Altman: tra OpenAI e Anthropic sulla sicurezza dell’IA resta molta distanza

Sam Altman ha rivendicato una divergenza di fondo tra OpenAI e Anthropic sul modo di regolare l’intelligenza artificiale. Nell’edizione d’esordio della newsletter Decoded di Politico il fondatore ha parlato di “molta distanza” tra le due posizioni, poi ha messo in chiaro la propria: “Crediamo che il mondo dovrebbe accettare che accadano alcune cose negative, in cambio dei benefici di questa tecnologia e della capacità delle persone di scegliere”.

Il ragionamento resta astratto finché non si guarda al bersaglio polemico. Altman rifiuta l’ipotesi in cui un solo laboratorio di San Francisco custodisce la tecnologia e si incarica di evitare che succeda qualcosa di brutto. La definisce un “compromesso del tutto inaccettabile”, incompatibile con la regolamentazione leggera che OpenAI difende da sempre.

Non baratterebbe quindi la diffusione capillare dei modelli con la promessa di azzerare i danni. Il virgolettato è esplicito: non accetterebbe uno scambio del tipo “ci assicuriamo che non ci siano grandi violazioni, che non ci siano abusi”. La scommessa implicita è statistica, perché secondo Altman gli usi virtuosi supereranno quelli malevoli di ordini di grandezza.

Esiste un limite, però, e riguarda i rischi davvero catastrofici. Su quel fronte Altman si ferma, citando in particolare una perdita di controllo seria sui sistemi di IA. È la soglia oltre la quale la retorica dell’accesso libero smette di valere anche per lui.

OpenAI e Anthropic: accordi sulle leggi, divergenze sulle ragioni

Nella pratica legislativa le due aziende si sono già avvicinate. OpenAI ha appoggiato leggi statali con requisiti di sicurezza più severi di quelli che accettava in passato, e i suoi lobbisti hanno sostenuto una proposta bipartisan della Camera che imporrebbe valutatori di sicurezza indipendenti dentro i laboratori di frontiera.

Altman si è detto d’accordo con l’appello lanciato a settembre 2026 da Dario Amodei, che in un saggio ha chiesto al settore di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati per “dosare il passo della frontiera”. Due aziende che firmano gli stessi testi normativi e si scontrano sul perché: la distanza che Altman rivendica è più ideologica che operativa.

Il contesto non aiuta a sdrammatizzare. OpenAI ha dovuto gestire episodi di sicurezza legati all’impiego dei propri modelli in attività di hacking autonomo, mentre a Washington la Casa Bianca ha istituito una Super Intelligence Force guidata dal direttore dell’intelligence nazionale Jay Clayton, con Andrew Ferguson (FTC), Emil Michael (Dipartimento della Difesa) e Scott Kupor (OPM). Donald Trump ha respinto le richieste di nuove restrizioni, preferendo affidarsi alle leggi già esistenti.

Quando il regolatore chiede meno regole dell’industria stessa, la contrapposizione tra accesso e cautela perde parte del suo senso. Non è detto che una linea costruita sull’accettazione consapevole del danno collaterale regga al primo incidente di rilievo attribuibile a un modello commerciale: a quel punto il perimetro dei “rischi davvero catastrofici” verrà ridisegnato da qualcun altro, e non per via di saggi o newsletter.