Addio ai contaminanti PFAS: le nuove norme europee sul confezionamento alimentare

L’Unione Europea ha attivato l’applicazione delle direttive definite dal Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) (qui il documento). Si tratta di un blocco rigoroso alla presenza di sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nei contenitori destinati al cibo. La misura, operativa da oggi, ha fissato limiti severi per eliminare dal mercato comune qualsiasi imballaggio alimentare che superi le soglie consentite. Il provvedimento ha colpito in modo diretto le scatole per la pizza, i sacchetti per pop-corn da microonde, la carta da forno e i recipienti per il cibo d’asporto.

I PFAS costituiscono una classe di composti chimici altamente persistenti, in grado di accumularsi nell’ambiente e nei tessuti umani. L’industria del confezionamento li ha utilizzati a lungo per conferire refrattarietà all’acqua e ai grassi. Assieme alle restrizioni chimiche, il nuovo quadro normativo ora armonizza su scala comunitaria le definizioni legali relative ai soggetti responsabili della gestione dei rifiuti, e i produttori e gli importatori devono integrare specifiche marcature identificative sugli imballaggi per garantire la piena tracciabilità dei materiali.

Il piano di adeguamento e le scadenze dal 2028 al 2030

Entrata ufficialmente in vigore nel febbraio 2025, la regolamentazione prevede una progressione temporale a tappe per supportare il tessuto industriale. Le linee guida della Commissione, pubblicate a marzo 2026, hanno fornito indicazioni tecniche per chiarire i criteri di conformità sui PFAS. A partire dal 2028, inoltre, entrerà in funzione un sistema di etichettatura unificato in tutti gli Stati membri, progettato per facilitare la cernita dei rifiuti e ottimizzare i flussi di riciclo e compostaggio.

Imballaggi cibo

L’insieme delle prescrizioni più stringenti diventerà esecutivo nel 2030. La norma imporrà infatti limiti percentuali allo spazio vuoto tollerato nelle confezioni e bloccherà i formati monouso in plastica di dimensioni ridotte usati nei settori alberghiero e della ristorazione. I fabbricanti dovranno garantire la riciclabilità totale dei packaging e integrare quote obbligatorie di plastica riciclata nei prodotti di nuova fabbricazione. Jessika Roswall, Commissaria per l’Ambiente, ha precisato come la legge intenda sostituire le normative nazionali frammentate e ridurre al contempo la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati.

Secondo le proiezioni dell’esecutivo europeo, la mancanza di un intervento normativo avrebbe generato una crescita dei rifiuti da imballaggio pari al 19% entro il 2030, con un incremento del 46% per le sole plastiche. L’applicazione del regolamento mira a contenere queste cifre e a rafforzare la resilienza della filiera manifatturiera. La transizione, inoltre, punta al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e punta sull’impiego prolungato delle materie prime secondarie nel Mercato Unico.