casa o in ufficio, e utilizzarlo “virtualmente” in qualsiasi luogo si desideri e avendo la tranquillità di ritrovare le nostre impostazioni e i nostri documenti.

“Un Head Mounted Display può acquisire l’immagine di un ambiente fisico che include un portatile. L’HMD può rilevare il portatile, inviare una richiesta al suo contenuto, ricevere contenuto dal laptop, identificarne la posizione e visualizzare un oggetto virtuale con le informazioni ricevute nell’ambiente sintetizzato” si legge nel documento. Anche le dimensioni, la forma, l’orientamento o la posizione dell’oggetto virtuale potrebbero essere configurati al momento per avere una miglior esperienza utente. Il concetto può essere esteso a qualsiasi dispositivo, con la possibilità quindi di usare per esempio un Apple Watch virtuale che viene mostrato quando il dispositivo AR inquadra il polso.

Ma la visione che ha Apple degli ambienti e dispositivi virtuali potrebbe essere ancor più ampia come testimoniato da un’altra domanda di brevetto che riguarda la “Creazione di ambienti di lavoro, apprendimento e riposo ottimali su dispositivi elettronici” e i cui concetti possono andare a arricchire quanto espresso nel brevetto precedentemente citato.

La Mela sembra considerare in particolare la possibilità di ricreare ambienti virtuali e/o aumentati che siano affini alle specifiche esigenze, abitudini ed inclinazioni del singolo utente allo scopo di arricchirne la produttività e il benessere lavorativo, includendo inoltre la possibilità di sospendere l’accesso al dispositivo virtualizzato nel momento in cui il visore AR rileva segni di affaticamento che possono indicare la necessità di una pausa.

Come sempre sottolineiamo in questi casi, una richiesta o un riconoscimento di brevetto non è necessariamente indizio del fatto che i concetti in esso espressi vedranno concretizzazione in un dispositivo futuro. Del resto, nel caso specifico, è improbabile che Apple decida di dismettere il business di produzione e vendita di sistemi almeno nel futuro immediato. Avanzare domanda di brevetto su concetti così visionari è in realtà un modo per proteggere la proprietà intellettuale nel caso in cui, in futuro, possibilità applicative come queste dovessero diventare la normalità sul mercato.