Tecnologia

Apple iMac 24 M1: tanta sostanza in un look sbarazzino

Quando Apple ha annunciato i nuovi processori M1 lo scorso autunno, presentando al contempo i primi sistemi con essi equipaggiati, ha fondamentalmente preso form factor e chassis già esistenti e aggiornato la piattaforma hardware. E lo ha fatto con i sistemi più “alla portata” per un’operazione di questo tipo, ovvero i portatili MacBook Air e MacBook Pro 13 e il piccolo sistema desktop Mac mini: macchine “everyday computer”, come le chiama la Mela, che devono saper offrire un livello prestazionale adeguato ad una ampia flessibilità operativa.

I passi successivi di questa transizione architetturale, considerando quali siano le varie linee prodotto nel catalogo della Mela, sembrano procedere sulla stessa strada: dare precedenza prima ai sistemi non specialistici e solo in un secondo momento calare gli assi con le macchine ad alte prestazioni e dedicate ai professionisti. Non ha sorpreso quindi vedere, come secondo passo di questo percorso, la presentazione dei nuovi iMac 24 pollici equipaggiati con i processori M1.

In questo caso, però, Apple coglie l’occasione per apportare anche un rinnovamento estetico alla celebre linea di sistemi desktop all-in-one, che rappresentano tra l’altro un prodotto iconico: è proprio la linea iMac, che fece il suo debutto nel lontano 1998, ad introdurre l’uso del colore negli chassis per computer e, per la prima volta, a considerare anche l’aspetto estetico con un occhio di riguardo. Non solo, i sistemi iMac G3 coincisero con la rinascita della Mela, dopo il periodo di luci ed ombre della prima metà degli anni ’90 che aveva visto anche la defenestrazione di Steve Jobs dalla posizione di CEO.

Ecco che la nuova linea iMac di questo 2021 ritorna, stilisticamente parlando, alle ispirazioni di quel 1998. A segnare la discontinuità con le generazioni precedenti sono le sette livree cromatiche differenti, tributo all’originale linea iMac di fine anni ’90. Come elemento di continuità, invece, l’impostazione all-in-one che vede tutta la logica del sistema integrata dietro il monitor: allora esistevano solo i monitor a tubo catodico, oggi con i cristalli liquidi possiamo avere un sistema estremamente compatto.

L’adozione della piattaforma M1 ha permesso infatti ad Apple di spingersi ancora più avanti a livello di integrazione, realizzando un sistema desktop estremamente sottile i cui ingombri riescono ad essere anche inferiori rispetto a quelli di un monitor da 24 pollici. Linearità e minimalismo sono qui spinti al massimo, dando vita ad un sistema dove la pulizia stilistica è il tratto che fa da padrone e che consente ad iMac di essere accolto in qualsiasi ambiente senza stonare.

Modello Apple iMac 24
schermo 24 pollici
risoluzione 4480 x 2520 pixel
SoC (CPU+GPU) Apple M1
memoria di sistema 8GB LPDDR4X unificata
storage SSD 512GB
porte connessione 4 USB Type-C (2 x USB4/Thunderbolt, 2 x USB3)
Bluetooth 5.0
Wi-Fi 802.11ax
Alimentatore MagSafe 143W
webcam FaceTime HD 1080p
O.S. macOS “Big Sur” 11.1
peso 4,48kg
dimensioni 547x461x147mm

E in realtà è proprio questo lo scopo di Apple: proporre sul mercato un computer capace di ben armonizzarsi ovunque si possa trovare inserito: un salotto, una camera da letto, la camera dei ragazzi e addirittura la cucina, per non parlare di negozi, istituti per la formazione e via discorrendo.

Veniamo quindi alle dimensioni: il nuovo iMac ha un ingombro di 46,1cm x 54,7cm x 14,7cm. La profondità è determinata eclusivamente dalle dimensioni del piedistallo, in quanto il corpo principale del sistema ha uno spessore di appena 11,5 millimetri: tanto basta per racchiudere pannello LCD e circuiteria (l’alimentatore è esterno). Gli elementi da raccontare sono veramente ridotti all’osso: due USB 4/Thunderbolt e due USB 3 (ma nella versione entry level queste ultime non sono presenti, e quindi il totale si ferma a sole due porte), il pulsante d’accensione, il nuovo connettore Mag-Safe e la webcam FaceTime incastonata nella parte superiore della cornice.

Il connettore MagSafe di iMac merita qualche parola in più, perché ha il compito non solo di portare l’energia dall’alimentatore esterno al sistema, ma anche il cablaggio di rete: l’alimentatore comprende infatti anche una porta Ehternet RJ45 che consente ad iMac di connettersi a reti fisiche, qualora non si voglia o non si possa usare la rete WiFi.

C’è poi il trittico di “best ever”, almeno per come li indica la mela: la fotocamera FaceTime 1080p, gli altoparlanti e il microfono. FaceTime offre una risoluzione effettivamente “mai vista prima” su un Mac, anche se ci fermiamo al FullHD. La foto/video camera è costituita da un sensore di maggiori dimensioni rispetto agli esemplari precedenti per migliorare il rapporto segnale/rumore nelle scene a bassa illuminazione e si basa poi sulle capacità computazionali dell’ISP di M1 per operare algoritmi di miglioramento dell’immagine (apertura ombre, modulazione alte luci, bilanciamento del bianco). Il risultato è quello, e lo abbiamo provato, di una immagine chiara, vivida e naturale anche in condizioni difficili, a tutto vantaggio delle attività di video-telecomunicazione che oggi sono ormai divenute all’ordine del giorno.

Per quanto riguarda invece gli altoparlanti, Apple ne ha integrati ben 6 nello chassis di iMac. Tutto ciò permette anzitutto di poter fruire di audio spaziale durante la riproduzione di video con sonoro Dolby Atmos, e di avere una presenza più “piena” lungo tutto lo spettro acustico. La presenza dei woofer contribuisce ad ispessire il suono, anche se in taluni casi si avverte una sorta di effetto “rimbombo”. Buona invece la prestazione per toni medi e acuti, ovviamente in relazione al tipo di sistema. Anche spingendo ad alti volumi non si percepiscono vibrazioni fastidiose. Certo l’audio ad alta fedeltà è tutt’altra cosa, tuttavia questo iMac può essere utilizzato tranquillamente così com’è, senza far rimpiangere un paio di diffusori esterni. Infine il microfono o, anzi, il sistema di microfoni: ne troviamo tre che concorrono a ridurre il feedback e ad eliminare, per quanto possibile, il rumore di fondo. Apple sfrutta qui la tecnica beamforming per raccogliere meglio la voce, sempre tenendo presente la crescita nella necessità di comunicare da remoto.

In dotazione con questa versione di iMac abbiamo trovato Magic Mouse e Magic Keyboard con Touch ID (per la configurazione base la tastiera in dotazione è priva di Touch ID, ma può essere scelta opzionalmente): mouse e tastiera forniti a corredo sono coordinati in tinta con il sistema. Poco da dire su Magic Mouse, periferica ormai sul mercato da tempo e ben nota (compresa il famigerato connettore di ricarica posto sotto il mouse: Apple, perché?).

Magic Keyboard con Touch ID è invece una tastiera leggera e compatta, con impostazione tenkeyless, che ospita nell’angolo superiore destro il sensore di impronte digitali che può essere sfruttato per l’autenticazione con il sistema operativo e anche per la gestione sicura delle credenziali di accesso ai servizi online. Una possibilità comoda e sicura, che agevola le attività quotidiane. Eventualmente, qualora la presenza del tastierino numerico fosse indispensabile, è possibile scegliere opzionalmente anche la tastiera estesa, che comprende inoltre i tasti di tabulazione e spostamento rapido.

Il display che equipaggia questo nuovo iMac è un’unità da 24 pollici basata su pannello IPS e con risoluzione nativa di 4480×2520 pixel (che Apple chiama 4,5K) che determinano una definizione di 218 pixel per pollice. Il pannello offre un trattamento antiriflesso che riesce a smorzare in maniera molto convincente gli eventuali riflessi che possono essere generati da fonti luminose collocate alle spalle dell’utente, come una lampada o una finestra. Il monitor può essere orientato solamente inclinandolo verso l’alto o il basso, con un’escursione complessiva abbastanza contenuta, mentre per la rotazione laterale non sono previsti fulcri snodati: bisognerà semplicemente ruotare tutto il sistema, piedistallo compreso. E non è neppure possibile regolarlo in altezza. Apple ha scelto in questo restyling di iMac di usare una cornice, abbastanza sottile e più piccola rispetto al modello precedente, di colore bianco.

Bilanciamento RGB

Bilanciamento RGB

Curva di Gamma

Curva di gamma

Gamut
Gamut

DeltaE
DeltaE

Il comportamento del display di iMac è di alto livello, con una resa che si può incontrare su monitor standalone di livello prosumer. Il bilanciamento del bianco non è impeccabile, ma le imprecisioni di blu e rosso rientrano tranquillamente entro i livelli di guardia e di fatto non vi sono dominanti percepibili ad occhio nudo. Corretta e regolare la progressione tonale, con una curva di gamma più vicina a 2.1 che al riferimento 2.2. La luminanza massima registrata è di oltre 520 candele su metro quadro, con un rapporto di contrasto nativo di quasi 3000:1. Molto ampio il gamut rilevato, che va a coincidere quasi perfettamente con lo spazio colore P3, e vediamo che anche i colori primari e complementari risultano essere molto precisi. Infine la fedeltà cromatica, a riassunto di quanto visto fin qui, testimonia una resa piuttosto buona per questo pannello integrato adatta anche per attività di produzione di contenuti fotografici e video.

Le misure di cui sopra sono state eseguite disattivando la tecnologia true tone, che abbiamo già imparato a conoscere su altri dispositivi Apple (iPhone in primis) e che ha lo scopo di adeguare la temperatura colore del display a quella dell’ambiente circostante per ridurre l’affaticamento visivo. Ovviamente nel caso si debba eseguire un’attività per cui è richiesta precisione nella gestione del colore è necessario disattivare la modalità True Tone. Ricordiamo poi che il display non consente regolazioni come fosse un monitor tradizionale, ma tutti gli interventi di calibrazione possono essere condotti passando dal sistema operativo.

Sotto la scocca – anzi, per meglio dire: dietro al display – di questo iMac M1 troviamo la medesima piattaforma hardware che la Mela ha usato per costruire MacBook Air, MacBook Pro 13 e Mac mini e che troviamo anche in iPad Pro. Si tratta, lo riassumiamo brevemente, di un SoC da 16 miliardi di transistor costruito con processo produttivo a 5 nanometri. Un SoC che integra in un unico elemento CPU (basato su architettura ARM), processore grafico, chip dedicato alle operazioni di sicurezza e crittografia, controller input/output e memoria di sistema.

Sul versante CPU troviamo una soluzione 8-core che ricalca l’impostazione ARM big.LITTLE ed è organizzata in 4 core dedicati a task che richiedono elevate prestazioni (Firestorm Cluster) e 4 core invece ad alta efficienza (Icestorm Cluster), per le operazioni di routine e quindi ottimizzati per consumare il meno possibile nell’esecuzione dei task ordinari. La gestione dei due cluster è a carico di un sistema di bilanciamento dei carichi di lavoro così che sia possibile utilizzare sempre il corretto tipo di core, e nel numero più adeguato, per offrire il miglior bilanciamento possibile tra prestazioni e consumi.

Il comparto GPU è presente, a seconda delle configurazioni, in due varianti: a 7 o a 8 core (quest’ultima la variante presente nell’esemplare di cui ci stiamo occupando). Ciascun core mette a disposizione 128 unità di esecuzione che possono, nel complesso, eseguire poco meno di 25 mila thread per una capacità di calcolo a 2,6 teraflop in virgola mobile nella versione a 8 core. Tutto ciò si traduce, per quanto concerne l’eleaborazione grafica, in 82 gigatexel al secondo e fino a 41 gigapixel al secondo, comparabilmente ad una GPU mobile come NVIDIA GeForce GTX 1050.

Altro elemento chiave del SoC M1 è il Neural Engine: è l’acceleratore specificatamente dedicato al Machine Learning che offre la capacità di elaborare fino a 11 mila miliardi di operazioni al secondo grazie alla presenza di 16 core. Questa potenza di calcolo serve per svolgere elaborazioni in realtime che sono onerose dal punto di vista computazionale quando affrontate con architetture convenzionali. Presenti poi due acceleratori ML che sono in grado di eseguire mille miliardi di operazioni al secondo e sono dedicati a quei compiti a bassa latenza per i quali il Neural Engine risulterebbe esageratamente sovradimensionato.

Andiamo poi a ricordare che il SoC Apple M1 è caratterizzato dall’architettura memoria unificata, ovvero tutte le unità di elaborazione all’interno del SoC accedono ad un unico pool di memoria. Questo consente di adottare alcuni accorgimenti a tutto vantaggio di reattività e prestazioni. Per esempio se CPU e GPU si trovano nella necessità di accedere allo stesso dato lo possono fare dal medesimo indirizzo memoria, senza che il dato sia copiato in pool diversi come avviene nei sistemi in cui ogni unità di elaborazione ha un proprio pool di memoria cui riferirsi. A completamento del SoC M1 vi sono poi gli altri componenti già presenti in precedenza sui sistemi Mac in chip dedicati. Qui Apple riunisce tutto assieme: Secure Enclave, Image Signal Processor, controller Thunderbolt/USB 4.

Non ci dilunghiamo particolarmente sul versante prestazionale di questo sistema, in quanto i test condotti hanno restituito risultati fondamentalmente in linea con quanto abbiamo già visto con la precedente analisi della piattaforma M1. Anche iMac si conferma quindi un sistema adatto alla maggior parte delle attività quotidiane e con una buona potenza di calcolo per poter affrontare comodamente attività multimediali come l’editing di fotografie, il montaggio video anche 4K, la produzione musicale a livello hobbystico o prosumer e anche l’attività videoludica. Un discreto “jack of all trades”.

L’iMac M1 proposto da Apple è un sistema all-in-one che seppur convincente, non è esente da qualche aspetto almeno discutibile. Se da un lato abbiamo un sistema completo e straordinariamente compatto che offre un ottimo monitor e prestazioni di buon livello per un po’ tutte le attività non specialistiche, dall’altro dobbiamo fare i conti con la firma di Apple in alcune scelte. Anzitutto le porte di espansione che sono, come abbiamo illustrato più sopra nell’articolo, solamente USB Type-C e potrebbero in più di un’occasione costringere all’uso di adattatori e/o hub, specie per chi è in possesso di un parco già nutrito di periferiche con tradizionale connettore USB.

Bisogna poi ricordare, per quanto con Apple sia ormai divenuta una normalità, che anche con iMac M1 si ha a che fare con una piattaforma hardware “intoccabile”: l’elevata integrazione si porta dietro l’inevitabile rovescio della medaglia di non poter effettuare alcun tipo di upgrade futuro, in quanto ogni elemento è di fatto un chip integrato sulla scheda logica. Ciò significa che anche i due interventi di aggiornamento spesso più frequenti, specie su un sistema desktop, ovvero quelli relativi a memoria di sistema e unità di archiviazione, sono preclusi. Questo impone ovviamente un’attenta considerazione in fase di scelta iniziale, per evitare di trovarsi con un sistema “stretto” in breve tempo. Certamente per chi considera il personal computer come nè più nè meno che un elettrodomestico, tutto ciò non rappresenterà un particolare problema.

E questo ci porta ad un’altra considerazione: osservando il catalogo ed il listino di Apple ci troviamo dinnanzi ad una formulazione dell’offerta che sembra ricordare gli “allestimenti” automobilistici. La versione d’ingresso ha un prezzo indubbiamente interessante, ma mette a disposizione un SSD di 256GB: chi volesse 2TB di spazio sarà però costretto a scegliere la configurazione più performante, dal momento che è l’unica delle due a mettere a disposizione la possibilità di scegliere un SSD tanto capiente. Oppure, altro esempio: l’alimentatore con connettore Ethernet RJ45 è di serie sul modello di fascia più alta, opzionale sulla versione entry-level. E ancora: nel modello entry-level sono, inspiegabilmente, assenti le due porte USB 3.

Tuttavia, nononstante il sistema sia valido, resta una domanda: ha ancora senso acquistare in questo periodo storico un sistema desktop “generalista”? Per quanto in ambiti specifici (professionista di alto livello, videogiocatore competitivo) i sistemi desktop godano ancora di un vantaggio indiscusso, è d’altra parte vero che il progresso tecnologico ha favorito la riduzione del gap tra portatili e desktop quando si tratta di attività quotidiane o impieghi a livello hobbistico o anche “prosumer”. E lo vediamo a maggior ragione con i sistemi M1 che sta proponendo Apple: tutti identici dal punto di vista hardware. Certo, se la portabilità non è un’esignenza primaria e, al contrario, si preferisce lavorare e usare un monitor di ampie dimensioni e con una risoluzione elevata allora questo iMac M1 è un’opzione interessante da prendere in considerazione (a patto che si conosca già l’ambiente Apple, in caso si voglia fare lo “switch” Mac mini resta la scelta più adeguata a nostro avviso), specie a fronte di un monitor integrato che da solo vale una buona parte della spesa.