Mentre i numeri sui ricavi di Anthropic sono già stati ampiamente raccontati nei giorni scorsi (run rate oltre i 30 miliardi di dollari, triplicato in meno di quattro mesi rispetto a fine 2025), la vera novità delle ultime ore è di natura squisitamente tecnica e infrastrutturale: la startup di Dario Amodei sta valutando la progettazione di chip AI proprietari. A riferirlo è Reuters, precisando però fin da subito che il progetto è ancora in una fase preliminare e che l’azienda non ha ancora costituito un team dedicato né ha un design definito sul tavolo.
Novità tecnica e infrastrutturale che però nasconde una domanda strategica: è opportuno spingersi fino al silicio proprietario, oppure è meglio continuare ad acquistare acceleratori da fornitori esterni come è stato fatto fino ad ora? Il punto è che alla scala di business attuale, il costo delle capacità computazionali è diventato una leva industriale che vale la pena analizzare con occhi diversi rispetto a sei mesi fa. Sviluppare un chip AI avanzato costa nell’ordine di 500 milioni di dollari, tra ingegneria specializzata e validazione produttiva: una cifra non trascurabile per un’azienda ancora non profittevole, ma molto più gestibile quando il run rate assume le dimensioni che la stessa Anthropic ha rivelato nei giorni scorsi.
Già un mix di architetture diverse
Al momento Claude gira già su hardware eterogeneo. Anthropic usa TPU di Google sviluppate con Broadcom, chip custom di Amazon e GPU Nvidia, assegnando i carichi di lavoro alla piattaforma più adatta in base al tipo di operazione: il chip ottimale per il training non è automaticamente il migliore per l’inferenza o per workload enterprise specifici. In questo senso, la startup non partirebbe da zero sul fronte della diversificazione hardware; starebbe piuttosto valutando il passo successivo logico, ossia controllare direttamente il design invece di limitarsi a scegliere tra opzioni di terzi.

Una prospettiva che si inserisce, intanto, nell’accordo pluriennale annunciato pochi giorni fa con Google e Broadcom, che garantirà ad Anthropic circa 3,5 gigawatt di capacità basata su TPU a partire dal 2027: un livello pari a circa tre volte quello che la società stava utilizzando a inizio 2026. L’espansione è legata ai risultati di business e fa parte di un impegno complessivo da 50 miliardi di dollari in infrastrutture di calcolo negli Stati Uniti annunciato a novembre 2025. L’eventuale chip proprietario non rimpiazzerebbe dall’oggi al domani questa rete di partnership, ma ridurrebbe nel tempo la dipendenza da componenti standardizzati con costi e roadmap fuori dal controllo diretto.
La mossa, se confermata, non sarebbe isolata. Broadcom è già partner di OpenAI nel design di acceleratori custom e avrebbe anche un quinto cliente XPU non ancora reso pubblico: il mercato del silicio AI dedicato si sta strutturando rapidamente intorno a pochi fornitori in grado di gestire progetti di questa complessità. Meta e OpenAI hanno già percorso strade simili, e il predominio delle GPU general purpose di Nvidia inizia a essere affiancato da soluzioni su misura per chi ha volumi tali da giustificarne il costo di sviluppo.
Anthropic, con la traiettoria del giro d’affari descritta nella notizia di qualche giorno, ha ormai raggiunto le dimensioni che rendono ragionevole almeno prendere in considerazione l’ipotesi. Che poi decida davvero di costruire il proprio chip o che si fermi alla fase di analisi, il solo fatto di averlo messo seriamente sul tavolo è già un segnale su come stia evolvendo la strategia infrastrutturale delle grandi aziende del panorama AI.